Benvenuti alla “messa queer”. In diretta televisiva
Domenica 26 ottobre l’emittente televisiva pubblica tedesca ZDF (che ogni domenica, dal 1979, trasmette una funzione religiosa alternando una messa cattolica novus ordo e una celebrazione protestante) per la prima volta ha messo in onda una messa per le persone queer (omosessuali, transessuali) gentilmente offerta dalla diocesi “cattolica” di Münster. Il celebrante è stato un prete “cattolico” e la chiesa, orrenda, era “cattolica”.
Il vescovo “cattolico” al momento a Münster non c’è, perché la sede è vacante. L’amministratore è monsignor Antonius Hamers, che ha provveduto a pubblicizzare la messa sul sito web ufficiale della diocesi specificando che è stata promossa dalla Queergemeinde, ovvero la comunità queer.
Siamo venuti a sapere che questa Queergemeinde esiste dal 1999, quando il vescovo era Reinhard Lettmann, “su iniziativa del Gruppo di lavoro sulla teologia gay” e “le donne lesbiche hanno presto iniziato a sostenere l’idea”. Attualmente “la comunità queer comprende lesbiche, gay, bisessuali e persone transgender”.
Il titolo dato alla messa queer del 26 ottobre è stato “Chi sono io, per te?”. Ed ecco il tema ricorrente: “Sii come sei”, “Sii fedele a te stesso”. In altre parole: “Continua nei tuoi peccati”.
Quindi, no, non è stata una funzione penitenziale per rinunciare al peccato. È stata, al contrario, una celebrazione del peccato.
Perfetto il contesto: orrenda la chiesa, orrende le musiche, eseguite da una band con batteria e sassofono.
Nel video completo, disponibile qui, si nota il cero pasquale che per qualche motivo è stato acceso nonostante il tempo pasquale sia ormai terminato da tempo. Non un cero bianco, a rappresentare il Cristo Risorto, ma arcobaleno.
Il celebrante è stato don Karsten Weidisch, già noto alle cronache per le sue stravaganze, la cui omelia sul brano del fariseo orgoglioso e dell’umile pubblicano (cfr. Luca 18,9-14) ha distorto la misericordia di Dio facendola diventare una giustificazione del peccato, per cui non c’è più bisogno di pentimento. E naturalmente don Karsten ha presentato le persone queer come povere vittime.
Dopo l’omelia, don Karsten ha chiesto ad alcuni omosessuali di presentare la loro testimonianza. E uno di loro, un uomo, ha raccontato la sua straziante storia: voleva diventare diacono, ma a causa della discriminazione non ci è riuscito. Poi ha scoperto l’accogliente e aperta Queergemeinde e lì ha trovato anche l’amore della sua vita, un altro uomo, con il quale ora vive “la gioia della fede”.
Don Weidisch ha colto l’occasione per ricordare le parole di Bergoglio, “Chi sono io per giudicare?”, tacendo ovviamente sulle “passioni infami” di cui parla Paolo (Rm 1,26-27).
Durante la distribuzione della comunione, mentre la band suonava un brano adatto al sassofono, un omosessuale ha proposto una meditazione in cui ha sostenuto che così come il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue di Cristo, una trasformazione dovrebbe avvenire anche in noi stessi, “dalla paura alla fiducia, dalla rigidità all’apertura, dall’isolamento alla comunità”.
Sebbene presentata come Gottesdienst (“servizio divino”), la perversa liturgia è stata un atto blasfemo, una celebrazione dell’uomo peccatore che vuole restare nel peccato e lo rivendica come diritto.
Una messa del genere non viene celebrata ogni domenica in ogni chiesa novus ordo. Il problema è che può essere celebrata e perfino pubblicizzata e trasmessa in televisione.
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Nella foto, don Weidisch ripreso dalle telecamere durante la messa queer.



