Meditazione / La fede che salva

     Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!

Lc 17,11-19

di Eremita

Vedete com’è la vita. Gesù cammina verso Gerusalemme, verso la sua Pasqua, verso la croce, e lungo il cammino incontra questi uomini distrutti dalla lebbra, esclusi, costretti a vivere fuori dal villaggio, senza futuro, senza speranza. E gridano. Gridano da lontano, non possono avvicinarsi, sono impuri, sanno di non avere diritto, ma gridano: «Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!». Un grido che è la preghiera dell’uomo, la preghiera del povero. È il grido della tua vita quando non puoi più nasconderti, quando riconosci che sei lebbroso, peccatore, incapace di amare, incapace di vivere.

Gesù non fa un gesto spettacolare, non tocca, non guarisce subito. Dice una parola semplice: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». Come a dire: fidatevi. Camminate nella fede, obbedite. E mentre camminano, sono guariti. Capite? Non si guarisce stando fermi, non si guarisce aspettando una magia. Si guarisce camminando nella fede, andando sulla parola di Cristo. È così la vita cristiana: cammini nella parola, obbedisci, e nel cammino accade la salvezza.

E qui appare qualcosa di sconvolgente. Dieci sono guariti, ma solo uno torna indietro. Solo uno si rende conto che non ha ricevuto soltanto la salute, ma un dono che viene da Dio. E questo ritorna gridando, lodando Dio, e si getta ai piedi di Gesù. E chi è questo? Un samaritano, uno straniero, uno che non appartiene al popolo. È sempre così: spesso chi è lontano capisce meglio, riconosce di più, perché non ha pretese, perché non pensa che tutto gli sia dovuto.

Gesù allora guarda e dice: «E gli altri nove dove sono?». Quanti uomini ricevono beni, ricevono la vita, la salute, i doni, e non ringraziano mai. Quanti cristiani vivono come se tutto fosse normale, come se non fosse dono. Questo Vangelo ci mette davanti a una verità terribile: puoi essere guarito e non essere salvo. Puoi ricevere un miracolo e non incontrare Cristo. Puoi ricevere un dono e non riconoscere chi te lo ha fatto. I nove hanno ricevuto la salute, ma non hanno ricevuto la salvezza. Solo questo samaritano, prostrandosi davanti a Gesù, riceve la parola definitiva: «La tua fede ti ha salvato».

Ecco, la vera salvezza non è la guarigione del corpo, non è che Dio risolva i problemi esteriori. La vera salvezza è incontrare Cristo, riconoscerlo, ringraziare, adorare. È scoprire che tutto viene da Lui e che la vita non ci appartiene. Questo samaritano diventa immagine della fede: un cuore che sa riconoscere, un cuore che ringrazia.

Noi spesso siamo come i nove. Riceviamo la vita ogni mattina, riceviamo il respiro, riceviamo la famiglia, riceviamo il pane, riceviamo mille cose, ma viviamo senza rendere gloria a Dio. È come se fossimo ciechi davanti all’origine di tutto. Questo Vangelo ci chiama a convertirci, a riconoscere il dono. E a tornare indietro, a cadere ai piedi di Cristo.

Allora chiediamo questa grazia: di non accontentarci di ricevere benefici, di non vivere come mendicanti ingrati, ma di diventare uomini e donne che sanno ringraziare, che sanno adorare. Perché la vera gioia, la vera pace, la vera salvezza non sta nel non avere più problemi, ma nel riconoscere Gesù come il Signore della vita. Allora anche a noi Egli potrà dire: «Alzati e va’. La tua fede ti ha salvato».

 

 

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