Incontrarsi e dirsi addio. Se nove anni bastano per definire un matrimonio “lungo”

di Vincenzo Rizza

Caro Aldo Maria,

la “Gazzetta dello sport” ci informa che l’ex tennista Ana Ivanovic e l’ex calciatore Bastian Schweinsteiger stanno per divorziare.

Una notizia di per sé ordinaria, visti i tempi in cui viviamo. Ciò che colpisce è, tuttavia, l’affermazione del giornale che racconta “la fine del lungo matrimonio”. Un “lungo” matrimonio che è durato ben… nove anni.

Non conosco la media della durata dei matrimoni (che peraltro varia da paese a paese), ma è significativo che anche in Italia un matrimonio di appena nove anni, con tre bambini piccoli nati tra il 2018 e il 2023, possa essere definito “lungo”.

In fondo, tuttavia, il giornale ha verosimilmente ragione visto che il matrimonio è diventato una parentesi rosa tra le parole “oggi” e “vediamo quanto dura”. Dal “per sempre” al “per ora” è un attimo.

Così nove anni, che solo alcuni lustri fa sarebbero stati l’alba di una vita insieme, diventano un tempo infinito e tre bambini, che avrebbero diritto a crescere in una famiglia, devono considerarsi fortunati per aver assistito a un’unione genitoriale durata poco meno del viaggio di Ulisse per tornare a Itaca.

Segno dei tempi in cui l’amore è diventato un’esperienza a tempo e la famiglia è scambiata per un progetto provvisorio; in cui dimentichiamo che la libertà presuppone la responsabilità; in cui nove anni possono diventare un’epopea interminabile.

 

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