Caro Valli,
tempo fa le scrissi per raccontarle come da giovane ventiquattrenne di Parma ho scoperto la Tradizione. E ora, in apertura del nuovo anno, ho pensato di proporle qualche riflessione guardando al contempo al passato al futuro.
Di recente ho dato un’occhiata a un libro, scritto alcuni anni fa da una mia concittadina, che narra la storia della frazione in cui vivo (io abito da sempre in provincia), con interviste a quelli che vi hanno vissuto almeno dagli anni Trenta del secolo scorso.
Mi sono messo a rovistare alla ricerca di materiale sulla vita della Chiesa, su come fosse la realtà quotidiana prima della grande rivoluzione conciliare, e ho trovato alcune fotografie.
Ho così potuto vedere com’era il vecchio altare: un gioiello rispetto a quello che l’ha sostituito.
Mi è parso chiaro che è stato commesso un delitto efferato. I modernisti la chiamano riforma (parola con un gusto squisitamente amministrativo), ma è limpido come il sole che sia stato uno stravolgimento completo. Altro che conservare la tradizione nell’innovazione!
Chiunque segua il suo blog sa benissimo quali sono i punti critici del novus ordo e sa altrettanto bene che esso è la manifestazione liturgica di un problema immensamente più grande. Non è solo l’abbandono della musica sacra, l’inutilità dell’attuale segno della pace (che ho sempre detestato), la ridicolaggine del nuovo offertorio o la totale pallosità (mi consenta il termine) del nuovo rito. Siamo di fronte a una Chiesa che è stata dissestata fin dalle fondamenta.
La riprova? Sono trascorsi sessant’anni e la mia parrocchia non ha generato più nessuna vita consacrata. La pratica è crollata e “grazie” al catechismo affidato ai laici usciti dalla rivoluzione si èp diffusa un’incredibile ignoranza religiosa.
Ora, quando ci si rendo conto di tutto questo, si è presi dalla rabbia e dal rimpianto. Per ciò che non hai mai avuto, ciò che ti è stato tolto, ciò che poteva essere e non è stato.
Poco prima del concilio, alla nostra chiesa era stata affiancata una struttura multiuso con salone per il teatro (utile anche per conferenze), bar e stanza per il catechismo. Poi furono aggiunti campi sportivi sotto gestione della parrocchia. E sono sicuro che, se non fosse stato per il Vaticano II, in presenza di questi spazi avremmo avuto una comunità parrocchiale viva, con la partecipazione di tante persone. Invece siamo stati privati di tutto: la dottrina, la teologia, la fede. Così abbiamo le strutture ma sono venuti a mancare i fedeli.
Mi sono chiesto: che cosa sarebbe successo se la parrocchia, anziché finire nelle mani dei rivoluzionari, fosse stata affidata, che so, alla Fraternità San Pio X? Penso che sarebbe diventata una piccola fortezza della Tradizione e della Fede, con tante giovani famiglie, come è avvenuto altrove. Ma così non è stato.
La frazione accanto alla mia negli anni Ottanta lasciò cadere in abbandono la chiesetta del Settecento (ancora in piedi, ma è cadente) è la sostituì con un mostro di cemento armato, un manufatto talmente orribile che solo se te lo spiegano la puoi considerare una “chiesa”. Mi sembra la rappresentazione plastica di ciò che è accaduto. Basta fare un confronto tra le diverse architetture per capire che i modernisti si burlano di noi quando dicono che nulla è cambiato, che la teologia è rimasta la stessa e c’è stato solo un aggiornamento.
Oggi vado dove si celebra il vetus ordo e vedo che è sempre più frequentato, mentre la chiesa nuova, e orribile, resta vuota.
I progressisti hanno capito benissimo che chi scopre il vecchio rito non lo abbandona più, e così fanno di tutto per impedirne la diffusione, ma non ci riescono.
Tuttavia, come fedeli laici autentici, non possiamo limitarci a pensare che prima o poi con l’aiuto di Dio la Chiesa si riprenderà, come già è successo durante l’eresia ariana o la riforma protestante. Dobbiamo fare la nostra parte per arginare i danni in attesa che la provvidenza faccia il resto. Come si dice, “aiutati che il Ciel ti aiuta”.
Dunque, che fare? Innanzitutto salvaguardare le poche messe vetus ordo che abbiamo, e poi testimoniare, senza paura.
Io mi ritengo piuttosto fortunato, ma mi sono reso conto che in certe zone dell’Italia c’è il deserto. Occorre una strategia. Bisogna aumentare le sante messe in rito antico, e ci serve per forza di cose un seminario per l’Italia.
Quando questa crisi sarà superata la chiameremo probabilmente “la cattività conciliare”. E di documentazione sui suoi orrori ce ne sarà parecchia.
Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensano i lettori e le lettrici del blog. Soprattutto, vorrei sapere qual è la situazione nelle loro parrocchie e cosa propongono per la resistenza e la rinascita.
Grazie.
Lettera firmata
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