Ridere per non piangere / Sulla “precisazione” di Tucho
Come certamente avete saputo, in una “precisazione” il prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, il cardinale Víctor Fernández, ha affermato che la frase contenuta nel nuovo documento “Mater populi fidelis”, secondo cui il titolo mariano “corredentrice” è “sempre inappropriato”, si applica solo ai testi magisteriali e liturgici, e che ai fedeli non viene chiesto di abbandonarlo nella devozione privata: “Questa espressione, corredentrice, non sarà usata né nella liturgia, cioè nei testi liturgici, né nei documenti ufficiali della Santa Sede. Se si volesse esprimere la singolare cooperazione di Maria alla Redenzione, la si esprimerebbe in altri modi, ma non con questa espressione, nemmeno nei documenti ufficiali”. “Voi, insieme al vostro gruppo di amici, potete usare il titolo, ma non sarà usato ufficialmente, cioè né nei testi liturgici né nei documenti ufficiali”.
Da nostra fonte (molto molto autorevole) abbiamo appreso che poi Tucho Fernández, in quanto prefetto del Dicasterium de Transitione Synodalis, ha emesso un’altra “precisazione”. Eccola.
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Si precisa che l’uso dei titoli “Sommo Pontefice”, “Vicario di Cristo”, “Servo dei servi di Dio”, “Successore del Principe degli Apostoli” e “Primate d’Occidente” è sempre inappropriato per il Presidente della Chiesa sinodale, come stabilito nella Nota “Pater Ecclesiae synodalis” dello scorso 4 novembre.
Tuttavia, nelle devozioni private, i fedeli sinodali ancora legati alla religione preconciliare possono continuare a usare questi titoli come espressioni di riguardo, ferma restando l’indole democratica ed elettiva della Presidenza della Chiesa sinodale che ha sostituito il papato romano.
Il Presidente del sinodo dei vescovi, nell’udienza concessa in data odierna, ha approvato questa precisazione e ne ha ordinato la diffusione.
Tucho
(Víctor Manuel Fernández, prefetto)
Carmencita
(Suor Carmen Miranda, segretario)



