José Gregorio Hernández, un nuovo santo medico 

di Paolo Gulisano   

Domani, domenica 19 ottobre, il giorno dopo la festa di san Luca, patrono dei medici, papa Leone XIV eleverà agli onori degli altari un camice bianco venezuelano, José Gregorio Hernández, beatificato nel 2021. Nel corso della storia troviamo molti santi medici: dall’evangelista Luca a Cosma e Damiano, da Ildegarda di Bingen a Nicola Stenone, da Gianna Beretta Molla a Giuseppe Moscati. Ciò che colpisce, nelle vicende personali e professionali di questi santi “sanitari”, è il fatto che spesero le loro vite per lenire i mali del corpo senza dimenticare le esigenze dell’anima. Molti vissero le virtù umilmente, nel nascondimento, così come per secoli medici e infermieri sconosciuti hanno dedicato silenziosamente e umilmente la loro vita al bene del prossimo, ovunque, in ogni angolo del mondo. Non ebbero paura di votare a questo scopo la loro vita, affrontando il tanto male che c’è nel mondo e valorizzando il tanto bene che vi è ancora.

L’uomo è un essere fragile. Lo è fin da quando cresce nell’utero di sua madre. È una meraviglia, ma è fragile, a volte indifeso dalle aggressioni delle malattie. Da sempre ha bisogno di cure, di assistenza. La medicina è nata come una risposta a questo bisogno. Curare significa anzitutto “servire” una persona, con sollecitudine.

La storia del nuovo santo è raccontata nell’agile biografia, scritta da Manuela Tulli, «José Gregorio Hernández. Il primo santo del Venezuela», edita da Ares.

Il medico venezuelano è stato accostato a un altro celebre santo medico, Giuseppe Moscati. Come lui, fu non solo un cristiano in cui ardeva la carità che lo portava a esercitare l’arte medica con dedizione appassionata, ma un ricercatore e uno scienziato. Era nato sulla cordigliera andina nel 1864, figlio di un negoziante che aveva visto giusto nei confronti del figlio. José Gregorio infatti avrebbe voluto studiare legge, ma il padre lo convinse che la medicina era la sua strada. Dopo essersi laureato all’Università di Caracas, andò in Europa con una borsa di studio a specializzarsi. Fu l’inizio di una brillante carriera accademica come istologo, anatomopatologo e batteriologo. Formò una scuola di ricercatori che ebbe un ruolo importante nella medicina venezuelana. Dal mio personale punto di vista, un titolo non esattamente d’onore del medico venezuelano fu quello di avere introdotto la vivisezione nelle pratiche operative del suo istituto. Senza arrivare all’animalismo come ideologia, tuttavia la vivisezione è una pratica molte volte crudele nei confronti di animali cui vengono inferte forti sofferenze nel nome della ricerca.

Peraltro Hernández era un convinto sostenitore della necessità di coniugare scienza e fede in perfetta armonia. Gregorio fu un fervente credente, e considerava l’essere medico una straordinaria occasione per fare del bene e dell’apostolato, per stare vicino ad anime assillate dal dolore.

Il 7 dicembre 1899 emise la professione come terziario francescano nella chiesa della Madonna della Mercede a Caracas, associandosi alla fraternità guidata dai frati cappuccini che reggevano quella chiesa. Decise quindi di dedicarsi alla vita religiosa e nel 1907, dopo aver parlato con l’arcivescovo di Caracas Juan Bautista Castro, inviò una lettera al priore dell’ordine di San Bruno nella Certosa di Farneta nei pressi di Lucca. Per motivi di salute non riuscì a diventare monaco, e tornò a dedicarsi alla professione medica. Morì tragicamente in un sobborgo di Caracas nel 1919: colpito da un’automobile, cadde a terra e sbatté la testa sul bordo del marciapiede. I cattolici venezuelani da allora hanno costantemente venerato José Gregorio Hernández, e al buon medico sono state attribuite diverse guarigioni miracolose. Si è arrivati così alla beatificazione, nel 2021, che ebbe luogo a Caracas «nel pieno rispetto delle regole pandemiche» come assicurò il nunzio apostolico, e oggi alla canonizzazione. Una canonizzazione peraltro alquanto forzata da parte del predecessore di Leone XIV. Bergoglio infatti nutriva una forte simpatia per il medico sudamericano. Per questo, a dispetto della legge canonica che prevede almeno un miracolo documentato e comprovato, deliberò di procedere alla canonizzazione perché riteneva che questa fosse «la volontà del popolo».

Ad esprimere parere contrario erano stati gli esorcisti, precisamente l’Associazone internazionale degli esorcisti (Aie), che aveva fatto presente che purtroppo il dottor Hernández veniva utilizzato nei riti della santeria, una pratica magico-religiosa diffusa in America Latina, con evocazione di spiriti e idoli ai fini di protezione di chi ne fa uso. Oltre alle antiche divinità pagane, come la mitica Pachamama, in tali culti vengono utilizzate anche persone dotate di particolari qualità considerate soprannaturali, e tra questi c’è anche il dottor Hernández. Gli esorcisti convennero che si trattava di una appropriazione indebita, ma misero in guardia da forme di evocazione spiritica in cui venisse utilizzata la figura del beato.

L’esame della vita del medico venezuelano ci mostra comunque che egli fu un testimone della fede, in un campo così difficile e oggi controverso come la professione medica.

A proposito di controversie, il nunzio apostolico monsignor Giordano utilizzò, sempre nel periodo pandemico, la figura del dottor Hernández come supporto alla causa vaccinista. In un discorso ai venezuelani disse infatti: “Possa il beato José Gregorio intercedere affinché l’accesso ai vaccini possa essere realizzato, insieme, senza divisioni, senza resistenze”. Una strana invocazione.

Per la cronaca, qualche mese dopo il diplomatico vaticano morì di Covid, nonostante le diverse dosi di vaccino cui si era sottoposto. Qualcosa non aveva funzionato, e sicuramente non era colpa del beato Hernández.

Ci si augura che ora, divenuto santo, José Gregorio non venga più chiamato in causa né dagli stregoni della santeria, né a sostegno delle politiche vaccinali sperimentali, ma sia guardato come modello di vita buona e di autenticità evangelica.

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