Prevost e chi è veramente pro-life. I vostri commenti / 3
Cari amici di “Duc in altum”, state rispondendo in tanti alla mia richiesta di dire che cosa pensate delle dichiarazioni di Leone [qui] a proposito del premio attribuito dal cardinale Cupich di Chicago a un senatore democratico apertamente abortista.
Qui trovate il commento di monsignor Viganò. Qui quelli di Antonio de Felip, Alessandro Mirabelli e Fabio Battiston. Qui quelli di altri lettori.
Scrivete a: blogducinaltum301@gmail.com
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di Jaheo Clement
Caro Aldo Maria Valli,
sono rimasto scioccato dalle parole di Prevost nell’intervista. Pensavo che avrebbe detto che coloro che si oppongono alle esecuzioni ma sostengono l’aborto non sono veramente pro-life. Ma non lo ha detto. Ha difeso Cupich e il senatore Dick Durbin, il che è davvero sorprendente.
Da tutti i suoi interventi risulta che persegue l’Agenda 2030 dell’Onu, ed è straziante vedere la sua vera natura rivelarsi in soli cinque mesi. Ricordo anche l’incontro con il gesuita James Martin e con altri in palese errore. Ha rafforzato il sostegno all’ideologia lgbtq e a quella che promuove l’aborto. Quasi tutti i vescovi tedeschi, ad eccezione del cardinale Wölcki di Colonia e del vescovo Bodeholzer di Ratisbona, sono in errore, eppure Robert Prevost non ha fatto nulla.
Aspettarsi che il conclave del 2025 potesse produrre un papa migliore di Bergoglio era una follia. Come si possono pescare buoni pesci in acque sporche?
Di questo passo, persino le epoche di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI saranno liquidate come anacronistiche reliquie di un’epoca passata. Dobbiamo opporci immediatamente alle azioni di Prevost! Non c’è bisogno di aspettare oltre. Dobbiamo immediatamente rompere con il quietismo.
Sacro Cuore di Gesù, prego per la tua Santa Chiesa Cattolica. Dacci il coraggio di dire chiaramente ciò che non siamo. Santa Maria e tutti gli angeli e i santi, pregate per noi. Amen.
Questi sono tempi davvero tragici, ma la luce del Signore trionferà. Prego sinceramente che l’infinita grazia del Signore, il Cuore Immacolato di Maria e le preghiere di tutti gli angeli e i santi siano con tutti voi amici di “Duc in altum”.
arcidiocesi di Seul, Corea del Sud
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di Antonina Sìcari
Caro Valli,
sono contraria all’ aborto e alla pena di morte poiché vita e morte sono solo nelle mani di Dio e perché anche il peggior malfattore di tutta la terra deve aver modo di convertirsi finché il Signore gli concede di vivere. Sono contraria alla normalizzazione di tutte le istanze contro l’ordine naturale delle cose, all’ immigrazione quando è fonte di rovina morale e materiale e a tutte le situazioni di peccato che oggigiorno si vogliono trasformare in diritti. Inoltre mi indispettisce ogni tentativo di adulterare la sacra dottrina.
Riguardo al tasto tanto doloroso del nuovo pontificato che tante speranze suscitava in partenza, dico solo e tristemente che si sta mostrando per ciò che è: l’onda lunga del bergoglianesimo, qualcosa di difficilissimo da estirpare, così come con gran difficoltà si estirpano certe radici di erbacce che infestano i campi a detrimento delle buone seminagioni.
L’insegnamento di Gesù ha come emblema la chiarezza, anzi la limpidezza della verità applicata a ogni situazione, e il suo “sì sì, no no” non lascia spazio ad allettanti accomodamenti. Dunque, là dove si tratta della vita della creatura in assoluto più fragile al mondo, totalmente indifesa se non dalla stessa madre che dovrebbe in sé custodirla in un legame di sacro e indissolubile amore che persino gli animali istintivamente riconoscono, occorre essere irremovibili. Non si possono assegnare premi a chi è favorevole all’aborto anche se magari in altri ambiti ha buoni propositi. L’ ipocrisia non trova merito e riconoscimenti da nessuna parte, né tanto meno dovrebbe comparire sulle labbra di chi in terra è suprema voce di Nostro Signore. Si rende conto Leone di ciò che dice? È consapevole che certe nebbie dottrinali vanno a offuscare le coscienze dei semplici? Ha davvero bisogno di preghiere quest’uomo di Dio, questo nuovo papa su cui abbiamo tanto sperato e su cui grava una responsabilità infinita. Preghiamo molto per lui e perché il Signore abbia pietà della sua Chiesa e del mondo intero. Pregiamo soprattutto la Madonna, nostra santissima Madre ed eccelsa mediatrice.
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di Samuele Salis
Caro Valli,
applicando la logica di Prevost non si riconosce più il peccato. Mi ricorda il comportamento dello studente che all’interrogazione prende tre ma a casa dice che c’è chi ha preso due e dunque i genitori non lo possono rimproverare. A prescindere dalla validità delle affermazioni di Leone XIV nel merito, mi aspetterei che condannasse il peccato e promuovesse la sana dottrina cattolica, invece di fare spallucce perché tanto sono tutti uguali.
