Lettera aperta ai sacerdoti del “novus ordo”
Abbiamo bisogno che torniate alla fede cattolica. No alla contraffazione post-conciliare, sì alla vera fede dei padri, la fede degli apostoli, che ha costruito la cristianità.
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Cari figli del Concilio Vaticano II e della sua conseguente falsa religione,
anche se nei miei toni sarà difficile per voi trovare tracce di carità, sappiate che questa lettera è intrisa di carità cristiana. Carità per Cristo. Carità per la sua Chiesa. Carità per gli apostoli e i loro veri successori. Carità per i fedeli che si aggrappano alla verità, per i giovani che voi avete sviato, per il mondo perduto che non chiamate più al pentimento, per la mia stessa anima e persino, dolorosamente, per voi.
Ciò che scrivo non è frutto di litigi di poco conto o di dibattiti meschini. Siamo nel mezzo di una guerra cosmica: il cielo si scontra con l’inferno e le porte stesse dell’eternità tremano. E voi, per ignoranza o per malizia, marciate sotto la bandiera dei nemici di Cristo. Pertanto, non aspettatevi parole dolci. Non aspettatevi le vuote consolazioni del falso “amore” della vostra religione che tanto vi piace spacciare.
Perdonatemi se la mia voce potrà sembrarvi sguaiata, ma questa non è una gara di simpatia; è uno scontro dalle conseguenze eterne. Le anime sono in bilico. L’eternità stessa è in gioco. Non c’è spazio qui per sorrisi educati o vuote rassicurazioni. Siamo ben oltre.
Scrivo con dolore. Scrivo con furia. Scrivo con una giusta rabbia, nata dall’aver assistito alla distruzione che avete provocato, o quantomeno perpetuato a causa dell’ignoranza. Non sono solo. In tutto il mondo, innumerevoli fedeli cattolici soffrono per lo stesso dolore, la stessa indignazione. Vediamo ciò che avete fatto. Sentiamo le grida di coloro che hanno perso la vita mettendosi nella vostra scia.
Siamo tristi. Siamo stanchi. Siamo furiosi. Furiosi per, con e a causa degli innumerevoli tradimenti della religione post-conciliare che si spaccia per cattolicesimo. Ma soprattutto siamo furiosi con voi.
Siamo tristi perché abbiamo osato sperare. Abbiamo osato ammirarvi. Ci aspettavamo pastori. Ci aspettavamo generali. Ci aspettavamo leader che ci guidassero attraverso la tempesta, che custodissero il gregge, che insegnassero, proteggessero ed esemplificassero l’integrità eroica della nostra Fede. Ci aspettavamo coraggio. Ci aspettavamo spina dorsale. Ci aspettavamo guerrieri per Cristo, non uomini timidi che si inchinano alle mode passeggere di questo mondo.
Eppure, cosa troviamo? Nella maggior parte dei casi, nulla. Né guida. Né coraggio. Né chiarezza morale. Né leadership di alcun tipo. Troviamo invece compromessi, silenzio e conformità alle stesse forze del peccato e dell’immoralità che assalgono la Chiesa.
Non tutti voi avete la stessa colpa. Alcuni sono sinceramente “buoni”, persino devoti. Alcuni sono “conservatori” di nome o d’istinto. Alcuni portano il titolo di sacerdote, reverendo o vescovo con onore. Eppure – ascoltate attentamente – queste distinzioni non vi giustificano più. No. Nel contesto di ciò che è stato scatenato sulla Chiesa, anche coloro che hanno buone intenzioni sono complici. Anzi, per certi versi, le loro pretese più blande rendono il tradimento più grave.
È bianco o nero. È giusto o sbagliato. È il paradiso o l’inferno. È Cristo o il serpente. È il cattolicesimo dei nostri Padri o la falsa religione dei modernisti. Occorre scegliere. Non c’è una terza opzione. È l’una o l’altra. Basta con la vostra codardia relativista!
I vostri crimini? Sono enormi. Partecipate a una religione anticattolica travestita da cattolicesimo. La insegnate ai figli di Dio nella Chiesa di Cristo, corrompendo le anime affidate alle vostre cure. Vi rifiutate di denunciare gli artefici di questa malvagità: gli uomini che hanno imposto, e continuano a imporre, questo abominio alla Chiesa. Celebrate la messa come se non credeste nella Presenza Reale di Cristo. Ci credete ancora? Non predicate il peccato e le sue terribili conseguenze. Giustificate l’immoralità e tacete sulla legge morale di cui abbiamo fame, e giocate a briglia sciolta con la Legge divina. E nel vostro silenzio, nella vostra riluttanza ad affrontare il male, diventate complici dell’eterna rovina di innumerevoli anime. Anime condannate all’inferno: una realtà che, tragicamente, troppi di voi non riconoscono più, o peggio, negano.
