Padre Pio nelle parole di Gesù a Madre Maria Francesca Foresti / 1

di Leone Serenissimo

Caro Aldo Maria,

papa Giovanni Paolo II, che fu molto legato a Padre Pio, nell’omelia della messa di canonizzazione istituiva la festa liturgica del nuovo santo con il grado di memoria obbligatoria per il 23 settembre. Mi è parso quindi doveroso offrire un mio contributo per aiutare a prepararsi in modo conveniente alla celebrazione di questa solenne ricorrenza della Chiesa.

Ho avuto la grazia di conoscere due sacerdoti figli spirituali del Padre: don Attilio Negrisolo e don Nello Castello. Entrambi oggi non ci sono più, ma il loro ricordo è sempre vivo in me e in coloro che come me li hanno potuti frequentare.

Tra i numerosi scritti lasciati da don Attilio (memorie, omelie, catechesi, esercizi spirituali, meditazioni) ho trovato un’originalissima biografia di Padre Pio. È un’opera che porta a conoscere la figura di Padre Pio da prospettive non note e sorprendenti e permette ai tanti suoi devoti – come pure ai tanti suoi detrattori – di ammirare il capolavoro che Dio ha plasmato con questo autentico figlio del Serafico Padre d’Assisi. Dallo studio di don Attilio, Padre Pio emerge come un impareggiabile gigante di spiritualità e di umanità. L’impressione che si prova è simile a quella di quando si sta ai piedi di un gruppo montuoso di altezza imponente e di vasta estensione: si rimane sorpresi dalla meraviglia e, per certi versi, assorti per il senso di maestà che infonde quella grandiosa formazione.

Don Attilio però non vuole che il lettore rimanga fermo dov’è e si limiti a osservare. Lo prende per mano e s’incammina con lui lungo il sentiero che si snoda tra le progressive altitudini e conduce alle vette. Su, su, verso l’alto, tappa dopo tappa, scoperta dopo scoperta. E sembra che Padre Pio – che in vita era riservatissimo e impenetrabile sul “segreto del re” (Tob 12,7) – qui al contrario non opponga resistenza e permetta che in alcuni punti si sollevi il velo disteso sulla “missione grandissima” che il Signore gli aveva affidato fin da quando era solo un ragazzo (cfr. lettera di Padre Pio a Nina Campanile del novembre 1922).

Agli amici di “Duc in altum” propongo un estratto di questa biografia inedita. Nello specifico, si tratta di una parte del commento che don Attilio fa alle parole con le quali Gesù descrive Padre Pio alla mistica e fondatrice Maria Francesca Foresti.

Ho ritenuto opportuno premettere al testo dei lineamenti biografici di don Attilio e di Madre Maria Francesca Foresti, affinché sia possibile capire chi siano stati l’autore di queste pagine e la persona che fu destinataria della rivelazione di Nostro Signore.

Breve profilo biografico di don Attilio Negrisolo composto da don Nello Castello, amico di don Attilio e suo compagno nell’apostolato

