“Mater populi fidelis” / 1

di Vincenzo Rizza

Caro Aldo Maria,

non avendo sufficiente preparazione in materia, non entro nel merito della nota dottrinale “Mater populi fidelis” su alcuni titoli mariani riferiti alla cooperazione di Maria all’opera della salvezza.

A prescindere dalle considerazioni formulate dal Dicastero per la dottrina della fede, la nota non sposta in me di un millimetro la devozione dovuta alla Madre di Dio (che personalmente ritengo l’appellativo più forte e bello che possa essere attribuito alla Madonna, almeno fino a quando qualcuno non deciderà che anche l’Ave Maria debba avere il suo moderno restyling).

Come già altri commentatori hanno, tuttavia, rilevato, apprezzo con enorme soddisfazione il passaggio in cui, al punto 22, si dice che “Quando un’espressione richiede numerose e continue spiegazioni, per evitare che si allontani dal significato corretto, non serve alla fede del Popolo di Dio e diventa sconveniente”

Medice, cura te ipsum, ricordava Gesù citando un antico detto che richiama la favola di Esopo delle due bisacce: ogni uomo ha appese al collo due bisacce, l’una piena di vizi altrui e l’altra dei propri vizi. Peccato che la prima sia posta davanti, mostrandoci immediatamente i difetti altrui; la seconda sia appesa dietro, impedendoci di vedere i nostri.

A scanso di equivoci premetto subito che la mia seconda bisaccia non è solo appesa dietro ma è anche ben nascosta in modo da non riuscire a vederla neanche se mi dovessi voltare. Anche quella del cardinale Fernández, tuttavia, mi sembra ben occultata. Chissà se, in qualità di ghostwriter di papa Francesco e di prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, si ricorda di recenti documenti che hanno richiesto “numerose e continue spiegazioni”, che non servono “alla fede del Popolo di Dio” e che diventano “sconvenienti”.

Tralasciando ambigue note a piè di pagina sparse qua e là in esortazioni apostoliche (poi interpretate da conferenze episcopali amiche) e altrettanto ambigue risposte fornite a quesiti volte a confondere più che a chiarire (sufficiente il riferimento alle risposte riguardo alla possibile partecipazione ai sacramenti del battesimo e del matrimonio da parte di persone transessuali e di persone omoaffettive nonché a quelle sulla conservazione delle ceneri dei defunti sottoposti a cremazione), basta ricordare la dichiarazione “Fiducia supplicans” per avere un esempio luminoso ed evidente di espressioni che, come oggi ricorda il cardinale Fernández, hanno richiesto infinite (e spesso ridicole quando non grottesche) spiegazioni e che sono diventate (in realtà sono sempre state) “sconvenienti” (per usare un eufemismo).

Speriamo che alla prossima nota dottrinale qualcuno in Vaticano si volti indietro e si accorga che le bisacce – come certe dichiarazioni – sarebbe meglio svuotarle ogni tanto, invece di riempirle con parole ambigue e sconvenienti che confondono invece di indicare la retta Via.

 

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