Siamo stanchi. Esausti. Spiritualmente malconci per gli abusi incessanti di coloro che dovrebbero essere i nostri pastori, le nostre guide, i nostri difensori della Fede. Siamo stanchi di sacerdoti che negano ai fedeli i loro diritti più basilari di cattolici: sacerdoti che negano la Comunione sulla lingua, che proibiscono di inginocchiarsi, che spogliano la liturgia della sua riverenza e del suo potere sacro, lasciando i laici disorientati e feriti. Siamo stanchi della lenta, insidiosa erosione della tradizione, dello smantellamento deliberato di ciò che ha sostenuto la Chiesa per duemila anni, un piccolo compromesso alla volta. Stanchi della vostra negazione del dogma, esplicita o implicita.
Siamo stanchi delle vostre omelie! Settimana dopo settimana, siamo lì, in chiesa, sperando in un’istruzione nella verità, nel nutrimento delle anime, nella guida nelle vie di Cristo. E cosa sentiamo invece? Banalità woke mascherate da consigli spirituali. Propaganda eco-pagana. Chiacchiere pseudo-psicologiche. Ideologia marxista di sinistra travestita da linguaggio cattolico. Predicate tutto questo a laici già malconci e confusi, come se queste mode mondane fossero rivelazione divina e potessero salvarci. Accumulate confusione su confusione, lasciando che i fedeli inciampino ciecamente, chiedendosi: questa è davvero la Chiesa? O una sua parodia?
Siamo stanchi del vostro silenzio. Silenzio di fronte alle atrocità all’interno della Chiesa. Silenzio quando lo scandalo si diffonde come una pestilenza, contagiando gli innocenti e incoraggiando i colpevoli. Silenzio quando il peccato sfila apertamente, senza correzione, senza pentimento, senza contestazione. Dov’è il vostro coraggio? Dov’è la vostra spina dorsale? Dov’è la vostra fedeltà a Cristo? Dire la verità di fronte al male è il dovere di ogni sacerdote, di ogni vescovo, di ogni pastore. Eppure vi nascondete dietro eufemismi e sottigliezze burocratiche, come se la vostra timidezza fosse una virtù.
Siamo stanchi della vostra allergia alla penitenza, alla mortificazione, alla chiamata del Vangelo alla santa povertà. Avete trasformato il sacro in comodo, il rigoroso in facile, il santo in banale. Parlate di Dio come se fosse un amico da placare, un terapeuta cosmico che ci fa sentire bene, piuttosto che il Signore del cielo e della terra, il Re della gloria, il Giudice di tutte le anime. Predicate conforto quando questi tempi bui richiedono perseveranza. Predicate compromesso quando aneliamo a una verità pura ed esigente. Offrite indulgenze leggere mentre le anime muoiono di fame.
Siamo stanchi di una religione spogliata del suo potere, della sua autorità, del suo terrore e della sua grazia. Siamo stanchi di chierici che hanno dimenticato che il loro ufficio non è una piattaforma per commenti sociali, per ambizioni personali, per applausi fugaci provenienti dal mondo. Siamo stanchi di sacerdoti che sono diventati funzionari, manager, intrattenitori e consiglieri, ma non pastori. Avete barattato la Croce con la comodità, l’Altare con gli applausi, l’eterno con il temporale. E in questo deserto che avete creato i fedeli vagano, smarriti, feriti e disorientati, alla disperata ricerca della vera presenza di Cristo che le vostre riforme hanno oscurato.
Sì, siamo stanchi, ma siamo anche indignati. Siamo furiosi. Non accetteremo la corruzione del sacro. Non sopporteremo l’erosione del sacro. Non resteremo in silenzio mentre la Chiesa – la Chiesa dei santi e dei martiri, degli apostoli e dei profeti, la Chiesa di Cristo – soffre per mano di uomini che hanno dimenticato chi sono chiamati a essere.
Siamo stanchi, ma la nostra stanchezza diviene fuoco della vigilanza e della resistenza. E sia chiaro: questo fuoco non si spegnerà, questa voce non sarà messa a tacere, finché Cristo non sarà restaurato sul suo legittimo trono nella sua Chiesa, finché i suoi comandamenti non saranno onorati, finché le sue pecore non saranno pascolate e finché la verità e la santità non regneranno di nuovo nella casa di Dio. Fino a quel momento, saremo per voi una spina nel fianco inesorabile.
Avreste dovuto proteggerci. Avreste dovuto rimanere saldi alle porte della Chiesa di Cristo, incrollabili, vigili, coraggiosi. E invece? Avete fallito. Avete voltato le spalle alle pecore, barattato il bastone del pastore con il conforto del conformismo, l’applauso del mondo, la superficiale adulazione del momento. Siete ignoranti della stessa Fede che Cristo ha affidato agli apostoli, spiritualmente indolenti, ciechi ai pericoli che avete giurato di respingere e, in alcuni casi, attivamente ostili alla Fede che avete promesso di difendere.
Il vostro tradimento non è astratto. È tangibile. È vissuto, sentito, sperimentato dai fedeli che siedono nelle vostre chiese settimana dopo settimana, cercando nutrimento, guida e protezione, ma trovando vuoto, confusione e compromessi mascherati da misericordia. Avete permesso che il sacro fosse profanato, che il santo fosse banalizzato, che l’eterno fosse sepolto sotto le mode passeggere e i capricci del mondo. Siete diventati estranei allo stesso Vangelo che avevate giurato di servire.
