Cronache dalla grotta / Il dono di sé. Oggi come nella Budapest del 1957

di Rita Bettaglio

“Un monastero nel quale la stabilità, la clausura, la chiesa, la sala capitolare e il laboratorio erano costituiti dalla disciplina, dal dono di sé, dal sacrificio, dalle realtà spirituali”.

Questo è il monastero cistercense che nasce, contro ogni previsione, nella Budapest degli anni Cinquanta, sotto il regime comunista che nel 1950 aveva soppresso gli ordini monastici e internato i loro membri.

Nella grotta è arrivato settembre, un settembre un po’ agitato e incerto: non sa se voler rimanere nell’estate o buttarsi direttamente nell’autunno. Le temperature parteggiano sfacciatamente per l’estate, ma tuoni e fulmini si sono messi d’impegno per aprire la strada all’autunno.

Ma, si sa, la grotta possiede anche un suo clima, che non necessariamente è quello atmosferico. Il clima dell’anima offre perturbazioni diverse da quelle atmosferiche, anche se, come insegnano gli artisti, le une e le altre si mescolano e si specchiano a vicenda.

Come possono disciplina, dono di sé, sacrificio, realtà spirituali costituire, anzi costruire, la stabilità, la clausura, la chiesa, la sala capitolare e il laboratorio? Parrebbe impossibile nel fracasso di questo mondo di oggi e nel regime comunista della Budapest sovietica.

L’esperienza di un gruppo di giovani donne che diede vita alla Casa della Beata Vergine, monastero cistercense clandestino, è narrata nelle pagine del libro Diario. Una giovane benedettina ungherese negli anni della persecuzione” (prefazione di Hans Urs von Balthasar).

Agnes, Gabi, Gabor, Zsófi e Móni, una copia della Regola di san Benedetto e un diurnale cistercense: così iniziò la vita monastica. “In fin dei conti – scrive madre Agnes, prima superiora del monastero, – anche coloro che arrivarono nella solitudine di Citeaux non avevano certo avuto molto aiuto concreto in più”. Avevano l’essenziale, ieri come oggi, insieme alla ferma volontà di donarsi a Dio.

Móni fu chiamata a testimoniare in un’udienza a porte chiuse, durante il processo ad Agnes e ad altre della comunità monastica. A chi voleva costringerla a confessare l’intenzione di rovesciare il regime, ella rispose, con serena determinazione: “Noi volevamo diventare santi in questo regime! Non volevamo altro”.

Non solo santi, ma sante monache, cenobite. La Regola e la vita comune da essa prescritta è fondamentale, pur nelle particolari condizioni di totale segretezza e nella necessità di un lavoro esterno, sia per mantenersi che per non dare nell’occhio.

La stabilità, la clausura, la chiesa, la sala capitolare e il laboratorio sono presenti e reali, anche se assumono forme diverse da quelle usuali dei monasteri. La liturgia, la santa messa quotidiana e l’Opus Dei erano e restano l’ossatura, la trama di quella vita monastica nell’Ungheria comunista e di ogni vita monastica.

Ci sono giorni in cui bisogna difenderle con le unghie e coi denti perché è nella fedeltà che si gioca la partita. Però ogni giorno dura quanto il Signore ha stabilito e vi accade solo ciò che Egli vuole o permette. Nulla di più e nulla di meno. Se ci manteniamo fedeli, come le coraggiose monache di Budapest, siamo in una botte di ferro.

Nada te turbe, nada te espante: todo se pasa. Dios no se muda, cantava santa Teresa d’Avila. .
A lei rispondeva Monika, che qualcuno paragonò a un’altra Teresa santa, quella di Lisieux: “Mio Signore, faccio dono di me stessa, come i fiori emanano il loro profumo nelle notti d’estate. In silenzio, semplicemente, con naturalità. Non solo gli altri, io stessa non devo accorgermene. Perché ciò di cui ‘mi accorgo’ non esiste, non è che il vaso di vetro della mia vanità, del mio comodo, della mia superbia. Non voglio nulla. […] Solo adattarmi alle tue mani come uno strumento, con l’anima completamente cedevole e duttile”.

Con loro, anche noi possiamo cantare l’antifona del Benedictus della festa di sant’Agnese: Ecce quod concupivi, iam video; quod speravi iam teneo.

Queste parole furono inviate nel 1978 dalla Santa Sede a madre Agnes Timar, superiora della Casa della Beata Vergine, e valgono per la presente cavernicola e per ogni altra cavernicola del mondo.

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