Confidando in Nostro Signore Gesù Cristo, porgo un caro saluto a “Duc in altum”.
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di Andrea Mondinelli
Caro Aldo Maria,
martedì scorso è stato pubblicato sul sito dell’Osservatorio Van Thuân un mio piccolo saggio dal titolo “Anatomia di una resa. Dal liberalismo cattolico alla capitolazione sulla vita” (qui).
L’intervista di papa Leone XIV non rappresenta un episodio marginale, ma l’incarnazione pontificia della capitolazione che il mio studio ha diagnosticato a livello teologico e pastorale.
Come avevo preannunciato nel capitolo “La capitolazione finale”, il cedimento non è più opera solo di teologi o vescovi, ma tocca ormai il vertice della Chiesa. L’intervista di Leone XIV applica con precisione chirurgica il metodo della “tunica inconsutile” bernardiniana che aveva analizzato: l’effetto pratico è stato quello di mettere sullo stesso piano morale l’aborto (omicidio diretto di un innocente) con altre questioni sociali complesse (come la povertà o la pena di morte, su cui possono esistere legittimi dibattiti tra cattolici).
Il fatto che a cadere in questo “gesuitismo modernista” (per usare le parole di monsignor Viganò) sia un papa agostiniano – quindi erede di una tradizione che ha sempre insistito sulla grazia che sana la natura – dimostra l’irresistibilità della deriva: non è più una questione di scuola teologica, ma di accettazione dell’impianto liberale che ho documentato a partire dall’Ottocento.
Questo episodio conferma tragicamente la “rotta di Caporetto cattolica”: non siamo più di fronte a cedimenti tattici o ambiguità marginali, ma alla normalizzazione del compromesso nel luogo stesso che dovrebbe essere garante della non-negoziabilità dei principi, altrimenti che principi sarebbero? Il sistema liberale – accettato nei suoi fondamenti con il Vaticano II – ha finito per convertire la Chiesa post conciliare invece di essere da essa convertita.
Ora il papa stesso – pur con intenzioni pastorali – diventa il massimo amplificatore della deriva, applicando quel metodo pastorale che mantiene il linguaggio cattolico ma accetta la sostanza liberale. La difesa della vita diventa così un’opinione tra tante in un dialogo infinito, mentre il Drago – come descritto nel capitolo sul vulnus dell’”Evangelium Vitae” – avanza senza incontrare più alcuna resistenza credibile.
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di Jean-Paul Noël
Cher monsieur Valli,
merci beaucoup pour vos publications concernant l’opinion de Léon sur la peine de mort. Ce sont des articles réconfortants et consolants pour ceux qui ont été désemparés par le pontificat désastreux de Bergoglio et qui le sont à nouveau par celui de Prévost moins de cinq mois après son élection.
Les commentaires de Antonio de Felip et de Fabio Battiston sont remarquables. Ils expriment très bien ce que beaucoup ressentent face à tant de duplicité qui tournent la foi catholique et l’Église en dérision et en illusion. La conclusion de Antonio est percutante: “De plus en plus, Leo se révèle être un disciple, peut-être plus subtilement, de Bergoglio: nous avons maintenant des dizaines de confirmations que très peu de choses ont changé. Ne nous laissons pas tromper par une étole et une mozzarella”.
Il n’y a donc pas de grandes choses à y ajouter sauf peut-être que beaucoup de ceux qui sont bien avisés commencent à se demander s’il est possible que des papes qui se comportent de cette façon puissent être de vrais papes légitimement élus.
Ce n’est pas la première fois que Robert Prévost manifeste de telles opinions au sujet de la peine de mort et des défenseurs de la vie.
Dans son discours lors des célébrations du 25e anniversaire de l’Universidad Católica Santo Toribio de Mogrovejo (USAT) à Chiclayo, au Pérou, en 2023, le cardinal Prevost a fait l’éloge du cardinal Bernardin (1928 – 1996) en déclarant: “Cette perspective trace une voie pour l’Église, qui reste pertinente aujourd’hui. Par exemple, un catholique ne peut pas vraiment prétendre être “pro-vie” en maintenant une position contre l’avortement tout en plaidant en faveur de la peine de mort. Une telle position manquerait de cohérence avec l’enseignement social catholique”.
Donc, Robert Prévost réfutait déjà la doctrine catholique (concernant la peine de mort) avant même d’être élu pape. Peut-on valablement élire un pape qui est contre la doctrine catholique ?
Paradoxalement, il soutient fermement des encycliques de Bergoglio qui relèvent de l’esprit des mondialistes et qui génèrent des actions contre la vie: “Laudato sì”, “Fratelli tutti”, “Laudate Deum”.
Il adhère à l’Agenda 2030 des mondialistes, lequel prône des mesures en faveur de l’avortement et d’autres mesures qui vont susciter la misère pour des millions d’humains.