Sacerdote esemplare cresciuto e modellato dalla parola e dall’esempio di Padre Pio. Faro di luce, dolce e purificante, avvincente e penetrante nelle anime. Vocazione cosciente di essere chiamato a portare Cristo; cuore acceso di carità che vinceva la durezza dei cuori. Sacerdote penante per le anime che opponevano resistenza al suo zelo, che lo portava al sacrificio personale sino allo spogliamento, alla rinuncia delle comodità, del necessario e della vita stessa. Sapeva essere padre, maestro che si consumava generosamente e costantemente. Questi è il sacerdote don Attilio Negrisolo, soggetto dotato di intelligenza e di memoria da rasentare il genio. Era nato nella diocesi di Sant’Antonio, nel 1926, da genitori pii ed esemplari, i quali hanno offerto alla Chiesa quattro figli consacrati al Signore, due figlie in clausura, una terza, suora di vita attiva e don Attilio. Don Attilio, studente, poi nel 1950 sacerdote e professore nel seminario di Padova e, successivamente, laureato in Scienze naturali. Nel 1946 incontra ed intreccia la sua anima con Padre Pio col quale, come figlio devoto ed eletto, salirà il Calvario sino alla vetta ed al consummatum est. Da Padre Pio modello attingerà guida, fortezza, resistenza e costanza nel sacrificio. Nell’emarginazione, per la sua fedeltà alla fede genuina e alla verità, sotto la guida di Padre Pio. Affronterà pure persecuzione e condanna, che lo isoleranno dal 1960 al 1970 sul Calvario e sul sepolcro come sacerdote. In quegli anni la sua vita si intreccia nelle vicende di Padre Pio perseguitato ed abbandonato da molti, come Cristo durante la sua Passione, e don Attilio diventa partecipe e strumento di difesa nel chiarire l’innocenza, l’integrità e la santità di Padre Pio. Il suo nome, accanto a Padre Pio, fa cronaca e storia nei giornali, nei libri e nel processo di canonizzazione. Dopo il decennio triste, reintegrato, diverrà pastore con tante pecore, acquistate con il sangue del suo martirio precedente, che amava e seguiva nel cammino cristiano e della virtù. La sua vita talmente ardeva per Cristo che si può dire che il peccatore accostandosi a lui si sentiva calamitato. I suoi anni di apostolato sono ricchi di storie di anime che con un solo incontro, anche casuale, divenivano scoperta della via di Dio. In treno, in taxi, alla stazione avveniva l’incontro che diventava confessione, luce divina all’anima e amplesso affettuoso e misericordioso del “figliol prodigo” con il Padre che era rimasto in attesa del figlio che il peccato gli aveva tolto. Nella guida spirituale era ricco di lumi divini nell’istruire, nel guidare e nel formare le anime. Dal 1970 la sua vita di sacerdote scorre tra preghiera, predicazione, confessioni, corsi di esercizi spirituali, incontri personali, in casa, fuori, senza tregua. Era tutto di ognuno dei mille e mille che ancor oggi lo amano. Da Padre Pio derivava la sua chiarezza nell’esposizione della dottrina e la sua energia, nel confessare, nel predicare, come pure le parole e i toni forti che uscivano dal suo cuore ardente, oltre la sapiente dolcezza con le anime. Era sacerdote, sempre cuore e autorità per tutti. Muore il 3 marzo 2003, lasciando ai suoi beneficati un’eredità spirituale inestimabile in registrazioni, tutte indirizzate al perfezionamento della vita spirituale e alla santificazione personale.

Breve profilo biografico di Madre Maria Francesca Foresti (venerabile) interamente ripreso dalla pagina a lei dedicata sul sito del Dicastero delle cause dei santi e integrato con una riflessione di don Attilio Negrisolo

Maria Francesca Foresti (al secolo: Eleonora) nacque a Bologna il 17 febbraio 1878, in una famiglia profondamente religiosa. Nel 1889 venne iscritta come educanda nel collegio Emiliani di Fognano, retto dalle Suore Domenicane. Fu un’esperienza molto difficile per la rigidità della formazione, che ella visse cercando consolazione in Gesù, al quale fece privatamente voto di castità il 2 febbraio 1890, subito dopo aver ricevuto il sacramento dell’Eucarestia.

Rientrata in famiglia nel 1897, continuò a coltivare la sua fede tramite la preghiera e le opere di carità. Sentendosi chiamata alla vita consacrata, si recò a Firenze presso le Suore della Carità e prestò servizio presso l’ospedaletto di Santa Chiara, ma ben presto fece ritorno a Bologna a causa della salute malferma.

Nel 1901, fondò un movimento devozionale che prese il nome di “Consolatrici dell’Uomo Dio” e, nel 1910, entrò presso la Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia di Brisighella ma, a causa della morte del padre, anche questo tentativo non andò a buon fine.

Nel 1919, condivise con San Pio da Pietrelcina l’idea di dedicarsi alla vita contemplativa, coltivando una particolare devozione a Gesù Eucarestia tramite la preghiera dell’Adorazione offerta in riparazione di tutti gli oltraggi contro di Lui, e all’educazione dei giovani tramite l’insegnamento del catechismo.

Nel 1920, trasferitasi a Reggio Emilia, diede vita all’Istituto Religioso “Suore Adoratrici Vittime del Divin Cuore” e, insieme ad altre aspiranti, vestì l’abito religioso. Il 26 dicembre 1942 la Congregazione venne aggregata all’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, prendendo il nome di “Francescane Adoratrici”.

Nonostante la salute malferma a causa di problemi cardiaci, diede vita alle confraternite “Pia Unione delle Aggregate”, “Pia Unione delle Consolatrici” e si impegnò nel tentativo di fondare l’Ordine dei Sacerdoti Adoratori. Il 9 ottobre 1950 fu celebrato il primo Capitolo Generale della Congregazione delle Francescane Adoratrici. Venne eletta Superiora generale, nonostante fosse a letto e non avesse potuto neppure partecipare ai lavori. Colpita da trombosi, morì il 12 novembre 1953 a Ozzano Emilia (Italia).

