Paure, scismi, Cop30

di Fabio Battiston

Eccoci di fronte a nuovi spunti di riflessione su una Chiesa in balìa di incertezze, paure, contraddizioni e – al solito – di indecenze pastoral-dottrinali delle quali i prelati di un cattolicesimo sincretistico si fanno quotidianamente paladini e divulgatori. Andiamo con ordine.

Monsignor Athanasius Schneider interviene finalmente sulla spinosa questione mariana. Tradizione, Famiglia e Proprietà pubblica le sue parole nella newsletter del 13 novembre. Il suo è un contributo serio e approfondito; un testo denso di considerazioni, risposte e puntualizzazioni dottrinalmente ineccepibili. Le ignobili esternazioni propinate dell’ex Sant’Uffizio vengono letteralmente fatte a pezzi. E fin qui va bene, ma poi? Possibile che egli non ritenga opportuno dare una prosecuzione logica al suo intervento, focalizzando stavolta l’attenzione sul carattere e sulla responsabilità degli estensori di quel documento? Sull’enorme problema sollevato da un pontefice che ha approvato e firmato quel testo? Sull’ennesimo pronunciamento di un paganesimo apostata e miscredente che si è impadronito della gran parte della Chiesa cattolica? E infine, ma non certo ultima, una qualche sua riflessione – e opinione – su come si possa ancora stare in comunione con questa massa di preternaturali? Invece niente, silenzio assoluto.

Le medesime considerazioni potrei farle rispetto a una serie di prese di posizione che ho avuto modo di leggere e ascoltare in questi giorni: da Julio Loredo, ai professori Zenone e Viglione fino ad autorevoli esponenti della FSSPX, senza dimenticare tutto ciò che è stato meritoriamente pubblicato su “Duc in altum”.

E poi un’altra amarissima constatazione. È mai possibile che nessuno di questi pur importanti esponenti non abbia sentito il bisogno di esternare le proprie posizioni anche al di fuori dei canali informativi “carbonari” del cattolicesimo non allineato? Perché non cercare e chiedere un più ampio palcoscenico offerto da qualche testata giornalistica, web e radiotelevisiva broadcast (e qualcuna disponibile se ne sarebbe certamente trovata)? Se qualche esempio a riguardo mi è sfuggito, fatemelo sapere.

Non posso poi non soffermarmi sul contributo di padre Santiago Martín, pubblicato sul blog. Padre Martin è senz’altro una splendida figura di sacerdote e di cattolico, tuttavia, in questo frangente, confesso di non riuscire a capirlo. Di fronte alla mostruosità della “Mater populi fidelis”, nonostante la protervia e la crudeltà ancora una volta esibite dal Tucho nel presentare le sue oscenità teologico-dottrinali, padre Santiago si umilia nel chiedere a costoro di meglio precisare il loro pensiero, di cercare parole diverse per esprimere i loro concetti e aiutare così il popolo dei fedeli a non cadere nella confusione. Ma insomma, lo abbiamo capito o no con che razza di persone abbiamo a che fare? Essi sono quasi giunti a conseguire il loro satanico obiettivo e noi li consideriamo ancora come “fratelli” coi quali è possibile e doveroso cercare un confronto, una sintesi, un’accidenti di assurda mediazione? Francamente trovo sempre più problematico confrontarmi con atteggiamenti così incomprensibilmente timorosi. Ma di cosa dobbiamo avere paura? A chi dobbiamo ciecamente offrire la nostra obbedienza? Ripeto per l’ennesima volta che non stiamo parlando di peccatori, come siamo tutti (e chi scrive è il primo della lista, si capisce), bensì di traditori! Essi sono l’esatto contrario di un clero, come quello ad esempio del XV secolo, che predicava bene e razzolava male. Abbiamo oggi certamente a che fare, nella maggior parte dei casi, con persone irreprensibili sul piano dei comportamenti, dell’etica e della morale ma, al tempo stesso, essi danno corpo e visibilità a un nemico che vuole distruggere Tradizione, Dottrina e Magistero, sostituendoli con una ignobile neo-chiesa secolarista e modernista. Costoro probabilmente razzolano benissimo, ma purtroppo predicano mostruosità.

