No alle balaustre, sì alle pagliacciate. L’obbedienza è sempre una virtù?
“Bada al tuo piede quando entri nella casa di Dio… Non dire nulla con leggerezza… perché Dio è in cielo e tu sei sulla terra”
Ecclesiaste, 5:1-2
In un ennesimo atto di vandalismo liturgico mascherato da “cura pastorale”, il vescovo a capo della diocesi di Charlotte, Michael Martin, ha ordinato che le balaustre nelle chiese siano eliminate a partire dalla prima domenica di Avvento. Un provvedimento che calpesta secoli di tradizione cattolica ed è un oltraggio alla riverenza dovuta a Nostro Signore.
Se da un vescovo come Martin ci si poteva aspettare qualcosa di simile, risulta incredibile il modo in cui padre John Putnam della Saint Mark Church ha spiegato la sua adesione alla richiesta vescovile.
Nella lettera ai parrocchiani, padre Putnam confessa candidamente che per lui le balaustre favoriscono “riverenza e devozione”, eppure ha deciso di aderire alla norma diffusa dal vescovo Martin in segno di obbedienza.
“L’obbedienza è una virtù” scrive il sacerdote, come se ci potesse essere virtù nell’accettare qualcosa che va contro la riverenza e la fede stessa. Putnam cita anche la Conferenza episcopale degli Stati Uniti, là dove afferma che “la norma è che la Santa Comunione si riceva in piedi”, e così aggiunge errore a falsità.
Il dogma della chiesa modernista è obbedire per stare uniti, ma come la mettiamo se questo stare uniti significa opporsi in modo irriverente a Nostro Signore? Putnam non ricorda l’ammonimento sull’obbedienza a Dio piuttosto che agli uomini?
Per placare i fedeli “tradizionalisti”, Putnam ha pensato bene di ricordare che comunque “tutti conservano il diritto di inginocchiarsi”. Che gentile! C’è però un problema: un anziano o una persona impedita fisicamente come fa a inginocchiarsi se non può appoggiarsi a nulla? E poi questi “pastori” dicono di essere dalla parte dei più deboli.
Affermare che un “diritto” resta in vita e poi fare in modo che sia impossibile esercitarlo: ecco i metodi usati da questi ipocriti.
Da parte sua il vescovo Martin, per non smentirsi, dichiara “assurdo” affermare che inginocchiarsi sia più riverente che stare in piedi. Assurdo? Assurda anche la Scrittura là dove dice “nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra” (Filippesi 2:10)?
Intanto padre Sergio Valverde, parroco di Cristo Re dell’Universo a San José, in Costa Rica, ha portato il sacrilegio a nuovi livelli [qui].
In base al motto Estamos en fiesta con Jesús, il sacerdote ha trasformato il santo Sacrificio della messa in un carnevale chiassoso.
Video e fotografie tratti dalla pagina Facebook della parrocchia mostrano padre Valverde mentre si esibisce nella sua performance. Applausi, balli e risate imperversano durante il “rito”, con il celebrante nel ruolo di intrattenitore, come in un villaggio turistico. Un’autentica profanazione, il trionfo dell’emozione sulla devozione e del protagonismo umano sul sacro. Ovviamente nel segno dell’inclusione. Ma nessuno ha vietato a padre Valverde di fare quel che ha fatto.
La rivoluzione si impone anche così: distruggere i segni visibili della devozione e sostituirli con rappresentazioni che sono una contraffazione della liturgia e un insulto alla nostra fede.
Abbiamo citato due casi, ma l’elenco potrebbe essere lunghissimo.
Noi abbiamo bisogno di simboli, di gesti. Non per formalismo, ma per esprimere la fede. Eliminare ogni riverenza e devozione contribuisce in modo potente a svuotare la fede e a trasformare la nostra religione in qualcos’altro.
Quando Mosè si avvicinò al roveto ardente Dio non gli disse: “Tranquillo caro, stai pure in piedi, non c’è bisogno che mi mostri riverenza, tanto questo suolo non è santo”. Disse l’opposto: “Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro… Mosè allora si nascose la faccia, perché aveva paura di guardare Dio” (Esodo 3:5).
Vogliono trasformare la casa di Dio nel palcoscenico del protagonismo umano. E chi si inginocchia e mostra riverenza è deriso come “indietrista”.
Obbedienza a questi neo-modernisti indecorosi e bestemmiatori? No, grazie.
“Adorate il Signore nel suo tempio santo. Tutta la terra tremi davanti a lui” (Salmo 95:9). Basta entrare in una qualsiasi chiesa per constatare che la liturgia moderna ha ormai archiviato le forme di adorazione come obsolete e divisive. Oggi chi ancora va in chiesa è indotto a celebrare l’uomo, non Dio.
“Il Signore è nel suo tempio santo: tutta la terra faccia silenzio davanti a lui” (Abacuc 2:20). Ebbene, il silenzio è stato estromesso, sostituito dalla gazzarra delle chiacchiere, delle chitarre, degli applausi.
Ma Dio non si lascia prendere in giro.



