di Alessandro Orecchio
Carissimo Valli,
mi permetta di rivolgere una parola di incoraggiamento a Fabio Battiston [qui il suo ultimo articolo] con alcune considerazioni.
Innanzitutto, vorrei dire una cosa a proposito della Chiesa. Certo, la Chiesa la fanno i discendenti degli apostoli, ma essa non deve mai essere una – mi si passi il termine – “conferma” che viene dagli altri: la Chiesa deve essere “una lancia che esce dal cuore”, una forza che promana squisitamente dall’interno dell’anima.
Sant’Agostino ammise, dopo aver trovato il Signore, che fino a quel momento lo aveva cercato nelle cose fuori di lui, mentre Cristo era dentro di lui, più intimo a lui di sé stesso. Ma poiché la via che conduce a Cristo dentro di noi è coperta di muschio abbiamo bisogno di una chiesa che sia visibile.
Sa, caro Battiston, io sono piuttosto fissato con il Giappone: laggiù i cristiani sopravvissero per duecento anni senza pastori, tramandando la fede di padre in figlio.
Per un periodo della mia vita, prima di trovare la Fede, sono stato buddhista: nel Sutra del Loto, il discorso più importante del Buddha, sta scritto che credendo fermamente si ottiene come frutto di “reincarnarsi nel paradiso dei fiori di loto”: in altre parole, la vita futura sarà determinata da quanto uno ha fede nella vita attuale.
Il paradiso cristiano, a mio parere, “funziona” allo stesso modo: non è Pio X, o una funzione religiosa impeccabile, che mi porterà nel Regno dei cieli.
Ci si è tanto scandalizzati per il “giubileo” lgbtq. E sia, è stato blasfemo. Ma di quelle anime bisogna solo aver pietà: attraversare la porta santa in ultima analisi non gli è servito a nulla, e partecipando alla mensa eucaristica mentre si tenevano mano nella mano, con la croce arcobaleno e la maglietta con la scritta “fuck the rules” hanno, come diceva san Paolo, “mangiato e bevuto la loro condanna”. E chi l’ha amministrata loro, peggio di loro. “Dov’è il tuo tesoro, sarà il tuo cuore”, diceva Qualcuno. Il paradiso lo si deve avere prima di tutto dentro sé stessi.
La comunità dei fratelli, poi, dipende dai tempi: può esserci e può non esserci. Viviamo in tempi infernali? Senz’altro: ma l’inferno è per gli eroi. E gli eroi, fin dai tempi di Omero, sono sempre soli. Non attingono forza dall’esterno, ma la donano: non hanno bisogno di essere illuminati, risplendono. Il potere non viene loro dal grado di integrazione nella comunità, ma da quanto tenacemente sono attaccati a ciò che credono.
Poi si possono fare questioni di carattere liturgico-dottrinale le più varie, ma non un singolo cuore si è mai convertito perché gli si è recitato il Catechismo della Chiesa cattolica.
Beh, mi sono dilungato abbastanza. Ai fedeli del blog voglio solo dire di non preoccuparsi delle condizioni esterne: quelle mutano sempre. Qualunque cosa succeda, bisogna solo pensare a espandere ai confini estremi dell’universo il proprio cuore.