Lettera da Chiavari / L’ossessione LGBTQ e l’autodistruzione della Chiesa

Caro Valli,

la diocesi di Chiavari, nel ridente Tigullio, sta tornando alla ribalta riproponendo, anche se condite in diversa salsa, le solite trite tematiche omoaffettive costantemente al centro dell’attenzione.

Il messaggio promozionale (un opuscolo scaricabile dal sito della diocesi) è piamente intitolato “Non c’è amore più grande”, ma, guarda caso, viene tralasciato il resto della citazione: “… di questo: dare la vita per i propri amici”, ovvero il decisivo riferimento all’amore-agape di Cristo che sacrifica sulla croce la vita per noi. Evidentemente, meglio non toccare il tema del sacrificio, ormai tabù.

L’opuscolo raccoglie alcune testimonianze di famiglie​ e quelle di due coppie omosessuali. Obiettivo dichiarato è far conoscere queste realtà, ma sotto sotto la tecnica è sempre la solita: secondo la finestra di Overton, far penetrare nella coscienza collettiva idee non ancora del tutto socialmente accettabili e condivise. Di qui il linguaggio zuccheroso e il piagnisteo dei presunti “emarginati”, al fine di ottenebrare il giudizio morale oggettivo e sostituirlo con il sentimentalismo.

Chi ne paga le conseguenze è la povera gente, a cui si impedisce di pensare secondo la retta dottrina.

In quanto cattolico che non vuole deviare da quel depositum che Rivelazione e Magistero mi hanno consegnato, rifletto su alcune questioni.

L’esplosione delle problematiche LGBTQ+, ormai centrali nella Chiesa, evidentemente segue le direttive delle lobby massoniche e liberal-progressiste che hanno di mira non gli interessi delle persone omosessuali ma la distruzione dell’istituto familiare, ultima avanguardia da abbattere in vista dell’instaurazione del nuovo ordine mondiale.

Penso anche agli enormi interessi finanziari che girano attorno a queste politiche, fondi che potrebbero essere utilizzati per le famiglie composte da padre, madre e figli, sempre più penalizzate.

Il vescovo della diocesi di Chiavari e i suoi collaboratori sono consci del fatto che con queste loro scelte, definite “pastorali”, collaborano a un progetto anticristiano e perciò antiumano?

La Chiesa, che è nel mondo ma non è del mondo, dovrebbe opporsi ai poteri forti massonici, non collaborare ai loro progetti. Dovrebbe alzare la voce con coraggio per annunciare nella carità la verità di Cristo che è fondamento della vera libertà e dignità dell’uomo. Perché non lo fa? Perché si allea con il nemico? Si ha forse paura di perdere il consenso a livello sociale, politico ed economico?

I vescovi, tanto attenti alle questioni LGBTQ+, perché non alzano la voce e pubblicano opuscoli a difesa del diritto alla vita del nascituro e del diritto di ogni bambino di avere un padre e una madre? Perché non lo fanno per denunciare l’aberrante dilagare dell’utero in affitto (a cui molte coppie omosessuali fanno ricorso(, per gridare contro l’eutanasia, per rivendicare la libertà educativa e religiosa?

Non mi sembra che dalle nostre diocesi, salvo rarissimi casi, si elevino forti parole di denuncia contro ciò che oggettivamente è distruzione della libertà e dignità dell’uomo in quanto figlio di Dio.

Con tutto il rispetto delle persone che hanno offerto le loro testimonianze, faccio notare al vescovo che queste voci così entusiasticamente proposte al popolo di Dio esaltano l’etica della situazione, da sempre condannata da Rivelazione e Magistero perché nega l’esistenza di verità morali universali e immutabili. La diocesi di Chiavari sostiene forse, in contrasto col magistero di sempre, che la morale debba ora fare riferimento al solo giudizio individuale derogando da leggi oggettive? La diocesi di Chiavari sostiene forse la tesi secondo cui l’unica norma assoluta e insindacabile è l’“amore” interpretato a misura del proprio individuale e insindacabile giudizio? Secondo la diocesi di Chiavari la moralità dell’atto scaturisce forse dalla sola intenzione di coscienza del soggetto nei confronti della situazione che si trova a vivere, senza alcun riferimento a leggi morali oggettive?

Se così fosse, quale credibilità potrebbe avere il vescovo? Non si vede che lungo questa via la Chiesa ha intrapreso un processo di autodissoluzione?

Rompere un vaso prezioso è facile, aggiustarne i cocci è un’impresa ardua e qualche volta addirittura impossibile.

Lettera firmata

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