Cronache dalla grotta / Di donne forti e scarsità d’olio

di Rita Bettaglio

Mulíerem fortem quis invéniet? Chi troverà una donna forte? Domanda l’autore sacro del libro dei Proverbi.

Al cap. 31, egli si dilunga a descrivere le caratteristiche della “donna forte”, mulier fortis, per dirla alla latina. E questa descrizione è così bella e intrisa di una forza scultorea che varrebbe davvero la pena centellinare ogni parola, ogni sillaba, come un sommelier degusta senza fretta un vino pregiato e ne fa affiorare le doti nascoste.

Il tempo è cambiato ma non con quella decisione che ci s’aspetterebbe a ottobre: novembre ha posato assai delicatamente il suo piedino su un tappeto di foglie cadute ma sotto un sole da venti gradi e oltre.

Dalle parti della grotta dicono che quest’anno le olive siano poche per via della siccità e i frantoi arrancano, tartassati dagli adempimenti più bizzarri e, ovviamente, costosi: l’olio aumenterà di prezzo.

L’olio che fa splendere, nutre, lenisce e consacra è sempre più caro e questa sembra essere una metafora spirituale ed ecclesiale. Penuria d’olio, penuria di anime generose che si lasciano consacrare da Dio al suo servizio, per lenire le membra doloranti della Chiesa e degli uomini.

Ma torniamo alla mulier fortis. In latino mulier indica la donna matura, sposata (e posata), capace di responsabilità: la fanciulla, anche se, indubbiamente femmina, non è mulier ma virgo.

Nella Scrittura e nella millenaria storia della Chiesa ne abbiamo viste tante di donne così: come viti piantate lungo corsi d’acqua, che daranno frutto a suo tempo. Non aggressive, rivendicatrici e mascoline, ma generose come quella misura abbondante e ben scossa di cui parla il Vangelo.

“Una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate sarà misurato a voi in cambio” (Lc 6,38). La donna forte, madre spirituale o naturale, è questa misura pigiata, scossa e traboccante. Nel monachesimo, sia occidentale sia orientale, ne troviamo numerosi esempi, Marcella, Paola, Sincletica, Scolastica, ma anche al di fuori di esso: santa Caterina da Siena, santa Teresa d’Avila, madre Cabrini. Queste per rimanere tra coloro che sono assurte alla gloria degli altari. Ma moltissime altre sono note solo a Dio: hanno condotto vite umili, silenziose, sono state le colonne della loro famiglia o dell’ambiente di lavoro. Basti pensare alla maestra Cristina di guareschiana memoria. Quella che aveva insegnato l’abbiccì a tutto il paese e voleva la bandiera del Re al proprio funerale. Quella che chiamava Peppone asino, ma che lui, capo dei rossi senzadio, difese con le sue parole più belle da una pelosa prudenza politicamente corretta: “Siccome in questo paese non comanda il sindaco ma comandano i comunisti, come capo dei comunisti vi dico che me ne infischio del vostro parere, e domani la signora Cristina andrà al cimitero con la bandiera che vuole lei perché io rispetto più lei morta che voi tutti vivi, e se qualcuno ha qualcosa da obiettare lo faccio volare giù dalla finestra!”.

La donna forte, oggi come ieri, “si cinge con energia i fianchi e spiega la forza delle sue braccia. È soddisfatta, perché il suo traffico va bene, neppure di notte si spegne la sua lucerna” (Pr 31, 17-18).

Guardiamoci intorno, diamo un’occhiata in giro e, dove meno ce l’aspettiamo, troveremo donne simili. Ognuna con una sua particolare, personale grotta, adorna di ampolline d’olio di puro nardo, come quello della Maddalena.

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