“Caro Gesù”. Diario dalla Chiesa in uscita / 3
di Elena Martinz
Caro Gesù,
che cos’hai combinato? Devi averla fatta parecchio grossa questa volta.
Domenica scorsa la nonna e io volevamo andare a Messa, ma abbiamo trovato un gruppo di signore arrabbiate che sbarravano l’accesso alla chiesa.
Quando la nonna ha tentato di farsi largo per entrare, loro hanno preso un cartellone e glielo hanno messo in mano sperando che anche lei si unisse alla loro causa: lo sciopero della Messa.
Quelle signore hanno detto di essere delle specie di fan di una certa Maddalena. Dovresti conoscerla, Gesù, visto che era la capa degli Apostoli. Io credevo fossi tu, ma evidentemente mi sbagliavo, come sempre. A quanto pare anche gli Apostoli avevano capito male come me, per questo le fan di Maddalena stavano facendo sciopero. Quella domenica nessuno sarebbe potuto entrare in chiesa e andare a Messa, perché, secondo loro, Tu e i Tuoi Apostoli siete dei maschilisti da duemila anni. Strano, però, perché in casa ho un quadro in cui Tu metti una corona da Regina sulla testa della Tua mamma e intanto la abbracci. Chissà, forse questa Maddalena voleva essere regina pure lei.
Ti do un consiglio Gesù: ti conviene far sentire regine tutte le donne. Hanno il vizio di essere molto permalose e invidiose. E queste erano davvero inviperite.
Tra loro c’erano anche tante catechiste e suore. Una di poco più giovane della nonna guidava il coro di proteste: “Per una Chiesa in cui nessuno abbia paura di difendere i propri diritti; per una Chiesa in cui tutti abbiano il coraggio di opporsi alle ingiustizie!” e cose simili.
Se non ho capito male, per loro era un’ingiustizia non potersi vestire da preti e stare, come loro, davanti alla gente a parlare con il microfono.
Chissà perché trovano ingiusto andare a Messa semplicemente come fa mia nonna? Lei non si mette mai in mostra; anzi, si nasconde sempre la testa con un largo fazzoletto prima di entrare in chiesa.
Povera nonna, proprio non riusciva a capire cosa stesse succedendo, quindi ha iniziato a chiedere del parroco, credendo che lui avesse bisogno di aiuto. Magari era chiuso dentro, sequestrato in chiesa. Oltre al fatto che lei doveva assolutamente andare a Messa! Sai Gesù, lei è stata educata all’antica e se non può andare a Messa (le capita solo quando sta proprio male male) le prende l’ansia e corre subito a confessarsi. Mi dice sempre che è lì, durante la Messa, che lei può toccarTi, vederTi, parlarTi e stare con Te, Gesù. Grazie, perché, dalla voglia che ha di venire a trovarTi, è ovvio che con lei devi essere sempre stato davvero gentile. Ecco, credo che Tu la faccia sentire una regina.
Povera nonna: insisteva nel voler vedere il prete, ma ce l’aveva proprio davanti. Era l’unico uomo lì in mezzo, ma la nonna non l’aveva riconosciuto perché era vestito come quei signori importanti che fanno i capi nell’ufficio di papà. Inoltre, non era il solito parroco, anche se la sua faccia non mi era nuova.
Lo sai Gesù, anche lui scioperava e sul suo cartello c’era scritto più o meno così: “Voglio vivere in una Chiesa in cui tutti i generi abbiano gli stessi diritti: uomini, donne e anche quelli che non sono né donne né uomini”.
Forse i cani, o i gatti? La nonna dice che non si possono portare in chiesa. Papà dice che non si possono portare neanche in ufficio, ma qualche volta qualcuno li nasconde sotto la scrivania. Forse protestavano anche per quello. Gesù, dovresti provare a essere più animalista.
Sulla maggioranza dei cartelli invece c’era una parola con in mezzo un asterisco: “D*io, D*ea”. Meno male che non c’era la mia maestra, altrimenti per quelle signore sarebbero stati guai!
Ogni tanto la suora più vecchia si metteva a gridare qualcosa. Qui provo a scriverti quel poco che mi ricordo: “Oggi vogliamo reagire e far sentire la nostra voce ad alta voce”.
E che voce, Gesù! Stridula da far male alle orecchie!
“Questo trattamento riservato alle donne e agli uomini sposati grida vendetta al cielo”.
