“Caro Gesù”. Diario dalla “chiesa in uscita / 2
di Elena Martinz
Caro Gesù,
non sapevo ti piacessero tanto i travestimenti!
Siamo a novembre, ma sabato scorso all’oratorio sembrava carnevale.
Io non ho trovato nulla di più adatto del mio maglione di lana, quello grosso che ho ereditato da mio fratello, e dei miei pantaloni della tuta neri. Scusa Gesù, ma a me proprio non piace essere qualcun altro. I catechisti mi hanno guardata storta e mi han chiesto: “E tu chi saresti?”.
Avevo tutti gli occhi dei bimbi curiosi addosso. Davanti ai miei amici trasformati in beduini, piccoli preti e suore, demoni, mostri e qualche supereroe, ho risposto: “Io sono me stessa”. Alla catechista più vecchia però non è piaciuta la mia risposta: “Ma tu non sei mica santa! Avrai un santo preferito?”. A parte che i santi non sono caramelle, quindi non mi va di sceglierne uno, poi non credo che un mantello marrone e un bastone in mano mi avrebbero fatta sembrare san Giuseppe. Insomma Gesù, sei tu che mi hai creata, no? Se mi volevi diversa dovevi pensarci prima.
E tu, Gesù, da cosa ti saresti travestito? Tu non hai bisogno di comprare il sangue finto come alcune mie amiche che sono venute con delle maschere da teschio insanguinate. Tutti ridevano, ma a me facevano schifo e paura.
Gesù, mi sa che io in cielo con te non ci verrò, perché a quanto pare bisogna essere sempre felici per arrivarci.
I catechisti ci hanno spiegato che i santi erano persone come noi, ma che ridevano sempre. Ridevano talmente tanto che contagiavano gli altri e così tutti diventavano felici e contenti, come nelle favole.
È strano, Gesù, perché io ti vedo lì, sulla croce appesa sopra al mio letto, e tu non ridi. Anche a me non viene per niente da ridere a guardarti.
Sarò io la solita “insolita”, come dice mio fratello: figurati che non capisco quasi mai le barzellette. Cosa vuoi che capisca io di risate e di santi!
A proposito, i catechisti ci hanno raccontato la storia di alcuni di loro.
Vediamo se li riconosci, Gesù.
Il primo è famosissimo: nella foto che ho qui sotto, il tuo amico è talmente piccolo che sembra in ginocchio, con le braccia aperte e uno sguardo estasiato rivolto verso un signore grande e possente, avvolto in ricchi mantelli dorati. All’inizio pensavo che il riccone fossi tu, anche se in effetti lui aveva la faccia un po’ troppo scura e mi sembrava troppo lussuoso per come ti conosco io. In effetti ci han spiegato che il signore a cui il tuo amico straccione pare aver fatto un sacco di complimenti era un ricco musulmano, una specie di re. Se non hai capito chi è il santo, vedrai che adesso ti sarà chiaro: il tuo amico parlava con gli animali. Sono certa che adesso hai capito chi è. Qui sul libretto c’è anche scritto che dovremmo ispirarci a lui per proteggere l’ambiente. In effetti dovrei far vedere alla mamma come andava vestito questo tuo amico: smetterebbe di fare tante lavatrici, così forse il mare sarebbe più pulito e nel deserto inizierebbe a piovere.
Adesso invece senti questi: un pacifista magro magro a gambe incrociate e due contestatori belli robusti e dallo sguardo serio, quasi imbronciato.
Ti copio i nomi dal libretto, perché mi sa che non riesci a indovinarli: Ghandi, Lutero e Hus. Quale dei tre preferisci, Gesù?
Questo invece te lo scrivo subito perché non lo indovinerai mai: ha un nome impronunciabile e mi ci vorrà un quarto d’ora per copiarlo qui sul diario.
Ecco: Swami Abhishiktananda. Sai che ti ha rubato il nome? Quello scioglilingua infatti vuol dire “la gioia dell’unto o anche Cristo”.
