Quella volta che Kirk si confrontò con gli universitari britannici trovandoli vittime dei dogmi progressisti. “Come un viaggio all’indietro nel tempo”

di Edward Pentin

L’ammirazione per la difesa dei valori tradizionali e conservatori da parte di Charlie Kirk si stava estendendo alla Gran Bretagna, dove Kirk, pur deriso dall’élite progressista e in gran parte laicista del Paese, era una figura sempre più seguita tra la popolazione.

L’aperta ostilità manifestata da certi settori diventò evidente alcuni mesi fa, nel maggio di quest’anno, quando Kirk ebbe modo di parlare alle Unioni studentesche di Oxford e Cambridge, prestigiose società di dibattito che hanno alle spalle una lunga tradizione di oratori rinomati e affermati, invitati a rivolgersi agli studenti delle università e a rispondere alle loro domande.

La maggior parte di coloro che si presentarono ai confronti con Kirk furono studenti che, come la maggioranza dei loro coetanei, avevano trascorso la vita universitaria immersi nell’ideologia progressista che da tempo domina il mondo accademico britannico. Le audaci opinioni conservatrici dell’influencer si scontrarono quindi, inevitabilmente, con i dogmi incontestati del progressismo, tanto che alcuni decisero di boicottare i colloqui e organizzare proteste. Una tensione che non è venuta meno. Infatti, poco dopo l’assassinio di Kirk, George Abaraonye, ​​lo studente con cui Kirk aveva dibattuto all’Oxford Union, in alcuni messaggi riportati dal “Daily Telegraph” è sembrato celebrare la morte di Kirk con commenti che sono stati denunciati dall’università.

Kirk parlò agli studenti di Oxford e Cambridge in un momento in cui il governo britannico era sotto attacco per quelle che molti nel Regno Unito considerano restrizioni draconiane alla libertà di parola dei cittadini, legate all’incapacità dello Stato di tenere sotto controllo il numero di migranti, in particolare quelli che entrano nel Paese illegalmente.

Ricordando quanto detto nel suo programma televisivo e in un articolo scritto per “The Spectator”, Kirk si rammaricò profondamente di ciò a cui aveva assistito nel Regno Unito e di non aver sperimentato la libertà di espressione che il presidente Trump sta garantendo negli Stati Uniti. Per questo motivo, disse che la sua esperienza a Oxford e Cambridge era stata come un tornare indietro nel tempo: “Nonostante la loro cultura e il loro talento, ho trovato studenti inorriditi nell’ascoltare opinioni che in America sono ormai diventate mainstream e persino noiose. Quando ho descritto i lockdown come inutili e l’obbligo forzato alle iniezioni di mRNA come una tirannia, si sono infuriati e hanno borbottato. Quando ho detto che George Floyd era morto per overdose di droga e non sotto il ginocchio di un agente di polizia, sono andati su tutte le furie”.

Kirk, cristiano convinto che frequentava regolarmente la messa con la moglie e i figli cattolici, osservò che gli studenti avevano “abbandonato da tempo la fede” in nome della quale i loro prestigiosi college erano stati intitolati a Gesù e alla Santissima Trinità. Sorpreso dall’interesse che tutti dimostravano per la politica interna americana, notò che un “numero preoccupante” di studenti era costretto a leggere le domande dal telefono. Gli studenti, disse, erano “certamente brillanti, ben informati e più bravi a insultare rispetto alla media degli americani. Erano anche molto spiritosi, ma carenti di saggezza”.

In particolare, Kirk osservò quanto gli studenti americani avessero progredito nella loro visione del mondo rispetto ai coetanei in Gran Bretagna. Se negli Stati Uniti, commentò, il declino della religiosità tra i giovani “si è arrestato e potrebbe invertirsi”, tanto che nei campus ci sono molti giovani che “si rifiutano di accettare passivamente il declino della loro civiltà, al contrario, a Oxford e Cambridge la prospettiva dominante è un nichilismo depresso e deprimente. Ho incontrato studenti a cui non importa molto che nel loro Paese ci sia meno libertà di parola rispetto a cinquanta o cento anni fa. Sono sconvolti dal fatto che una persona possa pensare che la vita inizi dal concepimento, ma non dal fatto che il loro Paese è sottoposto a una costante islamizzazione”.

Durante i suoi dibattiti alla Oxford and Cambridge Union, gli studenti non gli nascosero il loro disaccordo. Alcuni dissero di aver trovato i suoi commenti inquietanti e che il suo metodo di analisi dei problemi, caratterizzato dalla tendenza di ricondurre complesse questioni morali a domande a cui si può rispondere “sì o no”, fosse eccessivamente semplicistico e conflittuale. Molti partecipanti riconobbero comunque le spiccate capacità retoriche di Kirk e dissero che l’atmosfera, seppur tesa, rimaneva rispettosa.

Nel suo articolo sullo “Spectator”, intitolato “A Revolution is Coming to the UK”, Kirk diceva: “Ho parlato con tutti quelli che ho potuto mentre ero lì, dagli autisti agli operai ai giornalisti”, notando quanto tutti siano arrabbiati per le politiche governative, soprattutto in materia di economia e immigrazione”. Molti gli dissero di voler “fare a pezzi il sistema partitico britannico” votando per il Reform Party, l’equivalente britannico del movimento MAGA.

Sulla base di quegli incontri, Kirk affermò: “La grande svolta in Gran Bretagna sta arrivando. E quando arriverà, gli studenti di Oxford e Cambridge saranno i più sorpresi di tutti”.

I dibattiti di Kirk a Oxford e Cambridge possono essere seguiti qui e qui . 

ncregister

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Nella foto (Nordin Catic / Getty Images per The Cambridge Union), Charlie Kirk dibatte con gli studenti di Cambridge, 19 maggio 2025

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