A proposito di obbedienza / No ai cavilli, sì alla sostanza. Ecco perché sto con monsignor Viganò

di Gianfranco Artale

Prendo l’iniziativa di scrivere al blog in seguito alla lettura dell’ultimo, magistrale intervento di sua eccellenza l’arcivescovo Carlo Maria Viganò a proposito del contributo del professor Daniele Trabucco.

Sono un “uomo della strada” – come si diceva una volta – privo di qualsiasi titolo per inserirsi nel serrato dibattito fra questi due giganti del pensiero cattolico. Se ardisco di farlo è per due motivi.

In primis, sento il dovere di schierarmi, pur nella mia pochezza, a sostegno del monsignore (che la storia si incaricherà, a mio avviso, di classificare fra i pochi eroi della Fede del nostro tempo).

In secundis, non ho alcuna intenzione di “sfidare” il professor Trabucco sul suo terreno, povero me! No: i suoi dotti, sottili cavilli logico-giuridici (tengo a dire che mi appassionano molto, ed è una vita che io stesso mi sento accusare di essere cavilloso…) sono per me inavvicinabili; gli dò senz’altro partita vinta.

Ma la mia perplessità è: davvero i cavilli ci guidano alla Verità, in questo contesto ecclesiale? Davvero possono condurre le anime alla salvezza?

I cavilli sono forse un modo per rispettare l’evangelico “il vostro parlare sia sì sì, no, no”?

Forse Cristo ha insegnato a discernere i cavilli giusti da quelli sofistici? O non ci ha piuttosto insegnato a considerare la sostanza delle cose, come anche i semplici, magari illetterati, possono fare?

Se fosse ancora fra noi, il Signore ci indicherebbe forse a quali canoni del Codice di diritto canonico (ultima edizione, però, mi raccomando!) fare riferimento? Sinceramente ne dubito.

Perciò io, guardando all’aspetto sostanziale, mi associo al monsignore. E a Battiston.

Il principio “non si può difendere la Verità [maiuscola mia] al prezzo di lacerare la comunione” lo trovo letteralmente improponibile.

Se un superiore legittimo mi dà un ordine contrario ai principi della Fede, io lo rifiuto e mi allontano da lui, che manifestamente si è allontanato dalla Verità. Per me, questo significano insegnamenti scritturistici quali: “Guardatevi dai falsi profeti” o “Se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema!”.

E nessuno dei tanti “cavillieri” onusti di prestigiosi titoli accademici, che contestano sua eccellenza, mi convinceranno del contrario.

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