di Renato Maria Mazza
Carissimo Valli,
ho letto con molto interesse e con grande trasporto l’analisi, che lei ha pubblicato nel suo blog, di padre Santiago Martín, religioso che stimo moltissimo e di cui seguo spesso le dirette sul suo canale YouTube, in merito all’intervista rilasciata alla corrispondente di “Crux” da Leone XIV. Devo dire che io, nei primi tempi, ero abbastanza soddisfatto di come si stesse muovendo il nuovo papa. La sua calma, il suo equilibrio, il ripristino di alcuni paramenti propri del romano pontefice, come la mozzetta e l’abito corale, mi avevano quasi convinto che, dopo i dodici anni di sciatteria anche nel cerimoniale e nelle celebrazioni eucaristiche, con Leone si potesse tornare almeno a quei barlumi di tradizione che avevamo visto sotto il pontificato di Benedetto XVI. Ultimamente, però, qualcosa comincia a farmi storcere il naso e a disilludermi in merito all’operato di Prevost.
Nell’intervista, purtroppo, si palesa ancora troppo la presenza ingombrante del suo predecessore, e anche dei temi a lui particolarmente cari, come quello – che io ancora non ho capito cosa voglia significare – della “sinodalità”. Non vorrei che Leone si dimostrasse, nei prossimi anni, una sorta di “Francesco bis”, di sicuro più moderato ed equilibrato, ma che seguirà pedissequamente la via tracciata da Bergoglio.
In questo trambusto, uniche note di merito sono la decisione di concedere di nuovo la celebrazione della messa di sempre nella basilica di San Pietro per il pellegrinaggio Summorum Pontificum del prossimo 25 ottobre e l’udienza al cardinale Robert Sarah che, devo essere onesto, era il mio preferito tra i cardinali riuniti in conclave lo scorso maggio. Preghiamo Nostro Signore affinché, per intercessione della sua Madre Celeste, protegga il cammino del papa, e che lo aiuti a discernere la giusta via.