Allora Gesù, vediamo se ho capito bene: i mariti, le suore e le mogli vogliono fare i preti e vestirsi da preti, mentre i preti vogliono essere mariti e vestirsi da capi. Non vorrei essere al tuo posto, Gesù!
Sai cosa mi ha fatto venire in mente questo sciopero eucaristico? La Rivoluzione francese: la stiamo studiando a scuola. Là ce l’avevano tutti con il re e la monarchia. Se Tu sei re, faresti meglio a diventare democratico. Sai Gesù, nella monarchia c’è un re solo, mentre nella democrazia a me sembra che siano tutti re.
Purtroppo mi sa che ormai è troppo tardi, visto che Ti han trattato peggio di re Luigi XVI. A lui avevano “solo” tagliato la testa, mentre a Te, che già eri crocifisso, dopo averTi tolto chiodi e croce, Ti hanno staccato le braccia.
Aspetta che ti racconto.
Devi sapere che quando mia nonna si mette in testa una cosa non la ferma nessuno e ha detto al prete che sarebbe entrata in chiesa comunque, perché voleva vederti, Gesù, e secondo lei Tu eri chiuso lì dentro e per giunta da solo.
Il prete però l’ha trattata allo stesso modo in cui trattano me quando la mamma mi manda a comprare il pane: non arrivo neanche al bancone e aspetto tantissimo tempo prima che qualcuno mi veda e mi prenda sul serio. Anzi, peggio, perché almeno il fornaio non fa la predica. Uffa. Non potevo andare a Messa, ma dovevo comunque ascoltare la predica!
“Gesù è in tutti noi, signora mia! Gesù è dappertutto! Non c’è bisogno che entri in chiesa per incontrarlo”.
Poveretto, forse lui non conosce mia nonna: ha una testa più dura delle pietre. Tutta pelle e ossa, ma con una volontà di ferro.
Gesù, dovevi vedere che duello! La nonna ha alzato il suo Rosario di plastica fosforescente, usandolo come un’ascia con cui farsi largo in una giungla di cartelloni impenetrabile e minacciosa: “Mi lasci entrare, la chiesa è di tutti. Mi lasci almeno recitare il Rosario davanti alla Madonna”.
Ma la giungla ha tentato di fermarla. Sai Gesù, sembrava di vedere il serpente Kaa quando tenta di avvinghiare Mowgli: “Cara, io sono il vescovo; la chiesa è mia. Sono io a decidere e lei deve obbedire, se veramente ama Gesù. È Lui che mi ha scelto, è Lui che mi ha chiesto di farle da pastore. Lei faccia la brava pecorella, su”.
Ecco chi era il prete travestito da manager, Gesù! Mi sembrava di averlo già visto: era il vescovo che voleva che tuo Padre si tagliasse la barba e diventasse una femmina!
Se fossi una pecora, scapperei da un pastore così. Ma sono una bambina, per fortuna.
Vuoi sapere com’è andata a finire?
Ha vinto la nonna, naturalmente, e mentre mi trascinava attraverso il varco che si era aperta sventolando il Rosario, le scioperanti sconfitte mormoravano scuotendo la testa come si fa davanti a un povero matto. Hanno addirittura descritto la nonna come la solita vecchietta noiosa e ignorante che biascica il Rosario durante la Messa, allontanando così i giovani. Per loro è colpa del Rosario se le chiese sono piene di nonne come la mia. E, sempre secondo loro, le vecchiette hanno effetti tanto spaventosi sui giovani da farli scappare dalle chiese. Questa non l’ho capita, Gesù. Ma cosa vuoi mai che capisca io!
Come se non bastasse, un attimo prima di entrare in chiesa, ho visto anche la mamma di un mio compagno di classe: il più terribile e dispettoso di tutti. Pensa che ha iniziato a fare la predica pure lei: “Chiediamo al nostro Dio, alla nostra Dea, di accompagnarci e liberarci in questo nostro tempo, in cui dobbiamo continuamente vergognarci per la nostra Chiesa”. Perché, quelli come mia nonna sono la vergogna della chiesa? Anche questa non l’ho capita.
Oh Gesù, avessi visto come tremava la nonna! Non so se era rabbia o paura. So solo che quando finalmente il portone si è chiuso dietro di noi e si è fatto finalmente silenzio, si è messa a gridare lei!
Sì Gesù, la nonna è quasi cascata per terra quando ti ha visto lassù, appeso di fronte all’altare.
Eri crocifisso senza croce, ma fatto a pezzi. Slogato e tagliato: braccia segate e trasformate, insieme alla testa, in lancette; la tua schiena trafitta, inchiodata nel mezzo di un grande orologio.
