Messainlatino vince la causa contro Google

Il blog messainlatino.it ha vinto la causa contro Google.

Ripercorriamo i fatti.

È il luglio 2025 quando Google oscura senza preavviso il sito messainlatino.it, ospitato sulla piattaforma blogger.com della stessa Google.

Il blog, fondato nel 2008 e con all’attivo oltre 23 mila articoli e interventi accumulati negli anni, conta una media di un milione di visualizzazioni mensili. Le notizie date in esclusiva non di rado trovano risonanza sia nel web sia su quotidiani di primaria rilevanza nazionale e internazionale.

Google giustifica la soppressione con una mail in inglese contenente una scarna e generica motivazione: “Your content has violated our Hate speech policy” (“Il vostro contenuto ha violato le nostre regole contro l’incitamento all’odio”). Non viene fornita alcun’altra spiegazione né la possibilità di interloquire con qualcuno di Google.

L’atto censorio, che ha immediatamente larga risonanza, porta a due interrogazioni parlamentari, una al Parlamento europeo, l’altra alla Camera dei deputati.

Nell’interrogazione al Parlamento europeo si rileva come la censura sia stata adottata per presunto hate speech sebbene non risulti “alcuna indicazione chiara sui contenuti effettivamente ritenuti lesivi”. Di conseguenza, la rimozione solleva gravi interrogativi sul rispetto della libertà di espressione, di parola e di religione tutelata da carte e convenzioni europee e internazionali che riconoscono a ogni persona la libertà di esprimere opinioni e appartenenza religiosa senza interferenze.

Con ricorso d’urgenza in tribunale, messainlatino.it chiede che Google Ireland Limited (ramo europeo della multinazionale) ripristini immediatamente il blog.

Google quindi riattiva spontaneamente il blog (dimostrando così che non c’erano contenuti di incitamento all’odio), ma si difende con cinque avvocati che chiedono il rigetto del ricorso e la condanna alle spese in favore di Google stessa. Come unica prova di asserito contenuto discriminatorio viene fornita la pubblicazione di un’intervista a un vescovo (monsignor Strickland) il quale, in quanto contrario all’ammissione delle donne all’ordinazione al diaconato, avrebbe sostenuto che le donne possono stare solo in casa a procreare figli.

Messainlatino.it replica che il vescovo, pur sostenendo la sua contrarietà all’ammissione delle donne al diaconato, non ha detto nulla del genere, e il blog men che meno, e comunque ci si è limitati riportare il testo di un’intervista altrui.

I difensori di Google risponde negli atti processuali: “Non importa la fonte più o meno autorevole (vescovo, pontefice) del post, se viola norme della policy”.

Come si vede, il tema è serio: un’entità come la multinazionale Google si arroga il diritto assoluto di decidere che cosa può essere pubblicato, in spregio ai diritti costituzionali più elementari.

Secondo i difensori di Google, anche quello che dice un vescovo o perfino il papa deve essere censurato se non piace alla multinazionale.

Il Tribunale di Imperia (giudice dottoressa De Sanctis) fa rapidamente giustizia. Emette infatti una lunga ordinanza in cui, ripercorrendo le gravi violazioni operate da Google contro le norme europee che garantiscono l’accesso ai servizi digitali, dichiara l’inconsistenza delle motivazioni addotte per oscurare il blog e, in conseguenza, riconosce la fondatezza del ricorso.

Google viene condannata a pagare le spese processuali per circa settemila euro.

Copia integrale dell’ordinanza, destinata a fare giurisprudenza in casi analoghi, è pubblicata qui.

Da parte di “Duc in altum” complimenti a Messainlatino per la tenacia e felicitazioni per la vittoria!

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