Tre uomini e una bimba
di Vincenzo Rizza
Caro Aldo Maria,
ci siamo, i tempi sono finalmente maturi. Apprendo infatti che in Canada tre uomini hanno adottato una bambina.
Il tutto anche grazie a una sentenza della superior court (l’uso delle lettere minuscole è meramente voluto) del Québec che ha deciso che limitare il numero dei genitori a uno o due sarebbe incostituzionale. Si riconoscono, così, alle famiglie “multiparentali” della provincia gli stessi diritti legali di qualsiasi altra famiglia tradizionale.
Il progetto genitoriale non riguarda più un uomo e una donna, e neppure (circostanza ahimè già acquisita nei Paesi più “evoluti”) due uomini o due donne, ma può riguardare tre o più persone che decidono insieme di avere un figlio.
La finestra di Overton si è finalmente spalancata e quella che solo ieri era (e anche oggi dovrebbe essere) considerata un’aberrazione diventa un diritto in un Occidente decadente (basta vedere il titolo più che accondiscendente che La Presse dedica alla notizia) che confonde il desiderio con la realtà e dimentica che la libertà presuppone la verità.
Non si tratta, tuttavia, di una sorpresa ma della logica evoluzione dello psicodiritto, del diritto che, abbandonato il diritto naturale e azzerato il concetto tradizionale di famiglia, rende tutto lecito e con la scusa del miglior interesse del minore legittima la pretesa di genitorialità di chi viene definito, anche nella giurisprudenza italiana, “genitore intenzionale”.
Il desiderio e l’intenzione diventano fonte privilegiata del diritto e a patirne le conseguenze sono i minori, vittime di una follia collettiva che li priva, in alcuni casi perfino prima del concepimento, del diritto ad avere un padre e una madre.
Qualche mese fa, criticando la sentenza della Corte costituzionale n. 68/2025, prefiguravo la possibilità che “genitore intenzionale” potesse essere “chiunque (anche più persone, perché no?) avesse dato un suo contributo anche solo economico o morale alla pratica fecondativa o l’adozione di un nuovo codice dello psicodiritto che attribuisca la qualifica di genitore a chiunque, con sufficiente convinzione emotiva, si sia svegliato almeno una mattina pensando “voglio un bambino” o abbia montato almeno un mobile ikea nella stanza del nascituro”.
Era maggio del 2025 e non sapevo (ma potevo immaginare) che già nell’aprile 2025 il Canada si fosse portato così avanti. Era, comunque, solo questione di tempo e oggi vediamo l’ulteriore passo (non certo definitivo, perché al peggio non c’è limite) verso il baratro.
Prepariamoci anche in Italia: l’evoluzione giurisprudenziale della Corte costituzionale, se confermata, non può che portare all’identico risultato già visto in Canada. La battaglia è appena iniziata; speriamo che qualcuno si ricordi che il diritto non è nato per soddisfare i desideri ma per proteggere i deboli. Quando questa gerarchia si inverte, il diritto diventa ingiustizia e l’amore si trasforma in abuso travestito da diritto.



