di Marco Anca
Caro Aldo Maria,
ho letto molte cose interessanti in “Duc in altum” in questi giorni, e vorrei fare alcune riflessioni.
Rita Bettaglio [qui] ricalca quello che diceva Vaclav Havel nel tuo saggio [qui], che per me è una pietra miliare nel cammino di consapevolezza circa la situazione presente.
Nelle società europee occidentali militarizzate ideologicamente (e tra un po’ non solo: lo saranno anche economicamente, professionalmente e giuridicamente), chi non è allineato è solo.
Io ho cominciato a oppormi a tante cose dal 2011, dal colpo di stato bianco che ha portato al governo Monti, e dalle guerre degli occidentali che hanno condotto verso la guerra mondiale a pezzi.
Tutto ciò mi è costato l’isolamento, con tanti conoscenti e amici di area di sinistra, diventati liberal all’americana, che hanno troncato ogni rapporto usando anche toni di disprezzo e di odio (per altro ricambiati). I pochi di destra mi hanno invece riservato lo stesso trattamento dopo le mie critiche a Israele.
D’altra parte, avendo una famiglia russofona, siamo stati isolati, già ben prima del 2022, anche da alcuni vicini di casa.
Ora qualcuno, visti i tempi, si rifà avanti, ma da parte nostra trova la porta ben chiusa.
Per questa gente, per l’uomo massa – secondo la definizione del professor Orsini che la mutua dalla sociologia – non ci può essere perdono: sono gli stessi che hanno creato le basi per lo sterminio di milioni e milioni di persone, non solo ebrei, durante la seconda guerra mondiale.
Chi è libero è solo, questa è la verità, e la famiglia deve condividere questo progetto di vita.
Chi è libero non fa nemmeno grande carriera, ma questo avviene da sempre e non dipende solo dalla politica. Un prezzo che vale la pena pagare.
Poi vorrei tornare brevemente al Concilio Vaticano II provando a usare le lenti dello storico e non quelle del cattolico, premettendo che secondo me in ogni parrocchia dovrebbe esserci libertà di celebrare anche la messa vetus ordo.
Magari mi sbaglio. Sei tu l’esperto di riferimento per tutti noi. Il Concilio viene annunciato nel 1959, parte nel 1962 e termina nel 1964. Sono gli anni in cui il mondo cambia perché parte la decolonizzazione, appaiono sulle mappe molti nuovi Stati, quindi anche la platea dei cattolici mondiali cambia, come cambia la tipologia di sforzo missionario.
Questo lo si nota anche dalla composizione del Sacro Collegio, in cui dominavano italiani ed europei, con pochissimi cardinali del continente americano e il solito australiano che in conclave non arrivava mai.
Il primo cardinale indiano è del 1953, nominato da Pio XII, mentre Giovanni XXIII nel 1960 nomina il primo cardinale africano, il primo giapponese e il primo filippino. Queste sono tutte cose che vanno viste insieme.
Poi si può discutere delle decisioni prese e sulla loro effettiva efficacia, ma l’esigenza di passare da una Chiesa europeo-centrica a una Chiesa mondiale era evidente. Almeno, da storico la vedo così.
C’è infine un’ultima osservazione, ma questa la teniamo riservata tra noi due.
________________
Caro Marco, ti ringrazio, ma non sono esperto di un bel niente.
Circa il Vaticano II, mi permetto di consigliare la lettura del libro “L’altro Vaticano II. Voci su un Concilio che non vuole finire”. Certamente le date hanno un’importanza determinante. Ci si stava avvicinando al Sessantotto e la Chiesa, sotto molti aspetti, si fece interprete dell’aria di rivoluzione che si respirava ovunque. Anche la valorizzazione delle chiese non occidentali e non europee fu conseguenza di quella temperie. Apertura legittima in nome dell’universalità della Chiesa, ma che ha comportato alcune conseguenze non sempre positive. Ormai si usa dire che non importa la nazionalità di un papa, di un vescovo, di un cardinale. E invece no: importa eccome.
Quanto alla libertà, ho sperimentato sulla mia pelle quanto il suo prezzo sia salato. Sto con l’amato Prezzolini: “Le masse non sentono il bisogno della libertà, sentono il bisogno del cibo”. Pensiero aristocratico? Pazienza. Il bello di essere un isolato è che non si ha più niente da perdere.