Le gemelle Kessler e l’esaltazione dell’eutanasia

di Vincenzo Rizza

Caro Aldo Maria,

la triste morte delle gemelle Kessler ci mostra come l’occhio del mondo vede il fine vita. Un profluvio di articoli esalta la loro scelta di farla finita, di morire insieme, come un fulgido e coraggioso esempio di libertà.

“Avvenire” ha dedicato loro, il giorno stesso della morte, un articolo in cui si esalta la vita artistica delle due sorelle senza commentare in alcun modo la tragica scelta

Morte insieme le gemelle Kessler, icone di un’Italia in trasformazione Chissà perché, la cosa non mi stupisce più di tanto. In verità potrebbe trattarsi di un “coccodrillo” preconfezionato, ma la sostanza non cambia: dal giornale della Cei un cattolico si dovrebbe aspettare altro (anche se ormai non se lo aspetta più). Nell’articolo è significativo, peraltro, il riferimento finale al fatto che le gemelle volessero che le loro ceneri fossero messe nella stessa urna con quelle della madre e “dell’amato cane Yello”: come se fosse una scelta del tutto normale e accettabile (ma forse oggi ormai lo è) per chi ha fede cattolica.

Per fortuna “Avvenire” ha pubblicato il giorno dopo un altro articolo in cui si analizza la scelta del suicidio assistito e si enfatizza il fatto che “dire che un suicidio (la seconda causa di morte per i giovani in Occidente secondo l’Oms, e in rapida crescita nella popolazione generale in Italia con dieci suicidi al giorno, come dice l’Istat) sia accettabile e persino desiderabile se si aggiunge l’aggettivo ‘assistito’ vuol dire mescolare le carte delle coscienze per nascondere la realtà di un fatto che andrebbe sempre prevenuto, scongiurato, sventato, e alla fine pianto come una sconfitta collettiva dolorosa”

Gemelle Kessler: le nostre domande quando si spengono le luci

Parole condivisibili, anche se l’articolo appare, a mio avviso, troppo indulgente nei confronti della nostra Costituzione che guarda “alla vita di ciascuno come un bene di tutti” e soprattutto della Corte costituzionale che avrebbe “ricordato più e più volte” tale principio “pur aprendo circoscritte eccezioni al principio della punibilità di chi aiuta a suicidarsi una persona che glielo chiede”.

In verità ritengo che la vita non sia un bene di tutti, ma un bene personale. Non va preservata in quanto di tutti, ma in quanto un dono di Dio indisponibile. Anche a voler prescindere da un approccio religioso, la libertà (e tu sai quanto tengo alla libertà) presuppone comunque capacità di libero discernimento e chi si trova in una situazione disperata di pesante condizionamento fisico o mentale difficilmente ha la lucidità per scegliere consapevolmente.

La stampa ha rappresentato le gemelle Kessler come due eroine del nostro tempo, capaci di una scelta coraggiosa. È davvero così? Da quanto si apprende non sarebbero state in grado di accettare la vecchiaia e il decadimento fisico: veri eroi sono invece quelli che sanno accettare, con mite accondiscendenza, tutte le fasi della vita, che sanno affrontare le difficoltà e le prove che ogni giorno ci presenta.

Il mondo di oggi ci dice che la vita vale la pena di essere vissuta solo se siamo attivi e in forze; quando non serviamo più possiamo essere buttati via, come si butta uno straccio vecchio. Come se fossimo su questa terra per ballare e cantare, per correre e saltare, e come se fossimo inutili se costretti su una sedia a rotelle. Ogni fase e prova che la vita e il buon Dio ci propongono hanno invece il loro perché: spesso non riusciamo a capirlo ma un giorno sapremo. Anche quella che può sembrare a occhi umani la più misera e inutile esistenza è voluta, conosciuta e amata in modo assoluto dal Padre.

Non tocca a noi giudicare le due sorelle: la loro sofferenza la conosce solo Dio che spero, nella sua infinita misericordia, possa accoglierle nel suo Regno. Quello che possiamo e dobbiamo giudicare è la narrazione che ci viene imposta, quella che scambia la disperazione con la libertà e la resa con la saggezza. Anche perché la vera dignità non sta nel decidere di morire ma nel riconoscere che nei momenti più difficili e quando ci sentiamo abbandonati da tutti abbiamo un Padre che non smette mai di amarci, fino all’ultimo istante.

 

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