Ostetriche per la morte dei bambini. Una folle proposta
di Elena Palatini
Caro Valli,
il 15 ottobre è stata celebrata la Giornata mondiale della consapevolezza sul lutto perinatale, iniziativa che vuole riflettere sull’esperienza dolorosa di chi perde un bambino durante la gravidanza o nelle prime fasi di vita.
Forse perché il 15 ottobre si fa anche memoria di santa Teresa d’Avila, fondatrice del Carmelo, sono rimasta profondamente colpita dalle testimonianze di madri, padri e intere famiglie che hanno perso un figlio ancora nel grembo della madre o nei primissimi giorni dopo la venuta al mondo.
Una giornata che mi ha portato a riflettere, ricordando come negli ospedali italiani i corpicini dei bimbi, in mancanza di una richiesta espressa, vengono gettati tra i rifiuti ospedalieri speciali.
Sono rimasta quindi a maggior ragione esterrefatta, indignata e rattristata quando ho saputo che un politico del Partito democratico, Andrea Crisanti, e una del Movimento Cinque Stelle, Elisa Pirro, proprio il 15 ottobre hanno presentato alla stampa il testo di un disegno di legge dal titolo “Modifiche al decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206 in materia di attività di competenza dell’ostetrica” con il fine di permettere alle ostetriche di praticare aborti, pur non essendo abilitate alla professione medica.
Mi riesce difficile commentare una simile, delirante proposta, evidentemente pensata per aggirare il problema dei medici obiettori.
Come nel caso dell’infame “legge” 194, anche in questo caso il termine “legge” è usato in contrasto con il diritto romano, perché nessuna legge umana può consentire di uccidere.
E vogliamo parlare delle ostetriche? Le loro competenze professionali sono state pensate per far nascere i bambini, non per ucciderli!
La terza osservazione riguarda la protervia con cui si continua a negare il diritto alla vita dei nascituri, dei quali dovremmo invece riconoscere l’intoccabile dignità umana, perché tali essi sono: esseri umani.
Infine rifletto sulla ferocia dell’ideologia abortista, che pretende di eliminare persino il diritto di piangere.
Forse proprio il fatto che i bimbi non nati siano ricordati, amati e rispettati infastidisce certi politici, a tal punto da spingerli a squallide proposte, possibili grazie a una democrazia sempre più all’insegna dell’odio.
L’aborto è un olocausto silenzioso e tragico di cui rispondono i legislatori, le madri che lo scelgono, i medici che lo praticano e anche il personale paramedico che partecipa all’esecuzione del piccolo innocente.
Pur non amando le statistiche, così apprezzate oggigiorno nella società cosiddetta civilizzata, ricordo che quelle riguardanti la tragedia dell’aborto sono chiare: milioni i bambini uccisi nel grembo materno. Milioni. Vogliamo continuare così?
Già al diciottesimo giorno di vita, con una ecografia, la mamma può sentire il battito del cuore del suo bambino. Da questo dato scientifico nasce la proposta di legge “Un cuore che batte” promossa dall’associazione Ora et labora, fondata vent’anni fa dall’infermiere pro life Giorgio Celsi. Proposta alla quale hanno aderito mote altre realtà associative ed è arrivata in parlamento con oltre centomila firme, ma mai è stata discussa.
“La 194 è blindata”: questa l’unica affermazione del premier Meloni sulla questione. No comment.



