Il papa, la Santa Sede, la pace, la guerra. Riflessioni dopo le parole di Leone

di Marco Anca

Leone XIV in occasione del Giubileo dei poveri ha pronunciato alcune parole sulla guerra in Ucraina che richiedono una seria riflessione. Le frasi del papa sono state riportate solo da alcuni media, sia mainstream sia non mainstream. Ho scelto come fonte “Avvenire” [qui], per il quale certamente non stravedo ma che è un quotidiano cattolico ufficiale e mainstream.

Un amico profondamente cattolico mi ha poi segnalato, con una sottolineatura positiva, un’ulteriore dichiarazione rilasciata dal papa all’uscita da Castel Gandolfo e così riportata [qui] da un organo assolutamente mainstream come l’agenzia Ansa.

Come prima cosa, vorrei parlare di metodo.

Il papa è il riferimento spirituale di più di un miliardo di persone nel mondo, ed è colui che guida un patrimonio religioso, storico, culturale, artistico e politico con duemila anni di glorioso servizio. Lui, come del resto l’ultimo dei presbiteri, deve assolutamente essere all’altezza di questa gloriosa storia.

Girando il mondo, anche quello non cattolico (Levante, Medio Oriente, mondo ex sovietico e mondo ortodosso), ho verificato che c’è molta attenzione verso le parole del papa, l’unico capo di stato occidentale (perché così è considerato) veramente rispettato, mentre gli altri sono tutti disprezzati. Pertanto, alle sue dichiarazioni è dato largo spazio sui media.

Ecco perché dico: per favore, basta con le dichiarazioni estemporanee ai giornalisti, basta con le battute, i pensieri in libertà. Specialmente quando si parla di problemi cruciali come la pace e la guerra, una carica di tale statura e di tale prestigio deve parlare solo con atti ufficiali, pesando perfino le virgole.

Leone consideri attentamente come i suoi predecessori Benedetto XV e Pio XII definirono la guerra, in modo netto ma senza prendere posizione tra gli schieramenti (anche se qualche misero personaggio definì Benedetto XV un “austriacante”).

Ora mi chiedo: nel caso di cui stiamo parlando, Leone ha parlato a braccio non pesando le parole? Trattasi quindi di una “bergoglionata”? Se fosse così, sarebbe molto grave. Qualcuno glielo spieghi.

Dove sta il punto? Il punto è lessicale, perché in diplomazia il lessico conta, sia politicamente sia giuridicamente. E contano anche il detto e il non detto (si pecca non solo per opere, ma anche per omissioni).

E passiamo ai contenuti. Prevost parla di “pace giusta e stabile”. E qui occorre intendersi bene. “Stabile”? Ci mancherebbe altro. Ma “pace giusta”? Questa è esattamente la definizione usata dai forsennati guerrafondai europei, che tradotta significa: vittoria dell’Ucraina e smembramento della Russia in tanti piccoli pezzi da far governare a nuovi Eltsin, così da poterli saccheggiare come negli anni Novanta. Cosa che nessun russo, nemmeno il più accanito oppositore del governo, se non corrotto, accetterebbe mai.

Ricordo che i russi usano ben altra definizione: “Pace duratura dopo avere rimosso le cause profonde della guerra”.

Il termine “cessate il fuoco”, usato dal papa, è proprio ciò che blocca le trattative, perché dopo l’esperienza degli accordi di Minsk (che, come Merkel e Holland hanno confermato pubblicamente, sono stati un trucco per far prendere tempo all’Ucraina e organizzarla militarmente: questo oggi il valore della firma degli europei) i russi vogliono un accordo strutturale, mentre il “cessate il fuoco” serve solo a dare ossigeno all’esercito ucraino e farlo riorganizzare (il “mandare armi per comprare tempo” di cui parla Crosetto).

Circa il punto “sta agli ucraini decidere se cedere dei territori”, il dramma è che gli ucraini non possono decidere un bel niente. Ormai sono gli europei, che su questa guerra hanno investito tutto – montagne di soldi nostri (e poi per una TAC si aspettano sei mesi), reputazione, credibilità diplomatica e politica – a decidere, e gli europei che cosa vogliono? Vogliono la guerra a oltranza, in attesa di spedirci anche nazioni e popoli europei quando la propaganda avrà svolto la sua missione e l’idea sarà “vendibile” agli interessati.

In Vaticano tutto ciò non lo si capisce?

Inoltre, il papa si sofferma sui civili ucraini che subiscono i danni, anche energetici, dei bombardamenti, ma non dice che i civili russi stanno subendo le stesse conseguenze. Un’omissione molto grave.

