Il sacro in fiera

di Vincenzo Rizza

Caro Aldo Maria,

la Fiera di Bologna ha recentemente annunciato che dal 31 gennaio al 3 febbraio 2026 si terrà la quinta edizione di “Devotio”, la “più grande fiera nel mondo e l’unica in Italia sui prodotti e i servizi per il settore religioso”.

Sempre dal sito della Fiera di Bologna apprendo che uno “dei gadget per l’Anno Santo che ha riscosso successo è stato certamente il kit del Pellegrino, un pratico zainetto contenente un cappello, una borraccia, un rosario, spillette e altri gadget, tutti rigorosamente con il marchio ufficiale del Giubileo. Segnali positivi anche per i paramenti per la liturgia, l’oggettistica sacra e i libretti per la preghiera, oltre a quadretti, devozionali e santini. A fine aprile, grande è stata la richiesta di ricordini su papa Francesco, in occasione della sua scomparsa e dei funerali in piazza San Pietro. Dal mese di maggio, è poi esplosa in tutto il mondo la domanda di prodotti dedicati a Leone XIV”.

Insomma, la “fortunata” coincidenza tra il Giubileo, la morte di un papa e l’elezione di un altro ha determinato un boom delle vendite di prodotti religiosi, manna dal cielo per il settore del marketing del sacro.

“Devotio 2026” ha già ricevuto l’immancabile patrocinio di importanti istituzioni cattoliche. Tra queste: “Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana, Ufficio Liturgico Nazionale della Conferenza Episcopale Italiana, Chiesa di Bologna”.

Non c’è, naturalmente, nulla di male nell’organizzazione di fiere che hanno a oggetto il sacro. Trovo, tuttavia, un tantino inopportuno e forse anche sconveniente (per utilizzare termini cari a recenti documenti vaticani) che tali fiere trovino il patrocinio della Chiesa. Tanto più se, come si legge sul sito ufficiale della manifestazione, “per tutti gli espositori la Manifestazione è la più importante occasione per fare affari, trovare nuovi clienti, creare nuove collaborazioni, rafforzare la propria identità e presentare le novità”

La manifestazione, in effetti, nasce in pieno pontificato di Francesco e non mi sembra che rappresenti più di tanto l’auspicata “Chiesa povera per i poveri”. La coerenza, tuttavia, non è di questo mondo.

Così diamo il via, con ogni più ampia benedizione, a una fiera che, coerente con i suoi più che legittimi obiettivi, “è un’occasione di business” e vede iniziative promozionali come i Devotio Award.

Per i più curiosi, nel 2024, il settore “Novità” ha visto vincitrice la “base porta-cero concentrico”, il cui “legno alla base del cero consente accostamenti ambientali inconsueti, sia in edifici contemporanei sia in edifici storici. Il suo è un concept innovativo, la forma è in armonia con l’utilizzo del porta-cero che accoglie la luce della fiamma”.

Il settore “Green” (oggi immancabile) ha visto vincitrice la proposta “Linea di prodotti ecosostenibile”: “un premio non solo per il processo e la considerazione di riciclare i materiali, ma perché in questo settore è una scelta difficile e molto rara. È stato apprezzato l’uso di cuoio, vetro e juta e la volontà di dare nuova vita a materiali che altrimenti sarebbero stati scartati, impreziosendo rosari, bracciali eccetera di nuovi significati”.

Il settore “Design” ha visto vincitrice la “Cappella della Riconciliazione”: “un progetto che si inserisce in armonia con l’interno della Chiesa. Le linee, il design e i materiali sapientemente studiati e scelti sono capaci di dare intimità al sacramento della Riconciliazione e si contestualizzano perfettamente con l’ambiente circostante”.

Il settore “Arte & artigianato” ha visto vincitore il “Calice e paterna Latinum”: “il gres riproduce la gravità materica della pietra e notevole è l’accostamento con l’oro che alleggerisce nella luminosità le superfici interne. Con grande mestiere, tecnica e gusto estetico tutte le opere sono realizzate completamente a mano rendendole uniche”.

Il settore “Best stand experience” ha visto vincitrice la proposta di uno stand di “candele e incensi”: “uno stand che denota forte coerenza tra gli oggetti esposti e il sistema espositivo; esteticamente piacevole e molto comunicativo sia attraverso l’esposizione dei prodotti sia per le gigantografie esposte. Tramite l’appendimento [sic] di candele si crea un ambiente volto ad accogliere e coinvolgere il visitatore così come l’angolo degli incensi che emana nell’aria piacevoli e avvolgenti fragranze”.

Manca solo il premio per il settore “Progetto tomba di famiglia”, verosimilmente perché sarebbe stato vinto a mani basse dal Barone Ottone degli Ulivi, detto Zazà, con il suo sobrio progetto di tomba in “marmo nero preziosissima”, con i suoi “70 scalini”, le “otto colonne” tra “un puttino e una colonna, una colonna e un puttino”, la statua di una “bella donna che rappresenta il dolore”, gli “archi di trionfo” che rappresentano il “trionfo della morte”, il “muro del pianto” e la “piscina” per rinfrescarsi nelle giornate più calde

Tralasciando forse l’ambizioso progetto della tomba, non proprio alla portata di tutti (anche perché, ricordando sempre il buon Totò, “signori si nasce”), gli altri prodotti sono senz’altro indispensabili per il religioso e il fedele à la page ed eco-friendly che vogliano aggiornare il corredo devozionale con gli ultimi ritrovati della moda del sacro – tra un porta-cero innovativo, un rosario ergonomico ed ecosostenibile “impreziosito di nuovi significati” e una fragranza piacevole e avvolgente – in una manifestazione che unisce mondi che fingono di non conoscersi ma in realtà vanno spesso abbracciati: il sacro e il profano, la spiritualità e il commercio. Con il sacro sempre più oggetto di vendita e sempre meno oggetto di fede.

 

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