Sulla dignità del maiale
Gli animali da fuori guardavano il maiale e poi l’uomo, poi l’uomo e ancora il maiale: ma era ormai impossibile dire chi era l’uno e chi l’altro.
George Orwell, “La fattoria degli animali”
di Vincenzo Rizza
Caro Aldo Maria,
in mezzo a sterili dibattiti e polemiche sul conflitto russo-ucraino, su quello israelo-palestinese e sull’uccisione di Charlie Kirk, per fortuna c’è qualcuno che si occupa di cose serie.
La decisione di prevedere un maiale vivo come primo premio della lotteria di beneficenza per la festa di San Vincenzo Martire a Cercemaggiore [qui] ha scatenato la giusta indignazione degli animalisti e in particolare della Lega nazionale Animal Protection per una scelta che, «oltre a essere eticamente discutibile … rischia di porsi in contrasto con le normative nazionali e comunitarie sul benessere animale».
Si rivendica, allora, lo svilimento della «dignità» dell’animale, con un messaggio «profondamente diseducativo, soprattutto verso i più giovani, normalizzando lo sfruttamento della vita animale all’interno di un evento pubblico e comunitario» e il rischio di mandare «un messaggio devastante: quello che un essere vivente possa essere trattato come un trofeo da esibire. È una scelta crudele, ingiustificabile e lontana dalla sensibilità dei cittadini».
Di qui la ferma richiesta che «il premio venga immediatamente revocato e sostituito con un riconoscimento simbolico che consenta di mantenere la finalità benefica dell’evento senza ledere i principi di rispetto della vita e delle leggi vigenti. Un atto di responsabilità in questa direzione restituirebbe valore alla manifestazione, dimostrando attenzione verso la crescente sensibilità collettiva e verso i principi di civiltà che la società oggi pretende»
In effetti ce lo vedo il maiale, profondamente offeso nella sua “dignità”, come se fosse un essere umano, protestare per essere sradicato dal suo ambiente naturale, il porcile, e manifestare il suo sdegno per un trattamento “disumano” (o forse sarebbe meglio dire “disuino”) che lascia un messaggio nientepopodimeno che “devastante” per la “sensibilità dei cittadini”.
Mi sorge, allora, un dubbio: possibile che il maiale in questione sia Napoleone, quello a capo della Fattoria degli animali? In fondo, alla fine del profetico racconto di Orwell era ormai impossibile distinguere gli uomini dai maiali. Sta di fatto che i nuovi diritti continuano ad avanzare inesorabilmente e agli animali sono riservate attenzioni che vengono spesso negate agli uomini. Anche perché, come aveva profetizzato sempre Orwell, «tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri».
Suggerirei, allora, agli organizzatori, per evitare polemiche e non violare leggi nazionali, comunitarie, internazionali e interplanetarie, di cambiare subito il premio: un prosciutto o una porchetta potrebbero andare bene? O anche quei premi potrebbero offendere la dignità dell’animale e mandare un messaggio devastante?
Meglio allora optare per un premio vegetale: una cassetta di zucchine. Almeno nessuno potrà gridare allo scandalo, fino a quando non si levi la voce di qualche associazione in difesa della dignità delle zucchine.
In alternativa, in onore al buon san Vincenzo Martire, si potrebbe sostituire la riffa con uno spettacolo di drag queen, come per la sagra di san Luigi Gonzaga che si è svolta a Rovereto, anche perché della dignità dei santi non sembra importare niente a nessuno e il messaggio, questo sì devastante, che passa è che la fede può essere derisa senza conseguenze, mentre guai a toccare le religioni laiche dei nuovi diritti (o meglio degli psico-diritti, proiezioni soggettive trasformate in dogmi giuridici) anche perché la dignità conta solo se non riguarda i cattolici.



