A proposito della visita di Charlie Kirk alle università britanniche

di Andrea Carancini

Caro Valli,

nell’articolo da lei pubblicato ieri sul suo blog e intitolato “Quella volta che Kirk si confrontò con gli universitari britannici”, ho fatto caso alla seguente affermazione: «Ricordando quanto detto nel suo programma televisivo e in un articolo scritto per “The Spectator”, Kirk si rammaricò profondamente di ciò a cui aveva assistito nel Regno Unito e di non aver sperimentato la libertà di espressione che il presidente Trump sta garantendo negli Stati Uniti».

In questa frase pronunciata da Kirk c’è una grande menzogna. La menzogna secondo cui Trump sta garantendo la libertà di espressione negli Stati Uniti. No, Trump sta combattendo la libertà di espressione, basti pensare ai ricatti e alle minacce e alle estorsioni finanziarie cui sta sottoponendo le università americane i cui studenti protestano contro lo sterminio dei palestinesi. Se lei digita le parole «Trump università Harvard» sui motori di ricerca le compariranno articoli come questo.

Nell’America di Trump è proibito criticare Israele: da questo punto di vista la situazione negli Stati Uniti non mi sembra migliore di quella della Gran Bretagna di Starmer.

*

Gentile Andrea,

grazie per avermi scritto. Senza entrare nel merito della questione da lei sollevata, mi sembra scontato che il povero Charlie Kirk dicesse quelle cose, dato il suo appoggio a Trump. Ma, come lei certamente ha capito, il focus dell’articolo era un altro, e cioè mostrare come Kirk fosse stato accolto e sottolineare le profonde differenze da lui riscontrate tra gli universitari degli atenei americani e quelli britannici.

A.M.V.

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