Come l’avrà presa Mamma?
di Michele Rizzi
In questi giorni abbiamo detto, scritto e letto molto sul documento “Mater populi fidelis”, ottanta nebbiosi paragrafi stilati dal Dicastero per la dottrina della fede. Molti sentimenti si sono accavallati nei nostri cuori: sorpresa, disgusto, indignazione, rabbia, insofferenza, rassegnazione. A tanti ha ispirato solo pena. Ma questi umani sentimenti in fondo sono poco più che foglie al vento, contano ben poco rispetto alla perfezione del Giudizio divino. Chissà da quelle parti come si è reagito, chissà la Santa Trinità come la pensa. Difficile rispondere. Non abbiamo neppure una Caterina o una Teresa a portata di mano, qualcuno in presa diretta con lassù che ci possa riportare quel Giudizio.
Però una domanda facile facile, di quelle che sorgono spontanee, ce la possiamo porre. Una domanda che tutti ma proprio tutti ci siamo fatti sin da bambini: come l’avrà presa Mamma? Intendo: nel cuore immacolato della Santa Vergine, Madre di Dio e Madre di tutti noi, che sentimenti sono nati dopo aver udito le parole su di lei proferite dalla sua Chiesa, l’unica vera e santa chiesa, l’unica ad aver come Capo suo Figlio Gesù Cristo? Ovviamente non è facile saperlo, ma possiamo azzardare un parere: non è stato uno dei suoi giorni migliori. La possiamo immaginare un po’ triste, se non addirittura in lacrime come apparve a La Salette. E quando la Madre è in queste condizioni, cosa debbono fare i buoni figli? Consolarla, starle vicino, pregarla. Magari cantarle un inno. Magari usando la lingua con la quale i suoi figli l’hanno onorata e pregata per diciannove secoli, lingua che lei conosce bene.
Non una parola di questo inno è nuova. Tutte le sue espressioni sono state pronunciate, scritte e pregate da padri e dottori della chiesa, da santi e da papi in questi due millenni cristiani.
Madre, siamo sempre gli stessi, siamo in comunione con coloro che ti hanno venerato e pregato dal Calvario fino a oggi, passando per le persecuzioni di Decio e gli abomini di Lutero. Rallegrati Maria, e prega Dio per noi: non saranno le nebbie terrene a oscurare la luce che si espande all’infinito dalla corona che hai sul capo. Regina dell’Universo, vertice della creazione, quella corona non l’hanno posta uomini, è stata sigillata da Dio, da sempre e per sempre. Amen.
Omnipoténtia supplex,
Dei Patris fília, Dei Fílii Mater et Dei Spíritus Sancti sponsa,
templum Trinitátis, spéculum divínæ Unitátis,
sine labe origináli concépta et in cælum assúmpta
ora pro nobis, Grátia plena;
salútis ætérnæ stábilis arca, malórum príncipis caput cónterens,
quæ cunctas hǽreses sola interemísti;
múlier amícta sole, univérso mundo spes et auróra salútis,
ómnium populórum dómina ac Regína
ora pro nobis, benedícta in muliéribus;
signum certæ spei, ab omni malo vindex,
advocáta nostra, ómnium gratiárum mediátrix,
filiórum Hevæ corredémptrix
intercéde pro nobis, virtúte Altíssimi obumbráta;
cæléstis pátriæ desidérium, ómnium precum nostrum amen,
hic et ubíque, nunc et semper christifidélium caput et paradígma:
quæ nutriísti Reparatórem totíus substántiæ nostræ
exténde manum tuam et tange cor nostrum
ut illúmines et líberes nos peccatóres
Messíæ Gloriósi advéntum
atque immaculáti cordis tui triúmphum expectántes,
Mater inæstimábilis Grátiæ et Caritátis, Virgo María.
Deus, Pater rerum creatárum, miserére nobis
María, Mater rerum recreatárum, ora pro nobis
Deus, Pater constitutiónis ómnium, miserére nobis
María, Mater restitutiónis ómnium, ora pro nobis



