Buon compleanno, papa Leone

di Aldo Maria Valli

Oggi Francis Robert Prevost, papa Leone XIV, compie settant’anni e gli facciamo tanti auguri, di cuore. A differenza dei tre papi che l’hanno preceduto, non l’ho mai conosciuto di persona, ma provo nei suoi confronti un’istintiva simpatia. Mi piace il suo tono un pochino dimesso, il suo sorriso da uomo riservato e forse anche timido. Mi piace il suo non apparire come un “one man show”. Dicono che ami lavorare in gruppo e sappia ascoltare. Credo che, unite all’umiltà, siano doti da leader vero.

La simpatia verso papa Prevost è accresciuta dal fatto che ha poco più della mia età. È la prima volta che mi succede di condividere l’età del papa e la circostanza me lo fa sentire vicino.

So che è anche uomo di sport (gioca a tennis, tifa per la squadra di baseball dei Chicago White Socks) e lo trovo un aspetto positivo: non mi piacciono le persone che dicono di essere indifferenti allo sport e alle passioni che suscita.

Una persona che lo conosce bene mi ha detto che l’aspetto umile e modesto nasconde un vero e proprio manager, concreto e deciso. Mi auguro per lui che sia così e che non debba andare incontro alle difficoltà sperimentate da Joseph Ratzinger, uomo di studi che non possedeva spiccate doti di governo

A quanto pare Francis Robert Prevost è il tipico centrista: non ama gli estremismi e, se può, cerca i margini di manovra utili per il compromesso. Anche questa può essere una qualità, ma può anche essere un limite, perché di compromesso si può morire.

Alcuni amici mi dicono: “Non illuderti, Prevost è solo un Bergoglio dal volto umano. La linea resta la stessa: sinodalità, ecumenismo, ecologismo”.

Penso che il rischio esista. D’altra parte, Prevost ha collaborato a lungo con Bergoglio nel governo della Chiesa ricoprendo il delicato ruolo di selezionatore dei vescovi, e di certo non si può svolgere un compito simile in mancanza di una certa sintonia con il capo. Aggiungo, tuttavia, che non vedo nella sinodalità, nell’amicizia con le altre confessioni e nell’attenzione per l’ambiente dei mali in sé. Diventano dei mali quando si trasformano in sinodalismo, ecumenismo, ecologismo e in tanti altri “ismi” cari ai modernisti, cioè in bandiere ideologiche che fanno ombra alla regalità di Nostro Signore Gesù Cristo e si sostituiscono alla retta dottrina.

Leone XIV in quattro mesi di pontificato ha indicato alcune linee ma non si è ancora manifestato pienamente. Molti dicono: è ancora presto. Ma incomincia ad affiorare un dubbio: non potrebbe essere che la “politica” di Leone sia proprio quella di navigare nelle acque procellose della Chiesa e del mondo senza prendere posizioni nette?

I suoi confratelli agostiniani dicono che lui è proprio così: fa domande, ascolta, non decide mai da solo. Ma le qualità che valgono per essere un bravo superiore degli agostiniani valgono anche per essere papa?

Sappiamo che nel 1985 Prevost andò in Perù come missionario e lì le sue qualità di governo si rivelarono subito. Si dimostrò così bravo ed efficiente che gli incarichi si moltiplicarono: diventò pure insegnante, parroco, direttore della formazione sacerdotale, prefetto degli studi in seminario, vicario giudiziale nella diocesi. Tornato nella sua Chicago come priore degli agostiniani della provincia, toccò con mano la questione dirompente degli scandali sessuali nel clero. Nel 2001 divenne priore generale, con sede a Roma, poi nel 2014 il ritorno in Perù, dove Francesco lo fece vescovo, e infine nel 2023 la nomina a prefetto del Dicastero per i vescovi.

Il filo che lega tutte queste esperienze è uno solo: l’affidabilità. Il che richiede certamente anche doti diplomatiche. Quindi è assodato: Prevost è uomo di equilibrio. Tuttavia anche di diplomazia, come di compromesso, si può morire.

Dicono che trovandosi in un episcopato molto polarizzato come quello peruviano (Teologia della liberazione da un lato, Opus Dei dall’altro), Prevost abbia messo a disposizione la dote dell’equilibrio per preservare l’unità. E sarebbe proprio questo il tratto che ha fatto convergere su di lui, ben prima dell’inizio del conclave, i consensi dei cardinali elettori alle prese con una Chiesa spaccata.

Ricordato che il papa è prima di tutto il vicario di Cristo, chiamato a confermare i fratelli nella fede, ogni papa deve mostrarsi tale sotto tre profili principali: deve essere missionario, governatore e statista. Missionario Prevost lo è stato e sa che cosa significhi esserlo. Allo stesso modo, è stato governatore (della Chiesa locale in Perù, degli agostiniani, nel dicastero vaticano) e certamente ha dimostrato di saperci fare anche con l’amministrazione. Più difficile è capire se possieda le doti di statista chiamato a confrontarsi con i leader del mondo.

Qualcuno mi chiede: e il carisma? Non so come rispondere. Se per carisma si intende il protagonismo alla Wojtyła, Prevost certamente non ce l’ha. Ma esiste anche un carisma dell’understatement.

Circa la questione che sta a cuore a tanti amici tradizionalisti, ovvero la celebrazione della messa antica, è probabile che Leone cercherà, anche in questo caso, il compromesso, per evitare fratture ancora più profonde di quelle già esistenti. Riuscirà nell’impresa? Evidente il rischio di scontentare tutti.

Ho già scritto altrove che con Leone XIV siamo e rimaniamo nel solco del Vaticano II. Inutile aspettarsi che rimetta indietro l’orologio. Volendolo classificare, lo potremmo definire modernista moderato. Vedremo se, di volta in volta, prevarrà il sostantivo o l’aggettivo.

Negli ultimi giorni è emerso il rischio che possa coltivare l’ambiguità. Non ha ricevuto i partecipanti al giubileo Lgbtq, ma li ha fatti entrare in basilica con una croce arcobaleno. Non ha rivolto loro alcun messaggio, ma ha accolto con un sorriso il gesuita Martin consentendogli poi di raccontare che Leone è sulla stessa linea di Bergoglio.

In definitiva, rinnovo gli auguri, di tutto cuore, uniti alla preghiera sincera. E a una richiesta altrettanto sincera: papa Leone, se puoi, non essere cerchiobottista. Va bene l’equilibrio, ma vorrei che mi aiutassi a morire cattolico, non democristiano.

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