Cronache dalla grotta / Custodi, memoria ed esilio
di Rita Bettaglio
Super muros tuos, Jerúsalem, constítui custódes; tota die et nocte non tacébunt laudáre nomen Dómini: sulle tue mura, Gerusalemme, hai posto dei custodi; non taceranno di lodare il tuo nome tutto il giorno e tutta la notte.
Così canta l’antifona al “Magnificat” dei primi vespri della XXIV domenica dopo Pentecoste.
Chi saranno mai questi custodi che, invece di far la guardia armata, cantano notte e giorno le lodi del Signore? Chi sono se non coloro che praticano la vita monastica, i laudatores, per dirla con Cluny?
Nella grotta si è fatto sentire il freddo, insieme ad una conventicola di piccoli briganti che, coi loro fardelli mondani, vogliono zavorrare a terra l’anima e il corpo. Qualche acciacco e imprevisti vari.
Avete mai notato che ci sono momenti in cui si avverte proprio, per dirla con san Paolo, “un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi” (2Cor 12,7)? Non sempre è una spina nella carne, come quella riservata all’Apostolo delle genti: talora è un dispetto, un’ingiustizia subita, una parola non mantenuta da parte di chi aveva avuto la nostra fiducia, una delusione cocente, un sotterfugio venuto a galla. È il solfanello che, se non vigiliamo accuratamente, appiccherà un incendio in tutta l’anima. La cavernicola ne sa qualcosa perché nella grotta un cerino acceso fa luce, sì, ma può anche suscitare un fuoco ed ombre inquietanti.
I custodi sulle mura di Gerusalemme cantano giorno e notte le lodi di Dio. Cantano e davanti a loro si apre un orizzonte sempre più vasto: vedono i nemici arrivare da lontano e intensificano il canto. Così nella grotta della cavernicola che è, sì, una modestissima grotta, ma è anche un muro di difesa, un baluardo a tutela del Regno di Dio che è già qui ed è in noi. Confesso che alle volte questo Regno trova poco posto nella mia (nostra) anima, ché abbiamo accumulato tante carabattole da trasformarla in una sorta di discarica. Come custodire e ampliare il Regno di Dio in noi? Come conservare la gioia della presenza di Dio, di cui la natura ci parla in ogni istante e che la santa Comunione rende realmente presente in corpo, sangue, anima e divinità?
Dice san Basilio nelle sue Regole: “(L’anima) separata dal preziosissimo ricordo di Dio dalla confusione e dalle occupazioni che la vita quotidiana è solita portare con sé, non soltanto patisce danno nella sua capacità di esultare e gioire in Dio, di godere del Signore e di assaporare quella dolcezza delle sue parole che fa dire: Mi sono ricordato di Dio e ho gioito (Sal 76, 4), e: Quanto sono dolci al mio palato le tue parole, più del miele della mia bocca (Sal 118, 103)”.
Ricordarsi di Dio in ogni momento: questo è il segreto e l’esercizio che la cavernicola in primis deve fare. Custodire questa memoria gelosamente. Ma come?
Nella mestizia dell’esilio in Babilonia, il salmista si domanda: Quomodo cantabimus canticum Domini in terra aliena? Come canteremo il canto del Signore in terra straniera? Eh, già, come fare? La terra straniera è il mondo coi suoi mille inganni, ma anche la nostra anima in cui permettiamo che entrino i miasmi e la rumenta, per dirla alla genovese, delle passioni.
La memoria, la memoria di Dio, è la chiave di volta, la leva che solleverà il nostro spirito dalle sozzure di ogni sorta: si oblitus fuero tui, Jerusalem, oblivioni detur dextera mea (Psal 136, 4-6). E continua: se mi dimenticherò di te, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra. Aderisca la mia lingua al mio palato, se non mi sarò ricordato di te, se non avrò posto Gerusalemme al principio della mia gioia.
Gerusalemme e le sue mura sulle quali stanno i cantori del Signore. Gerusalemme ornata come una sposa adorna per il suo sposo. Gerusalemme su cui il Signore pianse, da quella collina che ora si chiama Dominus flevit e che dona agli occhi la vista di tutta la città. Gerusalemme che è la nostra anima, la cella in cui, clauso ostio, chiusa la porta ad ogni clamore, intrattenersi col Signore, poggiando, come san Giovanni, sul suo petto.
Cor ad cor loquitur, secondo l’espressione di san Francesco di Sales, adottata dal cardinale Newman: il cuore parla al cuore quando ripetiamo, lungo la giornata, il versetto di un salmo o una giaculatoria. Uno squarcio sull’infinito che è possibile sempre e ovunque.
__________________________________
Per scrivere alla cavernicola o richiedere una copia autografata del libro “Cronache dalla grotta”: cronachedallagrotta@gmail.com
Per visitare il novello blog della cavernicola: https://scolasticadotblog.wordpress.com/