E se rimane anche solo una scintilla di fede, anche una debole speranza che siate figli di Maria, la Madre di Dio, dovete sapere questo: lei piange. Piange per il vostro fallimento, per la vostra indifferenza, per il vostro tradimento. Piange perché le mani a cui era stato affidato il compito di pascere la Chiesa di suo Figlio si sono rivelate carenti. E Cristo stesso – il Re, il Giudice, l’eterno Pastore – non guarderà con benevolenza al vostro trattamento verso sua Madre. Non guarderà con benevolenza i sacerdoti che calpestano il suo cuore con la loro apostasia ed eresia, che mettono a tacere la verità, che abbandonano il suo gregge. O pensate che questa sia mera superstizione? Che siamo solo umili contadini spirituali che dovrebbero essere illuminati dalla vostra nuova dannata religione sinodale che ha l’Uomo come suo Dio?
Perdonatemi il mio tono duro, se davvero la considerate ancora durezza anziché verità. Non parlo per ferire, ma per risvegliare. Le mie parole sono destinate a trafiggere il grasso che si è formato intorno ai vostri cuori, a tagliare i calli spirituali che ora soffocano la voce della coscienza. Non vedete? Non comprendete l’ora in cui viviamo? La gerarchia ha abbandonato, quasi in blocco, i fedeli. La Chiesa, come Cristo ce l’ha lasciata, viene smantellata sotto i nostri occhi. La fede di milioni di persone è stata corrotta, diluita e distrutta. Anime – anime preziose e immortali – barcollano verso l’inferno, eppure molti di voi restano in silenzio, passivi, paralizzati dalla paura, dal conforto o dall’obbedienza a uomini che hanno tradito il loro ufficio.
Ma voi, voi che portate ancora il segno degli ordini sacri, non siete indifesi. Non siete semplici spettatori. Siete voi che potete invertire la rotta. Siete voi che potete arginare la marea. Abbiamo bisogno che torniate alla Fede cattolica, non all’ombra, non alla contraffazione post-conciliare, ma alla vera Fede dei padri, alla Fede degli apostoli, alla Fede che ha edificato la cristianità e incoronato martiri e santi. Abbiamo bisogno che rifiutiate le vuote novità e i “rinnovamenti” velenosi che hanno svuotato le nostre chiese e le nostre anime.
Abbiamo bisogno che insegniate di nuovo i vecchi Catechismi, che trasmettiate le verità pure della Fede senza compromessi, senza mutilazioni. Abbiamo bisogno che guidiate i rosari con il vostro popolo – non che li deleghiate alle anziane fedeli che hanno mantenuto viva la fiamma mentre voi esitavate – e che prendiate il vostro legittimo posto di padri spirituali e generali della preghiera. Abbiamo bisogno che siate esempi di mortificazione e penitenza, non gestori di programmi. Abbiamo bisogno che digiuniate, che vi sacrifichiate, che ci mostriate come vivere di nuovo da cattolici, non a parole ma con i fatti.
Soprattutto, abbiamo bisogno che riscopriate la santa messa: non la liturgia inventata dai comitati, ma la messa antica, la messa dei nostri antenati, la messa dei santi e dei martiri. Imparatela. Amatela. Offritela. Volgete le spalle al popolo e rivolgetevi a Dio come fecero i nostri padri. Guidateci ancora una volta nel culto che ha plasmato le civiltà, ispirato i missionari e santificato gli umili e i grandi.
Il tempo di obbedire ai vescovi eretici che hanno apostatato è finito. Se non avete il coraggio di agire apertamente, agite in segreto. Celebrate la messa tradizionale nei garage e negli scantinati, se necessario. Insegnate il Catechismo a tutte le età a porte chiuse, se necessario. Diventate, finalmente, santi e martiri, così come siete stati ordinati. Ricordate i vostri voti sacerdotali. Ricordate perché avete indossato il collare. Ricordate il Dio davanti al quale vi presenterete in giudizio, il Dio le cui pecore avete giurato di pascere.
Il Dio che giudica tutti chiederà conto di ogni anima perduta, di ogni scandalo non rimproverato, di ogni momento di debolezza di fronte al sacro dovere affidatovi.
Cari sacerdoti, purtroppo vi trovate attualmente dalla parte sbagliata della storia della salvezza, ma non è troppo tardi. Uscite dalla prostituzione spirituale in cui vi trovate e guidateci ancora una volta nell’essere cattolici. Nell’essere veramente cattolici.
Vi imploriamo. Abbiamo bisogno che ritorniate al vostro primo Amore.
Prima che sia troppo tardi.
Devotissime in Iesu et Maria.
Christus vincit!
Christus regnat!
Christus imperat!
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Nella foto (radicalfidelity), il cappellano della Marina militare del Venezuela, Luis María Padilla, sostiene un soldato colpito da un cecchino durante il tentativo di golpe del 1962. Sfidando i proiettili, il sacerdote rimane fermo mentre il ferito si aggrappa alla tonaca. Il fotografo Héctor Rondón Lovera ha riferito che il sacerdote, nonostante il combattimento in corso, è riuscito a impartire al moribondo l’estrema unzione.
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