di Vincenzo Rizza
Caro Aldo Maria.
siamo all’ennesimo “contrordine compagni” sul clima.
Di recente Bill Gates, non proprio l’ultimo dei pasdaran della rivoluzione ecologica, ha infatti dichiarato, bontà sua, che i cambiamenti climatici “non porteranno alla fine dell’umanità” e che “le persone potranno vivere e prosperare nella maggior parte delle aree del pianeta per il futuro prevedibile”.
Una bella retromarcia, come osserva anche il “New York Times”, dopo anni di predicazione e miliardi investiti per scongiurare quello che nel suo libro del 2021 chiamava – con pacato e sobrio equilibrio, giusto per non creare allarmismo – il “climate disaster”.
Pare che il vento sia cambiato. Non certo quello atmosferico, ma quello politico. E questa volta, a differenza della CO₂, qualche concausa antropica c’è davvero. Dopo l’elezione di Trump e il disastro (questo sì) economico delle politiche verdi — fabbriche chiuse, auto elettriche invendute, bollette raddoppiate e perdita di competitività in favore della Cina — molti hanno capito che, almeno per il momento, è il caso di cambiare registro.
Bill Gates non è il primo a convertirsi sulla via dell’ecocatastrofe mancata. Prima di lui c’è stata Greta Thunberg, di professione “attivista impegnata”. Non avendo i trilioni del magnate americano, ha dovuto trovare in fretta un modo più economico per riciclarsi e restare sul palcoscenico: passare dall’ambiente alla Palestina, imbarcandosi nella nota flottilla composta da natanti che di ecologico avevano solo il verde della bandiera di Hamas.
La coerenza prima di tutto, anche perché la generazione che rappresenta coloro che qualcuno ha definito in passato “gruppi detti radicalizzati” non può restare senza una catastrofe a cui votarsi. Finito il clima, serve un nuovo dramma globale: la Palestina, il patriarcato, il wokismo, il gender; tutto va bene purché ci sia un nemico e un corteo dove sfogarsi, preferibilmente contro le forze dell’ordine spesso costrette a subire la violenza morale e fisica dei contestatori senza neppure poter reagire.
“Contrordine compagni”, dunque: i cambiamenti climatici non porteranno alla fine dell’umanità, e neppure della stupidità, risorsa quest’ultima sempre rinnovabile e infinita; certamente, tuttavia, hanno portato alla fine della serietà, in un mondo che continua a dare credito agli allarmisti di professione (almeno fino a quando non cambiano idea) e applaude alla (in)coerenza di chi naviga tra una causa e l’altra trasformando ogni tragedia in un’occasione di visibilità.