Stiamo facendo tutto il possibile per sensibilizzare sul valore della vita fino al suo termine naturale?
di don Marco Begato
Riguardo alla proposta di legge per il suicidio assistito in Italia, ho una considerazione da condividere. Per farlo devo prima concedermi una digressione relativa all’USAID.
Una delle notizie più chiacchierate relativa ai primi mesi di governo Trump, riguarda in effetti proprio la chiusura dell’USAID, l’ente che per circa sessant’anni ha erogato fondi in sostegno di attività umanitarie in giro per il mondo.
Generalmente sui giornali si legge l’elogio dell’USAID, ente benefico, la cui chiusura quindi combacerebbe con un gesto di grettezza.
Però in rete si trovano anche altre curiose informazioni.
Molto chiacchierata la notizia secondo cui USAID abbia finanziato, e quindi influenzato, numerose testate giornalistiche, configurandosi di conseguenza come una non dichiarata agenzia di soft power. In questo momento la denuncia è contestata – un po’ come per la questione vaccini Covid. Del resto non ci attendiamo che siano i giornalisti a dichiarare di averci dato sessant’anni di notizie truccate per compiacere l’USAID. In attesa di maggiori certezze ci bastino le seguenti: sicuramente hanno ricevuto finanziamenti, in una forma o nell’altra, la BBC Media Action e l’OCCRP (rete internazionale di giornalismo investigativo), nonché la Internews Network Ukraine.
Ugualmente si riconosce che l’USAID ha finanziato media indipendenti e altri giornalisti italiani tramite progetti formativi. E in generale si accusa il suo ruolo in ambito di censura dell’informazione.
E comunque gli analisti più attenti hanno notato che dopo il declino dell’USAID hanno rapidamente chiuso parecchie emittenti di opinion makers utili al Sistema, americane e non.
Ancora: è certo che l’USAID sosteneva politiche contraccettive in giro per il mondo, come anche la diffusione di cliniche transgender.
Ugualmente, sosteneva gruppi politici e ne sovvenzionava la manovre a danno dei governi eletti. La denuncia in questo caso arriva direttamente da Orban.
Troviamo poi fondi USAID a sostegno della dittatura Covid, e parliamo dunque di una manovra pilota di proporzioni planetarie.
Dal punto di vista militare l’USAID erogava fondi per gli Elmetti Bianchi.
A fronte di un conclamato impegno umanitario, ecco dunque un organismo incline a promuovere politiche progressiste in giro per il mondo, forse a danno di governi legittimi e certo sulla pelle di cittadini e lettori ignari.
Sia come sia, credo che la notizia ci offra un doppio insegnamento.
Il primo è che, volendolo, possiamo guidare l’opinione pubblica e le società verso gli ideali che riteniamo importanti.
La seconda è che ci sono un sacco di soldi a disposizione per farlo.
Veniamo dunque al tema del suicidio assistito.
Metto subito le mani avanti: non sto chiedendo di usare soldi per manipolare l’opinione pubblica affinché si opponga al suicidio assistito.
Non lo sostengo, perché questo è il mezzo usato dai rivoluzionari di ieri e di oggi (da sempre sostenuti col denaro di banchieri di matrice anticristiana e antitradizionale), io invece essendo controrivoluzionario reputo un vanto agire in modo contrario alla rivoluzione.
Però voglio richiamare al fatto che le risorse di un Paese possono essere variamente investite, questo sì, e inevitabilmente ciò può comportare uno stimolo significativo nella evoluzione del senso civico e morale di un popolo.
Ora, la mia domanda va diretta ai sostenitori del suicidio assistito, specialmente i cattolici che lo propongono come male minore rispetto all’assenza di una legge (o con qualsivoglia altra argomentazione intellettualmente ineccepibile).
Davvero abbiamo già fatto tutto il possibile per sensibilizzare le persone circa il valore della vita fino al suo termine naturale? Davvero abbiamo già individuato azioni di formazione del personale medico o di rinnovamento delle politiche sanitarie, utili a migliorare l’accompagnamento dei malati e dei loro familiari? Davvero abbiamo diffuso una formazione dei cittadini sul senso della sofferenza e del dolore e sull’accettazione della vita in ogni suo stadio? Davvero abbiamo promosso una cultura della solidarietà, basata non su fondi esteri, ma sulla scelta personale di dedicare il proprio tempo a sostegno del prossimo sofferente?
La risposta è no. Qualcuno ha la vaga intenzione di muoversi in questa direzione? Non chiedo se qualcuno si voglia impegnare come singolo in questa direzione, ma se qualche politico o intellettuale ritenga di fare interventi utili alla collettività al fine di diffondere tale visione.
Per come la vedo io, questa è la strada che i cattolici devono percorrere.
Acconsentire a leggi di compromesso significa solo aprire ad abusi successivi.
Se non abbiamo la forza di muoverci ora in modo efficace nella direzione da me esposta – siamo sinceri – tanto meno avremo le forze di opporci agli abusi che prevarranno sulla legge.
L’esito del divorzio e dell’aborto in Italia, nonché l’esito dell’eutanasia all’estero, ne sono la prova provata. Per non tornare – non in questa sede – sulla pessima gestione della questione covid-vaccinale. Il recente caso di Serravalle-Bellavite e del NITAG mostra bene lo stato dell’arte: altro che lottare contro l’uccisione e l’uso di embrioni nell’industria farmaceutica, ormai l’etichetta di no-vax ha ucciso qualsivoglia confronto.
Mi spiace, non posso accettare nemmeno questo ennesimo compromesso. E ho spiegato perché non posso accettarlo. Altri capziosi e opposti ragionamenti, per quanto possano sembrare allettanti, allettano come il sibilo di Genesi 3.



