Prevost e chi è veramente pro-life. Le vostre reazioni / 1
Cari amici di “Duc in altum”, ho chiesto a voi tutti che cosa pensate delle dichiarazioni di Leone [qui] a proposito del premio attribuito dal cardinale Cupich di Chicago a un senatore democratico per la sa zione a favore dei migranti. Il senatore in questione è sempre stato favorevole all’aborto, ma per Cupich non ha importanza. E il papa? Ecco alcuni brani della sua risposta: «Chi dice “sono contro l’aborto” ma è a favore della pena di morte non è veramente pro-life. Chi dice “sono contro l’aborto ma sono d’accordo con il trattamento disumano degli immigrati negli Stati Uniti”, non so se questo sia pro-life. Si tratta quindi di questioni molto complesse».
Monsignor Viganò ha subito risposto qui. E ora altre vostre reazioni.
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di Antonio de Felip
Caro Valli,
no, non ci sto. Non ci sto a sentir dire che “non è veramente pro-life” chi è contro l’immigrazione. Chiariamo una volta per tutte: chi entra in casa d’altri non invitato è un invasore e come tale va considerato e trattato. Punto. Poi è evidente a tutte le persone per bene che gli invasori che vogliono entrare nel nostro paese sono spesso motivati dal desiderio di approfittare del nostro generosissimo welfare. In sostanza, di farsi mantenere. È puro parassitismo sociale. Da tempo sono state smentite le narrazioni ridicole secondo cui “vengono a compensare la nostra denatalità” o “sono risorse” o, peggio, “ci pagano le pensioni”. Spessissimo ci invadono per approfittare del lassismo delle nostre leggi e della nostra magistratura e delinquere impunemente. Ci sono le statistiche, inoppugnabili, a dimostrarlo. In qualche caso entrano per poi dedicarsi, magari in Germania o in Francia, ad atti di terrorismo: è altrettanto dimostrato. Allora se penso alle famiglie e alle persone rapinate, talvolta uccise, alle ragazze drogate, poi assassinate e tagliate a pezzi (vi ricordate?), alle migliaia di donne molestate e violentate, ma soprattutto se penso alla nostra storia, alla nostra cultura, alla nostra civiltà, alla nostra identità, alle nostre tradizioni, alle nostre credenze messe in pericolo da orde di invasori decisi ad imporci la loro barbarie e/o il loro mortifero islamismo, mi sento di affermare che la vera carità è quella di fermare gli invasori, di impedir loro (a qualsiasi costo) di raggiungere le nostre coste e le nostre frontiere, di attivare coraggiose politiche di “remigrazione” (se ne parla in tutta Europa). Sì, fermare l’invasione è un atto di carità: rammentiamolo.
E neppure ci sto a ci sto a sentir dire che “non è veramente pro-life” chi è a favore, magari solo come possibilità, alla pena di morte. Da sempre questa è stata ammessa dalla Dottrina della Chiesa, fino a quando Bergoglio non capovolse il Catechismo (ed era quello postconciliare) condannando una pena che era stata praticata, per centinaia di anni, persino dagli Stati della Chiesa. Fu lecito questo capovolgimento dottrinale? Un papa può modificare e ribaltare, a suo piacimento, il Catechismo? Può condannare un atto giuridico che era stato giustificato e ritenuto non solo lecito, ma anche doveroso? Intellettuali e studiosi cattolici (un nome illustre per tutti: Vittorio Mathieu, filosofo teoretico e del diritto) si pronunciarono con fermezza contro questo capovolgimento dottrinale di Bergoglio. Si parva licet, anch’io continuo a ritenere la pena di morte accettabile e, in alcuni casi, necessaria.
Sempre di più Leone si dimostra un continuatore, forse più felpato, di Bergoglio: ormai abbiamo decine di conferme che molto poco è cambiato. Non facciamoci incantare da una stola e una mozzetta.
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di Alessandro Mirabelli
Caro Valli,
ho letto il suo post sulla risposta di Prevost e credo che il papa abbia dato una grande lezione di cerchiobottismo in perfetto stile democristiano.
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di Fabio Battiston
Caro Aldo Maria,
ho letto con un misto di incredulità e disgusto quanto hai pubblicato in merito alle dichiarazioni di Prevost a proposito del caso Cupich. Poi però ho riflettuto pensando che, in fondo, non c’era proprio nulla di cui stupirsi o indignarsi. Siamo, né più e né meno, in pieno stile bergogliano pur se con ben altro stile e competenza comunicativa. Il buon Leone, infatti, non si vergogna minimamente di mettere sullo stesso piano, come ugualmente condannabili di non manifestare un animo pro-life: l’essere a favore dell’aborto (assassinio premeditato volontario – con l’aggravante della crudeltà – della persona più debole, innocente e indifesa che esista nella galassia); il sostenere legittimamente l’adozione di politiche contro l’immigrazione clandestina e senza controlli; il manifestare assenso a favore della pena di morte di fronte a individui colpevoli riconosciuti dei delitti più turpi che si possano immaginare. Quella del papa è una similitudine semplicemente mostruosa e inaccettabile. Di più, il nostro american-peruviano (ahi, ahi, questo Sudamerica) utilizza salomonicamente questa infame equivalenza per non esprimere valutazioni chiare e, di fatto, per evitare di condannare il gesto di Cupich, trincerandosi dietro a quella frase che sta ormai divenendo un suo mantra: “iI problema è molto articolato, molto complesso. Occorre riflettere” (magari con un bel tavolo sinodale di concertazione, aggiungo io).
Già da diverse settimane vado sostenendo che il tempo della “tachipirinica” vigile attesa nei confronti di Prevost è finito; il cestino delle sue prodezze, nonostante i pochi mesi trascorsi, è già strapieno. E attenzione! Per certi versi costui è molto più pericoloso di Bergoglio, il quale, con la sua becera ignoranza e rudezza, si mostrava chiaramente per quello che era. L’americano, invece, è uomo colto, di stile diplomatico, dai modi accattivanti e suadenti, per nulla suscettibili di generare timori, dubbi e paure nel prossimo che si confronta con lui. Con questo tipo di soggetti la trappola è sempre pronta a scattare senza che nessuno possa rendersi conto in tempo del pericolo. Se Prevost fosse italiano potremmo tranquillamente definirlo con queste parole: un democristian-andreottiano della peggiore specie. Chiudo conformemente a una certa crudezza che sovente caratterizza i miei commenti (mandatemi pure al diavolo, non mi offendo). Mi sento di affermare che quello che ci è stato dato come dopo-Bergoglio, più che a un leone somiglia a una iena. D’altra parte è proprio di una creatura simile che c’è bisogno per ripulire il mondo dalla carcassa ormai in putrefazione dell’attuale Chiesa cattolica temporale. E poi?