La Venerabile Serva di Dio fu animata da fede semplice ma profonda, segnata dalla spiritualità vittimale con particolare devozione alla Passione di Cristo. Visse con gioia e serenità la propria consacrazione, sempre alla ricerca della volontà di Dio. Fu fedele e costante nell’esercizio della sua vocazione riparatrice che attuò soprattutto intensificando nel corso della vita l’Adorazione Eucaristica. Come Fondatrice e Superiora generale fu attenta alle esigenze delle consorelle a partire dalle piccole cose quotidiane. Correggeva le giovani con fermezza ma anche con grande dolcezza, educandole ad una vita di obbedienza nel rispetto della libertà di ciascuna.

Visse costantemente alla presenza di Dio da cui ricevette doni soprannaturali che recepì in umiltà e nel nascondimento. Religiosa piena di speranza ed entusiasmo ebbe sofferenze e delusioni, ma continuò ad abbandonarsi al Signore in una radicale donazione di sé. Soffrì la notte oscura dell’anima che l’unì ancora di più alla Passione di Gesù. P. Pio la aiutò a superare queste sofferenze, invitandola a perseverare nella fiducia e nella speranza. Religiosa semplice secondo il carisma francescano, si lasciò guidare, accettando con pazienza e costanza i consigli e l’accompagnamento spirituale.

La fama di santità è limitata, poiché circoscritta all’Istituto da lei fondato, comunque è persistente sino ai nostri giorni.

Don Attilio descrive così la Foresti: Un’anima mistica, favorita da Dio di doni straordinari. Fra questi basti ricordare il più significativo: Eleonora Francesca ha avuto per cinquant’anni la percezione che Gesù Eucarestia restava in lei sacramentato, da una comunione all’altra. La sua vita è tutta una meraviglia di grazie e di esperienza a livello mistico: Gesù le parlava. I confessori assicuravano sulla validità dei fatti straordinari che riempivano la sua vita: ne ebbe la conferma quando cominciò a frequentare il confessionale di Padre Pio e a seguire la sua direzione spirituale, anche per la fondazione della sua opera: le Clarisse Francescane Adoratrici. E Gesù ha parlato a lei rivelandole qualcosa del mistero di Padre Pio. Gesù ci dà un quadro perfetto di Padre Pio: ci porta dentro a Padre Pio, ci rivela la santità della sua anima, qualcosa del suo mistero. Gesù ci guida ad approfondire la realtà spirituale di Padre Pio. Su questo filone si deve oggi camminare per scoprire, almeno in parte, la realtà soprannaturale di Padre Pio.

Per chi volesse approfondire la storia di quest’anima eletta, maggiori informazioni possono essere trovate qui.

Dalla “Vita di Padre Pio” del sacerdote don Attilio Negrisolo

Parole rivelate da Gesù a Madre Maria Francesca Foresti del S.S. Sacramento

«L’anima di Padre Pio è fortezza inespugnabile;

è cella vinaria in cui mi inebrio a mio piacere,

è un favo di miele!

È il rifugio nelle ingratitudini degli uomini;

è il cielo terso in cui gli angeli

rispecchiano il loro volto, stupendosi;

è lo specchio della mia anima, in cui rifletto

come un purissimo raggio di sole, attraverso

il più puro cristallo.

La mia voce è in lui come l’eco tra due monti.

Il suo linguaggio è dolce, tagliente, franco,

misterioso, come il mio; abbatte, atterra, suscita,

con lo stesso imperio, perché io, Gesù, vivo in lui.

Il suo spirito è diffuso come un fluido.

Opera con la parola non meno che con lo spirito:

un gesto, una parola, uno sguardo di Padre Pio

operano più del profondo eloquio di un oratore.

Egli è vita nel corpo e nello spirito.

Io do valore a tutto ciò che emana da lui.

Il tuo Padre Pio è il capolavoro della mia misericordia,

a lui ho conferito tutti i doni del mio spirito

come a nessun altro.

È il mio perfetto imitatore, il mio altare,

il mio sacrificio, la mia ostia.

È la mia compiacenza, la mia gloria.

Io sono in Padre Pio e lui è in me.

Chi vede Padre Pio, vede me».

Nessuno ancora ha dato un quadro più perfetto di Padre Pio.

continua

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