In realtà il suo vero nome era Henri, ma non era felice. Un giorno ha incontrato un grande “santo indiano” e un “famoso guru” che lo hanno fatto ridere (non ti trascrivo i loro nomi perché sono troppo lunghi, ma qui sul libretto ci sono). Hurrà! Da quel momento Henri ha incominciato a vestirsi di arancione e ha deciso di chiamarsi come te, Gesù. Lo sai qual è stata la “più alta avventura spirituale” della sua vita? Un infarto.
Mi sa che anche mia nonna non verrà con te in cielo: a lei non era tanto piaciuto l’infarto!
Lui invece, dopo essere rimasto per un po’ in uno stato “al di là della vita e della morte”, è entrato nella “grande immersione” o “grande sprofondamento”. Cioè, io credo sia morto, ma sul libretto del catechismo c’è scritto proprio così. Gesù, forse si sono sbagliati: se fosse in cielo non sarebbe sprofondato, giusto?
Vediamo se indovini questo: era un prete scienziato, fissato con l’evoluzione, tipo Darwin. Gesù, ti dò un altro indizio: ripete di continuo che tu sei cosmico, che il mondo è cosmico, che la messa è cosmica e che tutto si trasforma mentre viene risucchiato verso un punto cosmico, dove l’uomo diventa come un supereroe con forze ed energie dai nomi strani… No Gesù, non è Ufo Robot. Anche a me era venuto in mente lui mentre leggevamo a turni la sua storia. Ti dò un ultimo suggerimento, Gesù: in fondo alla biografia c’è scritto che Francesco (non il santo, ma quello vestito da papa) lo ha definito un sacerdote incompreso, che aveva idee “troppo scientifiche” per i papi vecchissimi (quelli in bianco e nero, per intenderci) ed era invece molto amato dai papi più giovani (quelli a colori). Se vuoi il mio parere, anche se sono vestita da me stessa e non da papa, io dico che questo prete aveva idee molto confuse e parecchio noiose. Non hai capito chi è, vero? Ti copio il nome: Tehilard de Chardin.
Per fortuna poi il campanile ci ha salvati! Non ne potevo più. Din don e i catechisti ci han detto che dovevamo andare a messa. E tutti travestiti! Tutti tranne me.
Gesù, ma perché solo la scuola era chiusa, mentre i supermercati e i negozi erano tutti aperti? Non sapevo che esistesse una messa riservata a noi scolari.
Scusa se ti faccio tante domande Gesù, ma è tutto così strano: in cielo fai entrare anche mostri e diavoli?
In effetti, ora che ci penso, loro ridono sempre. Te lo chiedo perché la catechista si era messa le corna rosse sulla testa ed è andata conciata così a leggere la seconda lettura. Mi è rimasta impressa perché parlava di un trono circondato da un mare di gente vestita di bianco… Gesù, io non me ne intendo, ma quel giorno in chiesa di persone vestite di bianco non ce n’era proprio neanche una. Anzi!
E dietro al trono (o come si chiama quella sedia grossa dietro l’altare su cui troneggia il prete) c’era appeso un gigantesco fumetto di Batman. Sì, proprio lui, il supereroe pipistrello. Il prete, tutto contento, ci ha spiegato che Batman è un salvatore, proprio come te Gesù.
Adesso che ci penso… forse eri proprio tu travestito da pipistrello!
Se è così, non potrò essere tua amica. A me non piacciono i fumetti dei supereroi; preferisco Topolino.
Pensaci Gesù, lui è sempre calmo e paziente con quel disastro di Pippo, sa un sacco di cose e risolve tutti i guai degli altri anche se non ha nessun superpotere, non sa volare ed è basso basso come me.
Ora devo andare che la nonna mi aspetta. Oggi la accompagno al cimitero. Lo sai Gesù che lei lo chiama Campo Santo? Eppure lì nessuno ride.
Aiutami Gesù, anche io vorrei tanto essere santa e venire in cielo da te, ma più che a Batman assomiglio a Topolino…
Alla prossima!
______________________________
Nota
I testi tra virgolette sono stati copiati letteralmente dal libro di catechismo di mio figlio (edizione della Conferenza episcopale tedesca del 2004). Anche il resto è tutto vero, solo ricostruito liberamente per renderlo più comprensibile.
______________________________
2.continua
Qui la prima puntata



