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Il doppio binario dei modernisti. Che vedono il peccato solo quando c’è una minaccia al loro sistema

Per i gerarchi del Novus Ordo nulla è peccato, tranne quando avvertono una minaccia per il sistema.

Quando, ad esempio, costoro vedono il “rischio” che i fedeli possano ascoltare la verità e adorare Dio con riverenza, allora ciò diventa subito “peccato”.

L’arcivescovo di Breslavia in Polonia, Józef Kupny, è un esempio recente di tale atteggiamento.

Kupny ha bollato come “peccato” la scelta di alcuni fedeli di partecipare alla santa messa tradizionale in una cappella di recente istituzione della Fraternità sacerdotale di San Pio X, denunciando la loro devozione come uno “scisma dannoso”.

Il vescovo Kupny si mostra indignato, ma non risulta che abbia mai detto nulla sugli abusi e le violazioni sistematiche che si verificano nel Novus Ordo.

Le sue parole non sono quelle di un padre che guida il gregge, ma di un burocrate trincerato in un sistema ormai così debole da scorgere un pericolo in ogni cattolico degno di questo nome.

Altro caso. A Saltillo, in Messico, il vescovo emerito Raúl Vera López ha presieduto una liturgia in cui a Emilie Teresa Smith – “ministro” anglicano canadese, lesbica dichiarata e attivista – è stato permesso non solo di proclamare il Vangelo, ma anche di tenere l’omelia, portare il calice contenente il Preziosissimo Sangue e compiere azioni riservate al clero cattolico ordinato.

Chi sta peccando? Chi sta commettendo atti di scisma? Che ne dice il vescovo Kupny?

Cosa è più grave? Assistere a una santa messa in rito antico o restare a guardare mentre nemici dichiarati della dottrina cattolica prendono il calice e salgono all’altare?

“Guai a voi che chiamate bene il male e male il bene, che cambiate le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiate l’amaro in dolce e il dolce in amaro” (Isaia 5:20).

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Nella foto, monsignor José Raúl Vera López, vescovo emerito della diocesi di Saltillo, con alla sua destra la “reverenda” anglicana Emilie Teresa Smith

 

Aldo Maria Valli:
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