Voglio spingermi ancora oltre, anche a costo di suscitare ironie e insulti da parte dei benpensanti. Mettiamo a confronto il Filioque – il concetto che da secoli viene considerato il punto focale che ha determinato il grande Scisma d’Oriente – con ciò che ha scritto la Chiesa cattolica a proposito di Maria Vergine nella “Mater populi fidelis”. Anche se non si tratta di un documento ex-cathedra, esso è stato partorito dopo decenni di continui attacchi dottrinali e teologici che, dentro la Chiesa, sono stati portati alla figura di Maria. La nota “smentisce e svergogna” documenti, atti, parole e posizioni sull’Immacolata che nella storia della Chiesa hanno contraddistinto il pensiero di un gran numero di pontefici e di santi (tra questi ultimi san Bonaventura da Bagnoregio, san Luigi Maria Grignion de Montfort e san Massimiliano Kolbe). Essa si pone, addirittura, in pieno contrasto con quanto affermato nel capitolo VIII della “Lumen gentium” e quindi con le risultanze di un Concilio che i modernisti cattolici stanno strombazzando da anni come “dogmatico”. Un capitolo VIII, voglio ricordarlo, frutto di un vile compromesso al ribasso che la ecumenica Chiesa giovannea di quegli anni concordò con il mondo protestante, il quale rifiutava categoricamente di redigere un documento a parte specificatamente dedicato a Maria e al suo ruolo nella Chiesa cattolica. Il risultato fu di relegare l’Immacolata nell’ultimo capitolo della “Lumen gentium”. E ancora: il testo firmato da papa Leone configura un attacco senza precedenti alle apparizioni mariane, particolarmente Fatima. Su questo aspetto faccio mia la posizione che padre Serafino Lanzetta ha espresso nel suo magnifico intervento sul canale Catolica fides. Penso infatti sia evidente come il continuo, pluridecennale attacco all’Immacolata e la sua “normalizzazione” in chiave prettamente umana contribuiscano a colpire in modo tremendo, oltre che i concetti di corredenzione e mediazione, la santità stessa della Vergine e il suo ruolo di presenza viva intra-trinitaria che il legame speciale con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo ha reso concretamente percepibile. La conseguenza di tale desacralizzazione è la demolizione o, quantomeno, il tentativo di demolire qualsiasi concetto di trascendenza e soprannaturale spiritualità legato alla presenza visibile di Maria nelle sue apparizioni. Negando la mediazione mariana – portatrice di invocazioni di Grazie verso la Trinità – ogni guarigione, ogni salvezza insperata, ogni speranza che sembrava impossibile nutrire divengono, proditoriamente, eventi dovuti al capriccio del caso o di un destino beffardo che, di volta in volta, lancia i suoi dadi per decidere a chi salvare la vita. Insomma, al di là del livello intermedio di ufficialità rivestito dalla “Mater populi fidelis”, le enormità sancite da quel documento sono tali che un qualunque tentativo di spiegazione, correzione o migliore adattamento appare francamente impraticabile. L’esempio di quanto accaduto col “Fiducia supplicans” è lì a dimostrare come qualunque goffo tentativo di recupero si rivelerebbe peggiore del male già ampiamente procurato. Né si può pensare a una sconfessione in toto, meno che mai proveniente dall’attuale pontefice, il cui ruolo di semplice “notaro” si va purtroppo sempre più delineando.

Pongo quindi la domanda, a mio avviso non provocatoria: quanto le prese di posizione sull’Immacolata concezione, così fragorosamente esplose nella “Mater populi fidelis”, potrebbero essere suscettibili di portare allo scisma rispetto a ciò che fu determinato dal Filioque?

Intanto la neo-chiesa continua imperterrita con le sue mostruosità. A Belém si sta svolgendo la famigerata conferenza Cop30 e l’eco-cattolicesimo mondialista sta facendo la parte del leone nel suo “rapporto” con l’Onu e le peggiori organizzazioni del catastrofismo climatico, specie quelle amazzonico-sudamericane. Per essi la Pachamama ha da tempo spodestato la Vergine santissima. Per rendersi conto, insisto, di come sia assurdo e non più accettabile restare in comunione con questa chiesa e i suoi accoliti, ecco cosa scrive sull’argomento l’eroica inviata speciale della velina Cei.

Ognuno potrà trarre le conclusioni che crede.

 

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