Insomma, Leone XIV ripropone in toto lessico e argomenti della più rancida propaganda europea. E qui dobbiamo chiederci: siamo di fronte a un caso di incompetenza diplomatica degna di una Kallas qualsiasi o c’è una precisa scelta di campo? Propendo per il secondo caso. Abbiamo, purtroppo, la Santa Sede che si schiera con un declinante Occidente collettivo in pieno delirio aggressivo e guerrafondaio contro la maggioranza globale. Terribile e assurdo.

Per fare la guerra ci vuole quella cosa chiamata fanteria. Orbene, in base ai numeri del recente Annuario statistico vaticano 2023, i cattolici dell’Occidente collettivo sono circa il 30% del totale. Pochi, per motivare una scelta di campo del genere. Con una complicazione ulteriore. I cattolici dell’Occidente collettivo sono solo battezzati o tutti anche credenti? Sottolineo che in alcuni paesi protestanti (ma pure nella Repubblica Ceca, e credo che man mano il dato si diffonderà), nelle statistiche ufficiali sulle religioni si inserisce correttamente anche il dato dei “non credenti”. E troviamo alcune sorprese. Olanda ed Estonia sono paesi a maggioranza nominalmente protestante. Però, computando i non credenti, in Olanda la religione con il maggior numero di credenti è il cattolicesimo, e secondi sono i musulmani, mentre in Estonia il maggior numero di credenti è ortodosso russo. Parlo del protestantesimo ma non credo che il cattolicesimo stia molto meglio.

Insomma, i numeri, già non esaltanti, scricchiolano: la fanteria sta dall’altra parte.

Poi, a mio avviso, c’è un altro punto ineludibile. Questa è la guerra dei protestanti. Certo, poi usano anche manovalanza di altre religioni, ebrei e musulmani sunniti (non a caso c’è chi dice che protestanti, ebrei e musulmani sunniti hanno alcuni punti in comune), ma resta la guerra dei protestanti contro gli ortodossi (e nel Levante contro tutti i cristiani d’Oriente). Emmanuel Todd ogni tanto in qualche intervista lo spiega bene. E perché mai i cattolici dovrebbero schierarsi con i protestanti, che sono antitetici a loro? Il processo di protestantizzazione della Chiesa è andato avanti così tanto?

Questa, inoltre, è la guerra del liberalismo woke, parassita e finanziarizzato, contro la tradizione e il cristianesimo, facendo scoppiare una guerra civile tra slavi orientali ortodossi. E perché mai i cattolici dovrebbero schierarsi con il liberalismo woke, totalmente antitetico alla loro fede?

A questo proposito la flebile reazione delle gerarchie cattoliche alla diffusione dell’eutanasia (che là dove è adottata è ormai così diffusa da essere inserita tra le cause di morte visibile nelle statistiche e che con la cancellazione dello stato sociale sta diventando una vera e propria pena di morte per poveri e disagiati, ai quali viene sempre più sovente proposta) deve farci pensare. Non vedo all’orizzonte nessun von Galen, vescovo che non cito a caso.

Dobbiamo pensare che fosse meno pericoloso, per un vescovo, opporsi allora ai nazisti di quanto lo sia oggi opporsi ai woke? Siamo arrivati a questo?

Oppure è questione di finanziatori? Domanda legittima, di cui si è parlato in occasione dall’ultimo del conclave a proposito dei presunti finanziamenti trumpiani al Vaticano. E, guarda caso, è stato eletto un papa americano.

Intendiamoci, l’argomento soldi non mi scandalizza. Quando Marcinkus diceva che “la Chiesa non si regge sulle Ave Maria” e “senza soldi non si può fare nemmeno la carità” usava toni grevi ma tutti i torti non li aveva. Il problema è come si usano i soldi e da chi arrivano.

Che questi grandi finanziatori, americani della destra filosionista, possano influenzare la Chiesa sarebbe qualcosa di gravissimo. Lutero ci avrebbe scritto altro che le novantacinque tesi! Una volta i grandi finanziatori donavano perché lo ritenevano giusto e per salvarsi l’anima. Oggi lo fanno per dettare la linea alla Chiesa?

C’è quindi da augurarsi che quella della Santa Sede sia una scelta di campo dovuta alla reazione pavloviana di una Chiesa che, pensando a sé stessa come espressione dell’Occidente, è rimasta ferma agli anni Cinquanta del secolo scorso.

I miei ultimi libri

Sei un lettore di Duc in altum? Ti piace questo blog? Pensi che sia utile? Se vuoi sostenerlo, puoi fare una donazione utilizzando questo IBAN:

IT64Z0200820500000400192457
BIC/SWIFT: UNCRITM1D09
Beneficiario: Aldo Maria Valli
Causale: donazione volontaria per blog Duc in altum

Grazie!