Prevost e chi è veramente pro-life. I vostri commenti / 2
Cari amici di “Duc in altum”, ho chiesto a voi tutti che cosa pensate delle dichiarazioni di Leone [qui] a proposito del premio attribuito dal cardinale Cupich di Chicago a un senatore democratico per la sua azione a favore dei migranti. Il senatore in questione è sempre stato favorevole all’aborto, ma per Cupich non ha importanza. E il papa? Ecco alcuni brani della sua risposta: «Chi dice “sono contro l’aborto” ma è a favore della pena di morte non è veramente pro-life. Chi dice “sono contro l’aborto ma sono d’accordo con il trattamento disumano degli immigrati negli Stati Uniti”, non so se questo sia pro-life. Si tratta quindi di questioni molto complesse».
Qui trovate il commento di monsignor Viganò. Qui quelli di Antonio de Felip, Alessandro Mirabelli e Fabio Battiston.
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di Elena Palatini
Caro Aldo Maria,
triste giorno quello in cui abbiamo letto le fredde esternazioni di colui che dovrebbe rappresentare la Chiesa cattolica, il santo padre, sulla vita nascente. Che è sacra.
Con un giro di parole rocambolesco e vuoto, egli ha dimostrato tutta l’ambiguità della sua mente.
A parte il fatto che se non conosceva il caso nello specifico, doveva evitare di rispondere in modo così cattedratico. Ma da quale cattedra parla?
Certamente non da quella di chi da anni lotta per abrogare ciò che non potrà mai essere legge: l’uccisione violenta, gratuita e immorale di un innocente, di un figlio.
Dietro quella mozzetta rossa, sempre più ridicola davvero, dietro quel nome di Leone, si nasconde un freddo calcolatore che di fatto non condanna la pratica dell’aborto e quindi non serve Dio.
Ritengo gravissimo ciò che ha detto con tanta subdola pacatezza, ma ancora più grave ciò che non ha detto e che doveva dire a questo mondo affinché corregga la sua malvagia rotta: l’aborto è un crimine.
Ringraziamo i vescovi americani che con grande sensibilità e sensum fidei, ma è solo sano buon senso, stanno combattendo questa lotta.
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di Claudio Gazzoli
Ormai è chiaro: Prevost applica gli stessi schemi di Bergoglio.
Dalla esortazione “Gaudete et Exultate”: “La difesa dell’innocente che non è nato, per esempio, deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo. Ma ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati, che si dibattono nella miseria, nell’abbandono, nell’esclusione, nella tratta di persone, nell’eutanasia nascosta dei malati e degli anziani privati di cura, nelle nuove forme di schiavitù, e in ogni forma di scarto. Non possiamo proporci un ideale di santità che ignori l’ingiustizia di questo mondo, dove alcuni festeggiano, spendono allegramente e riducono la propria vita alle novità del consumo, mentre altri guardano solo da fuori e intanto la loro vita passa e finisce miseramente”.
A parte la credibilità della prima affermazione sulla “difesa dell’innocente che non è nato” quando, nella pratica si dispensavano onori ed elogi a chi ha operato a favore dell’aborto o andava in giro a praticare aborti con pompe di bicicletta, sarebbe come dire: la famiglia tradizionale va bene ma altrettanto degna è la famiglia composta da persone che si vogliono bene anche se dello stesso sesso, la comunione alla persona di fede cattolica va bene ma allo stesso modo anche la persona di fede protestante o buddista ha diritto a ricevere l’ostia consacrata, la chiesa cattolica va bene ma ci sono tutte le altre religioni che hanno “segni di Rivelazione”, la preghiera va bene ma se non è innestata nella società diventa quasi pretenziosa. Ovvio che le due affermazioni non hanno la medesima dignità.
Questo modo di costruire le frasi conferisce alla seconda affermazione una maggiore importanza rispetto alla prima, anzi ridimensiona la prima. La preghiera va bene, ma…
Una mamma non direbbe mai al figlio: “La minestrina va bene, ma anche il gelato è importante”. Visto che la sua prospettiva è la minestra direbbe: “Il gelato va bene ma è importante la minestrina”. Ma la mamma sa bene che per far digerire il secondo deve tollerare anche il primo. Il cambio di prospettiva deforma la scala dei valori in uno scenario in cui l’uomo viene prima di Dio.
La “difesa della vita” ha un valore assoluto non relativo alle altre “vite” o ad altri modi di intenderla. Proprio questa è la peculiarità dell’essere cristiani: avere un unico riferimento assoluto che rende superfluo qualunque altro parallelo. Non lasciarsi influenzare troppo dal consumismo è un requisito assoluto, non relativo al fatto che se io ho il frigorifero un altro non lo può avere. È palese l’abbandono dei principi assoluti e dogmatici a favore del relativismo, una chiara forzatura ideologica, la religione come strumento politico. Valutare la situazione sociale in relazione a un’altra richiama (solo nel metodo, ovviamente) la struttura della parte introduttiva del manifesto del partito comunista.



