La vittoria di Milei e i sogni infranti della stampa mainstream

di Vincenzo Rizza

Caro Aldo Maria,

domenica si è votato in Argentina e il partito di Milei ha ottenuto un’ampia maggioranza alle elezioni di metà mandato. La notizia, tuttavia, non è la sostanziale conferma da parte degli elettori delle politiche liberiste del presidente, ma la clamorosa smentita di tantissimi organi di informazione che, anche in Italia, davano per finita l’esperienza mileiana, brutta parentesi, per loro, rispetto ai fasti peronisti o comunque social-statalisti i cui magnifici risultati sono in realtà visibili anche al più sprovveduto analista: inflazione stellare e miseria diffusa.

In questa sede, comunque, non mi interessa fare l’elogio del presidente argentino, di cui non apprezzo toni a volte eccessivi e il cui entourage è accusato anche di episodi poco chiari se non apertamente di corruzione (come peraltro è successo pure per esponenti di sinistra: l’ex presidente e poi vice presidente Cristina Kirchner sta attualmente scontando una condanna a sei anni per frode).

Quella che mi colpisce, anche se non mi sorprende, è l’ennesima prova della stampa. Per settimane si è proiettato nelle elezioni argentine il desiderio di vedere finalmente sconfitta una destra che non piace; fino a quando non si è votato e, come spesso accade, i sognatori, che spacciano le loro fantasie per verità, si sono scontrati con la realtà. Nulla di male se solo non pretendessero di essere imparziali e depositari del sapere.

Ritengo ci sia poi una seconda notazione degna di rilievo. Al successo del partito di Milei ha probabilmente contribuito l’endorsement di Trump, che ha apertamente dichiarato che in caso di sconfitta del presidente in carica avrebbe tagliato gli aiuti al paese, indispensabili per proseguire le riforme e per non gettare l’Argentina nel caos. Non è la prima volta (e non sarà certo l’ultima) che una potenza straniera si ingerisce nelle elezioni di un paese democratico. Anche in precedenti elezioni gli Stati Uniti hanno appoggiato candidati di destra (ad esempio Macri); ciò che non ha impedito agli elettori argentini di votare candidati apertamente di sinistra.

Mi chiedo, tuttavia, cosa sarebbe successo se lo stesso endorsement fosse stato fatto in favore di un candidato di uno Stato europeo. Se dovessimo prendere ad esempio il caso rumeno, le elezioni sarebbero state verosimilmente annullate (in quel caso è bastato un mero “sospetto” di influenze russe), con il beneplacito delle élite dell’Unione europea, ormai arbitri assoluti del bene e del male.

Le richiamate élite si considerano custodi della democrazia, ma in realtà non ne tollerano gli effetti; anche perché la libertà è accettata solo fino a quando non disturba il manovratore di turno.

Quanto alla stampa mainstream, la lezione ancora una volta è che i desideri non sono sufficienti per governare il mondo: prima o poi la realtà bussa alla porta e non chiede permesso.

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