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Il cardinale Fernández e l’elogio della contraddizione

di Vincenzo Rizza

Caro Aldo Maria,

il cardinale Fernández pare sia assai compiaciuto del putiferio che anche “Mater populi fidelis” ha scatenato. Memore dell’altro suo indiscutibile successo, “Fiducia supplicans”, e del fatto che passati rilevamenti sul gradimento per le benedizioni alle coppie omosessuali avrebbero mostrato percentuali vicine al 75% tra i giovani sotto i trentacinque anni, ha immediatamente commissionato un altro sondaggio che lo ha confortato: il 90% degli intervistati sotto i cinque anni ha dichiarato di non capire bene il termine corredentrice e la percentuale è addirittura prossima al 100% per gli intervistati sotto i due anni.

Poiché la prudenza non è mai troppa, ha fatto anche una personale verifica tra i suoi compagni di merende, riscontrando un immediato plebiscito.

Rincuorato dal risultato, si è subito rimesso al lavoro e ha partorito una nuova nota dottrinale chiamata “De sancta contradictione”, volta a fornire ogni opportuno chiarimento su passaggi fondamentali della dottrina alla luce del nuovo magistero (almeno di quello dal 2013 in poi). Il mistero cristiano, infatti, si esprime più pienamente quando afferma e nega simultaneamente, perché la contraddizione, se fatta con amore, diventa santo discernimento.

Solo il titolo della nota è in latino in quanto, per entrare subito in tema e tenuto conto che la lingua ufficiale della Chiesa è ancora quella di Virgilio e di Cicerone, il resto del testo è stato scritto in itagnolo (un mix tra italiano e spagnolo).

Il primo capitolo è dedicato al Dicastero da lui presieduto (già Santa Inquisizione, quindi Sant’Uffizio, poi Congregazione per la dottrina della fede e infine Dicastero per la dottrina della fede), giusto per chiarirne il ruolo pei i pochi che fossero ancora distratti.

È stato originariamente costituito per combattere le eresie. Per questo motivo è inopportuno e sconveniente che denunci errori dottrinali (come qualcuno ha già detto) e anzi è chiamato a favorirli e incoraggiarli.

Il secondo capitolo è dedicato alla Madonna, giusto per rafforzare quanto già affermato con “Mater populi fidelis”.

Molti santi, dottori della Chiesa e papi hanno riconosciuto in Maria la corredentrice del genere umano. Per questo motivo tale titolo è inopportuno e sconveniente e quindi la Madonna va onorata (se proprio non se ne può fare a meno) negando il linguaggio utilizzato per secoli e al più identificandola nella pachamama.

Il terzo capitolo è dedicato alla purezza.

San Paolo e il catechismo condannano esplicitamente gli atti impuri e contronatura. Per questo motivo è inopportuno e sconveniente disapprovarli e va anzi incoraggiata la lettura di libri come “Sáname con tu boca. El arte de besar” e “La pasión mística. Espiritualidad y sensualidad” e va diffuso quanto più possibile l’insegnamento di “Fiducia supplicans”.

Il quarto capitolo è dedicato alla Rivelazione e alla Tradizione.

Dovere della Chiesa è trasmettere il deposito della Fede. Per questo motivo è inopportuno e sconveniente restare fedeli alla Rivelazione e alla Tradizione, che vanno cambiate a ogni capriccio.

Il quinto capitolo è dedicato alla Verità.

Gesù ha detto che è la Via, la Verità e la Vita: la Verità è oggettiva, eterna e immutabile. Per questo motivo è inopportuno e sconveniente ritenere che la Chiesa possieda verità ma ciascuno è libero di inventare le verità che vuole.

Il sesto capitolo è dedicato al peccato.

La Chiesa ha sempre insegnato che il peccato è un’offesa a Dio. Per questo motivo è inopportuno e sconveniente che i fedeli si preoccupino del peccato perché Dio non si offende e ama tutti e tutto. Il solo peccato rimasto è parlare del peccato o, al più, criticare la sinodalità (cfr. anche il settimo capitolo).

Il settimo capitolo è dedicato alla Chiesa, considerata per secoli Mater et Magistra. Per questo motivo è inopportuno e sconveniente che la Chiesa voglia insegnare; anzi, tramite l’ascolto e la sinodalità, deve imparare dallo spirito del mondo dimenticando di essere madre e chiedendo anche scusa per i precedenti insegnamenti.

L’ottavo e ultimo capitolo è dedicato all’ecumenismo.

Nel Vangelo di Matteo sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto” (Mt 4,10). Per questo motivo non esiste un Dio cattolico e tutte le religioni sono uguali e semplici linguaggi utili a raggiungere Dio.

Nelle conclusioni si chiarisce, infine, che il nostro parlare deve essere “sì, sì”, “no, no”. Per questo motivo ogni sì o no deve diventare un forse o un chissà, in attesa che lo spirito del mondo e il processo sinodale facciano diventare falso ciò che ieri era vero e vero ciò che domani potrebbe essere ritenuto falso.

Aldo Maria Valli:
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