Nella chiesa del tutto è permesso c’è poco da stare allegri. Ma “adda passà ‘a nuttata”

di Sergio Pastore

Caro Valli,

ho trovato questo suo articolo, “Lievito di pace e speranza? No, di confusione. E la Chiesa italiana fa un altro passo verso il suicidio”, perfetto nei contenuti ed equilibrato nel tono.

Io non sarei così misericordioso verso l’autorità di questa Chiesa e userei un altro linguaggio.

Ormai la Chiesa sta eseguendo gli ordini delle élite mondiali anonime: creare confusione per ristabilire poi l’ordine con la dittatura (il classico divide et impera). E allo scopo la Chiesa porta a termine la rivoluzione sessuale iniziata nel Sessantotto: ormai è tutto permesso. Forse la Chiesa consiglierà presto anche la lettura delle opere di Sade per migliorare le prestazioni sessuali (più soddisfazione a letto, più pace dei sensi dopo e finalmente il mondo in pace, si prenda lezione dagli scimpanzé bonobo). La Chiesa fa sua la lotta a omofobia e transfobia richiesta dalle Nazioni Unite, con il sostegno anche dell’ignobile Sergio Mattarella che sembra volersi fare tutto il secondo mandato (le élite anonime gli hanno ordinato di restare al suo posto per controllare la fascistella della Garbatella, ormai la cocca non solo di Trump, ma di tutto l’establishment).

Zuppi, il papa mancato, ma anche i suoi colleghi Parolin, Martin SJ e ahimè pure Prevost, sostengono ormai che i diversamente sessuali hanno tutto il diritto di avere rapporti sessuali, anche non protetti (Ratzinger consigliava rapporti protetti se proprio gli omosessuali li volevano, ma lui ancora li riprovava). La Chiesa si è proprio rinnovata! Noi dovevamo ancora confessare gli “atti impuri”, considerati colpa grave ovvero peccati mortali. Adesso la Chiesa ci dice che va bene tutto, compresi gli atti contro natura che facevano inorridire santa Caterina da Siena! O tempora o mores, il peccato non esiste più, che bello! Anche Giuliano Ferrara esulta.

Sì, è proprio finita, caro Vialli. La Chiesa si è suicidata. Vedere anche l’esternazione di Prevost in merito alla pena di morte: sembra ormai che solo gli assassini siano autorizzati a infliggerla, e compito della società è il recupero degli assassini che hanno diritto a una seconda chance, essendo vittime della società (gli assassinati invece la seconda chance non possono averla).

Secondo me, Prevost ha assicurato Zuppi, Parolin e compagnia brutta che avrebbe proseguito l’opera di Bergoglio, per questo è stato eletto in quattro e quattr’otto proprio lui, uno sconosciuto che nessuno si aspettava. Chi aveva puntato su di lui al toto-papa avrà incassato una fortuna. Zuppi e Parolin erano ancora troppo divisivi, bisognava dare un contentino agli indietristi che – mannaggia – sono ancora tanti, anzi troppi. Certo uno Zuppi papa sarebbe stato difficile da digerire. Forse ce la farà alla prossima tornata, ma Prevost avendo appena settant’anni rischia di durare un bel po’.

C’è poco da stare allegri, caro Valli. Ma non rodiamoci il fegato, adda passà ‘a nuttata.

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