Gesù, ma tu non sei eterno? Allora perché ti hanno trasformato in un orologio e costretto a segnare le ore con la testa e i minuti con le braccia? Anche questa non l’ho capita. Ma forse non c’era niente da capire, se non che era una cosa molto brutta. Ho visto la nonna piangere e cadere in ginocchio davanti al quadro della Madonna con la corona sulla testa. Quel giorno non le è bastato dire un Rosario e quando ci siamo alzate per andare via, avevo davvero male alle ginocchia.
All’uscita, c’erano ancora sia le donne che il prete ad aspettarci ed erano riusciti a non far entrare nessun altro in chiesa.
La nonna mi ha stretto la mano e ha riattraversato quella specie di giungla selvaggia senza guardare in faccia a nessuno. Io invece non sono riuscita a non vedere una signora alta alta vestita con una tunica bianca e con la striscia da prete sulle spalle. Al nostro passaggio ha detto qualcosa che ha fatto tremare di nuovo la mano della nonna: “Dio, Dea, Dii” (forse ho capito male, ma suonava così), portiamo con noi e davanti a te il peso della nostra chiesa. Benedici la nostra chiesa e trasformala! Lascia che la nostra speranza di rinnovamento contagi gli altri! Te lo chiediamo nel nome del Padre, della Madre, del Figlio e dello Spirito Santo”.
Gesù, io sono sempre più confusa. Chi è che comanda questa chiesa? Non sei tu il re? Se tutti, vescovi compresi, fanno lo sciopero della Messa, allora possono avercela solo con Te e sono talmente arrabbiati da averTi spezzato le ossa.
Di chi è la chiesa? Io credevo fosse Tua, ma loro dicono di no e la vogliono trasformare. A vedere come hanno trasformato Te, c’è da preoccuparsi. Come minimo taglieranno le colonne e segheranno tutte le panche, inginocchiatoi compresi. Meglio starne alla larga prima che ci crolli tutto sulla testa.
Gesù, scusa le domande, ma chi sono questi Dei, Dee, Dii? Anche loro sono arrabbiati con Te? E il Padre e la Madre? E il Figlio? Sei tu? Lo Spirito Santo è sempre quello di duemila anni fa o ne sono arrivati altri?
Come sai, non sono granché in matematica, quindi forse mi sbaglio… ma se Dio è uno in tre persone, come dice la mia nonna, e da adesso in poi ci saranno almeno un Dio, una Dea e uno strano Di con l’asterisco, allora le persone dovrebbero diventare nove, giusto? Cioè, tre per tre. Anzi, tre per quattro, perché si è aggiunta anche la madre oltre al padre, al figlio e allo spirito santo. Quindi dodici, come minimo. Per me cominciano a essere davvero troppe…
Lo so, avrei potuto chiedere alla nonna tutte queste cose, ma era davvero sconvolta, poveretta. Ha mormorato preghiere fino a casa e poi si è chiusa in camera.
So che bisogna sempre essere buoni e pazienti, ma oggi proprio non ci riesco. Quelle signore, catechiste, suore, mogli e mamme comprese, mi stanno proprio antipatiche. E il loro vescovo anche. Come si permettono di impedire alla nonna di entrare in chiesa? E di segare Te, Gesù, in tanti pezzi? Non avevi già sofferto abbastanza? Neanche mio fratello, che pure colora di rosso le mie bamboline per far finta che siano insanguinate, ha mai osato tagliare loro braccia, gambe e testa dopo un’esplosione scoppiata durante una delle sue guerre immaginarie tra soldatini.
Gesù, anche così conciato, Ti prego, consola la mia nonna. Non riesco proprio a vederla triste. Vederti lì, monco, appeso a testa in giù a casa Tua, è stato davvero terribile.
Io credo che lei vorrebbe aggiustarTi e io l’aiuterei tanto volentieri. Ma dove trovo una scala abbastanza alta per venire a staccarTi dagli ingranaggi di quel gigantesco orologio?
E come faccio a rimetterTi le braccia e la croce?
Ci vorrebbe san Giuseppe. La nonna dice che è bravissimo, più del mio papà, ad aggiustare quello che si è rotto.
Ora Ti lascio, Gesù, che vado a scrivere una letterina a san Giuseppe. Spero che almeno lui non sia arrabbiato con Te e possa riunire tutti i pezzi del Tuo corpo in un solo bel Crocifisso: uno di quelli che piacciono tanto alla nonna.
3. continua
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