Nota dottrinale? No, carta straccia

A voi mi rivolgo poi, o mia dolcissima Signora e Madre mia Maria: voi sapete ch’io dopo Gesù in voi ho posto tutta la speranza della mia salute; poiché tutto il mio bene, la mia conversione, la mia vocazione a lasciare il mondo, e quante altre grazie ho ricevute da Dio, tutte le riconosco datemi per vostro mezzo.

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, “Le glorie di Maria”

Non sono un esperto di mariologia e quindi non avrei titoli per intervenire a proposito della nota dottrinale “Mater populi fidelis” del Dicastero per la dottrina della fede. Se devo essere sincero, trattandosi di un documento proveniente dalla ditta Tucho Fernández & Co., non l’avrei neanche letto: da lì può arrivare solo qualcosa da cui è meglio stare alla larga. La reazione veemente di tanti amici mi ha fatto però capire che ignorare non si può. Troppo sfacciato l’attacco, troppo indegna l’operazione. Ecco perché in proposito ho ospitato qui numerosi interventi di tanti autori ben più ferrati del sottoscritto.

Sul fatto che Maria sia correndentrice non ci dovrebbe essere nemmeno da discutere. Il Padre per mandare il Figlio tra noi si è affidato a lei, al suo “sì”. Senza Maria niente Gesù. Senza il suo assenso, niente Incarnazione. Senza Incarnazione, niente Redenzione. Più corredentrice di così!

La questione di lana caprina (o luciferina?) sollevata dalla nota dottrinale può nascere solo da chi ha perso la fede. Del resto, annullare o ridurre l’impronta mariana del cattolicesimo è tipico degli apostati.

Qualcuno ha detto: la Nota nasce dalla necessità di non irritare i cosiddetti “fratelli separati” protestanti, per i quali il titolo di corredentrice rappresenterebbe “uno schiaffo”. Il che è come dire: per non irritare questo fratello sciagurato che se n’è andato sbattendo la porta, anziché richiamare all’ordine lui me la prendo con la mamma.

Ma poi, scusate, al di là di ogni possibile considerazione, ditemi: c’è qualcuno tra voi che seriamente si sia mai posto il problema al centro della Nota vaticana? Certamente no. La questione può essere rilevante solo per la gerarchia che al momento occupa i sacri palazzi.

Molti amici mi chiedono: e ora che fare? La mia risposta è semplice: pregare, chiedere perdono, invocare pietà, riparare all’offesa.

A chi è preso dalla tentazione di andarsene rispondo ancora una volta: non siamo noi che dobbiamo andarcene. A noi è chiesto di custodire il deposito della fede. Il Signore provvederà.

Lascio volentieri a Tucho & Co. le questioni di lana caprina-luciferina e mi tengo stretta la devozione mariana in cui sono nato e cresciuto, e che a quanto pare è ancora ben viva se consideriamo l’ondata di reazioni contrarie al documento vaticano.

La nota dottrinale per me è carta straccia.

*

Vergine Santissima che piaceste al Signore e diveniste Sua Madre, immacolata nel corpo e nello spirito, nella fede e nell’amore; riguardate benigna ai miseri che implorano il vostro potente patrocinio!

Il maligno serpente, contro cui fu scagliata la prima maledizione, continua purtroppo a combattere e insidiare i miseri figli di Eva.

O benedetta Madre nostra, nostra Regina e Avvocata, che fin dal primo istante del vostro concepimento schiacciaste il capo del nemico, accogliete le preghiere che, uniti con voi in un cuor solo, vi scongiuriamo di presentare al trono di Dio, affinché non cediamo giammai alle insidie che ci vengono tese; così che tutti arriviamo al porto della salute, e fra tanti pericoli la Chiesa e la Società cristiana cantino ancora una volta l’inno della liberazione, della vittoria e della pace.

Così sia.

San Pio X, Preghiera alla Santissima Vergine Immacolata

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