E Leone XIV nella recita del Credo saltò il “Filioque”. Per non disturbare eretici e scismatici
Giusto oggi scrivevamo della pessima abitudine di far passare (da decenni) i vertici della Chiesa come insicuri e manipolabili per salvare uno schema ideologico. Avevamo da poco finito il pezzo e una nuova puntata si aggiungeva alla lunga lista degli atti del nuovo corso post-Bergoglio su cui riflettere.
Durante l’evento ecumenico-indifferentista per la “Commemorazione dei nuovi martiri e testimoni della fede” (14 settembre 2025), Leone XIV nel recitare il Credo ha omesso il “Filioque”, ovvero la parte in cui si chiarisce che lo Spirito Santo “procede dal Padre e dal Figlio”. La platea di eretici e scismatici avrà certamente gradito questo gesto in piena continuità con le idee dei suoi “predecessori conciliari”.
C’è poco da aggiungere: si tratta di una notizia che dovrebbe far sobbalzare chiunque abbia un residuo minimo di sensus fidei e invece è stata l’occasione per lanciarsi in un’autolesionistica arrampicata sugli specchi finita malissimo. Alcuni si sono spinti a sottolineare come Leone XIV non abbia letto nemmeno le parole precedenti sul “procede dal Padre”, come se il fatto mutasse qualcosa. A fugare ogni dubbio è il libretto della celebrazione diffuso dal Vaticano, che riporta la “versione ecumenica” del Credo con le parole “e dal Figlio” evidentemente soppresse.
Andiamo rapidamente, in quanto si tratta di cose ovvie: ciò che la Chiesa ha dogmaticamente specificato (anche in tempi successivi) non può essere liberamente rimosso da nessuno. Esempio facile: non si può far finta che l’Assunzione di Maria non esista solo perché definita infallibilmente nel 1950. Idem per l’Immacolata Concezione. Idem per il Credo nella sua formulazione completa, che chiarisce e fissa ciò che nei primi tempi ancora non era stato esplicitato dogmaticamente.
Per sgombrare il campo da astruserie varie rimandiamo ad alcuni testi di papi, santi, dottori della Chiesa e teologi:
- San Tommaso d’Aquino e la necessità di credere al “Filioque”
- “Ex quo nono”. Una lettera di san Pio X sul ritorno dei dissidenti orientali all’unità della Chiesa: “Si apre la via all’opinione, non meno temeraria che falsa, che il dogma della processione dello Spirito Santo dal Figlio non derivi dalle parole stesse del Vangelo, né sia comprovato dalla fede degli antichi Padri” (san Pio X, Ex quo nono, 26 dicembre 1910)
- Il Concilio di Firenze: lo Spirito Santo tra Fede e Filologia
- “Divinum illud munus”. L’enciclica di Leone XIII sullo Spirito Santo
- Il volume II della “Storia universale della Chiesa” del cardinale J. Hergenröther, “La vittoria sul paganesimo, la lotta alle eresie, l’ordine monastico“.



