A proposito di “Mater populi fidelis” / 1
di Alessandro Orecchio
Carissimo Valli,
mi permetto di intervenire anch’io, nel mio piccolo, in merito alla nota “Mater populi fidelis“. Lo faccio per il debito inestinguibile che mi lega a nostra Madre, che quando vagavo ramingo in questa valle di lacrime mi ha amato per prima e mi è venuta a cercare. Sono considerazioni che vado elaborando già da un po’ e che fino a ora non ho trovato scritte da nessuna parte. Infatti i vari contributi di persone certo più influenti di me, sul suo blog e altrove, mi sono sembrati non esaustivi. Mi spiego.
È stato detto che la funzione corredentrice di Maria è tutta contenuta nel suo fiat, oppure, o anche che è dovuta alla partecipazione, con il suo dolore di madre, al sacrificio di Cristo sulla croce.
Le dico subito cosa mi pare che non vada: qui si dà per assunto che la Redenzione di Cristo sia un fatto “puntuale”, avvenuto in un tempo e in un luogo precisi, e che in quel tempo e luogo nostra Madre abbia avuto o meno l’occasione di diventare corredentrice.
Ecco: io vedo il fatto della Redenzione dell’umanità non come un “punto”, ma come una “semiretta”: una linea che ha il punto di origine nella croce e da allora si proietta nel futuro indefinitamente, nel senso che Cristo continua a sacrificarsi misticamente in questa e in altre dimensioni, e lo farà fino alla fine dei secoli.
E qui arrivo al ruolo di nostra Madre. Lo faccio, con il suo permesso, prendendo come spunto Gv 10, 7-9: “Io sono la porta delle pecore… Io sono la porta; se uno entra attraverso di me sarò salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo”.
In questa pericope Gesù non afferma di essere il “pastore”, ma la “porta”. Con il sacrificio della croce quella porta, che è il sangue di Cristo, è diventata disponibile. Gesù qui non è il pastore che esce per radunare le pecore, ma la porta attraverso cui il pastore entra con le pecore.
Mi si permetta una metafora: il Sangue redentivo di Cristo, diventato disponibile con la croce, assomiglia a una grande oasi nel deserto. L’oasi è situata in un luogo preciso, immobile. È là, non si sposta. In questo deserto, torturato dal sole delle passioni, che fa apparire in lontananza miraggi e illusioni, vaghiamo spersi tutti noi. Abbiamo una sete da morire, sete di quell’acqua che è il Sangue di Cristo. Quell’acqua dissetante è da qualche parte in questo vasto deserto, ma noi non sappiamo dove si trovi, e l’oasi rimane immobile.
Ma nell’oasi vive una guida esperta. Eccola che esce alla ricerca dei viandanti dispersi. Ne raggiunge uno, gli parla, lo incoraggia e gli insegna il tragitto. Anzi, fa di più: fa il viaggio con lui.
La guida è Maria. Ella non è l’acqua, ma sa orientarsi nel deserto in modo da portare all’acqua tutti quelli che vagano senza una meta. Maria conduce a Cristo.
Ma, di fatto, come fa? Notiamo che è sempre lei a prendere l’iniziativa con noi. Talvolta interviene in maniera inequivocabile: dalla Vergine del Pilar a Fatima, è sempre e solo lei ad apparire, mai – o quasi – Gesù, che è il motore immobile. Ma nostra Madre può stabilire il contatto anche in maniera più velata, inserendosi nei più disparati gangli della vita di ciascuno di noi, secondo modalità note solo a lei: per esempio quando qualcuno, digiuno di Chiesa, si trova a pensare a Maria senza sapere perché, quando per caso troviamo una medaglia miracolosa, quando ci si ferma di fronte a un’edicola provando una strana sensazione, e così via.
Maria ci viene a cercare. E quando ha stabilito il contatto, non ci lascia. Come i lettori ben sapranno, le virtù delle quali Maria è vaso perfetto sono trasfusive. Se ci si concentra su di lei, ad esempio con la recita del rosario, ma anche con la preghiera del cuore, nostra Madre poco per volta, segretamente anche a noi stessi, plasma il nostro cuore sul modello di lei stessa.
Per farlo capire con una metafora, sarebbe come se una ginnasta di consumata esperienza e dalla tecnica perfetta si mettesse ad allenare una classe di bambine. Ore e ore, che poi diventano giorni, mesi, anni di duro esercizio – la notte oscura – alla trave, alle parallele, agli anelli. Errori, sbagli, imperfezioni… La maestra osserva, dolcissima ma inflessibile, e pretende molto dalle ginnaste in erba, perché sa che nella tecnica c’è la chiave della libertà e della loro felicità. Le piccole ginnaste piangono, si disperano – le sofferenze, le prove – e la maestra ora interviene, ora lascia fare, sempre e solo per il loro bene. Le piccole, in quei giorni interminabili, guardano a lei a più riprese, e lo sguardo della maestra le rinfranca e dona loro coraggio. Alla fine dei lunghi, lunghissimi anni di allenamento le alunne sono cresciute: sono diventate tutte ginnaste provette, più o meno brave a seconda dell’impegno profuso, del desiderio di migliorarsi, della loro conformazione fisica e delle ore spese ad allenarsi. Nessuna, naturalmente, è brava ed esperta quanto la maestra, che rimane sempre irraggiungibile, ma la maestra è soddisfatta, perché le sue piccole conoscono almeno i rudimenti di tutte le tecniche.
E questo solo per rimanere all’azione di nostra Madre nel nostro regno degli uomini. Ma la Mamma non smette di prendersi cura delle anime quando sono in punto di morte, e anche dopo, se pur con le loro imperfezioni si sono salvate nel purgatorio. È lei che continua ad “allenarle” nel regno della purificazione, è lei che fa cadere la pioggia del Sangue di Cristo che dà sollievo e ristoro nella prova di quel fuoco, è lei che distribuisce a quelle anime tutte le grazie lucrate per loro con i nostri sacrifici e le nostre penitenze, e quando il tempo prescritto è terminato è sempre lei che va a prendere le anime per regalare loro il giorno che non tramonta.
Ella per Grazia, non per natura, è fusa alla volontà di suo figlio Gesù. La volontà di Gesù, che è Dio come il Padre, è immobile e chiara: la volontà di Maria la capisce e adatta. Sono due volontà: quella del Figlio, che dispone, e quella della Madre, che si rende disponibile, ogni volta rispondendo sì a suo figlio. Perché il regno degli uomini è limitatissimo, e la perfezione stessa di Maria e Gesù sulla terra si è perfezionata assumendo il volto definitivo in cielo.
Questo tenevo a raccontare per significare come i miei occhi vedono la corredenzione di nostra Madre.
Un caro saluto a lei e ai suoi lettori, con affetto e stima sempre nuovi.



