Don Camillo: – Gesù, avete saputo?
Gesù: – Che cosa, don Camillo?
Don Camillo: – Il gruppo di studio sinodale numero nove ha pubblicato un rapporto intermedio che chiede un “cambiamento di paradigma” nel modo in cui sono affrontate le questioni dottrinali, pastorali ed etiche.
Gesù: – In parole povere?
Don Camillo: – Il gruppo chiede “una trasformazione del pensiero e dell’azione”, specie sulle questioni “emergenti” quali “omosessualità, pratica non violenta del Vangelo, violenza sulle donne”.
Gesù: – In parole ancora più povere?
Don Camillo: – La nuova via, dicono, è trattare “la dimensione pastorale come orizzonte di interpretazione”. Bisogna mettere al centro la “soggettività dell’altro”. L’autorità deve “collocarsi nell’ascolto”. Occorre il “discernimento” caso per caso.
Gesù: – Don Camillo, ti ho chiesto parole povere…
Don Camillo: – Lo so, Gesù, e vi chiedo scusa. Ma così si esprime il gruppo di studio numero nove. Che posso farci?
Gesù: – Potresti sforzarti di tradurre.
Don Camillo: – Gesù, è impossibile. Questi hanno un linguaggio tutto loro.
Gesù: – Ma, alla fin fine, che cosa vogliono?
Don Camillo: – Secondo me vogliono una religione nuova.
Gesù: – Come sarebbe a dire “nuova”?
Don Camillo: – Senza dogmi, senza verità stabile, senza punti fermi. Una religione… fluida.
Gesù: – Ma non ho forse detto “Io sono la via, la verità e la vita”?
Don Camillo: – Certo che l’avete detto, ma a loro non basta più. Vogliono il “principio di pastoralità”.
Gesù: – Tutto molto strano.
Don Camillo: – Non è tanto strano, Gesù. È il modernismo. Niente più legge divina e principi perenni. In parole povere, vogliono fare come gli pare.
Gesù: – Ah, ora ti capisco. Questi li conosco. Sono le guide cieche, che filtrano il moscerino e ingoiano il cammello.
Don Camillo: – Non potevate dire meglio, Gesù. In parole povere. E vere.