Cronache dalla grotta / Zaccheo, “festinatio” e arance

di Rita Bettaglio

Zachǽe, festínans descénde; quia hódie in domo tua opórtet me manére: Zaccheo, scendi in fretta perché oggi è opportuno che io mi trattenga a casa tua (Lc 19, 5).

Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, dice il Vangelo, è tuttavia basso di statura e, per vedere Gesù, escogita di salire su di un sicomoro. Chissà cosa lo spingeva: la semplice curiosità o qualcosa che neppure lui capiva? Solo Gesù lo sapeva: alle volte le persone più improbabili manifestano una disposizione alla grazia che mi stupisce e mi riempie di ammirazione e di vergogna per la mia stolidità.

Nella grotta si è fatto sentire un poco il freddo: non eccessivo ma quel tanto che basta per star meglio fuori che dentro. Le arance imbiondiscono ogni giorno di più e il vetusto albero davanti alla grotta ha bisogno di essere puntellato per sostenere l’ampia chioma. Quest’anno non tantissime arance ma grandi e solenni, quasi quattr’etti l’una, che dentro serbano un arancino più piccolo.

Festinans descende: scendi in fretta, ingiunge Gesù. In fretta, come Maria in fretta si mise in viaggio per visitare la cugina Elisabetta. Cum festinatione, dice il Vangelo di san Luca (Lc 1,39): senza indugio, con solerzia e, perché no, un certo buonumore dato dalla coscienza che si sta facendo la cosa giusta. Io la Madonna la immagino così: parte subito per la città di Giuda dove abitava la cugina, e parte contenta.

Non diciamo forse, all’inizio di ogni ora dell’Ufficio divino: “Domine ad adjuvandum me festina”? Cioè vieni presto in mio aiuto, lascia tutto ed accorri.

Non è la fretta nostra, piena di agitazione, ma quella che san Benedetto prescrive ai monaci: “I monaci siano sempre pronti e, appena dato il segnale, alzandosi senza indugio si affrettino a prevenirsi vicendevolmente per l’Ufficio divino, ma sempre con la massima gravità e modestia” (RB XXII, 6). Facto signo absque mora surgentes, festinent invicem: anche qui il verbo usato è festinare, ma cum omni tamen gravitate et modestia: affrettarsi ma con gravità e modestia.

Quest’atteggiamento di pronta disponibilità ma con gravità e modestia è segno di un animo che sa controllarsi, che controlla i moti disordinati e non se ne fa travolgere. Quante volte anche la cavernicola si agita e finisce per confondersi e non capire più nulla?

La fretta è una cattiva consigliera, dicevano i vecchi, ma la festinatio non è fretta: è prontezza con un certo grado di gravità, di autocontrollo, che frena pur spingendo e spinge pur frenando.

Non è facile conseguirla, così come la mitezza che è una beatitudine. Si dice che san Francesco di Sales, doctor dulcedinis, avesse un carattere focoso, tendente all’ira: per tutta la vita egli la tenne sotto controllo, ma alla sua morte furono rinvenuti profondi segni delle sue unghie sotto la scrivania. Non cedette mai all’ira.

Per oggi dalla grotta è tutto.

Una precisazione: nella grotta la Madonna è corredentrice e mediatrice di tutte le grazie. Nessun rischio di fraintendimento.

 

 

 

 

 

 

 

 

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