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La regalità di Cristo, la “Quas primas” e quel centenario dimenticato

Il 2025 che volge al termine ha segnato il centesimo anniversario della “Quas primas”, l’enciclica di Pio XI (11 dicembre 1925) che istituì la festa liturgica di Cristo Re e precisò contenuto e portata della dottrina sulla sovranità universale di Nostro Signore Gesù Cristo. Un anniversario importante, specie se si pensa che gran parte dei cattolici ormai ignora la nozione stessa di regalità di Cristo.

Considerando che il Vaticano ama commemorare anniversari significativi di documenti – come i cinquant’anni della “Pacem in terris” di Giovanni XXIII sulla pace nel mondo, i venticinque anni della “Populorum progressio” di Paolo VI sullo sviluppo dei popoli e i tre, cinque e dieci anni della “Laudato sì’” di Francesco sull’ambiente – avremmo immaginato adeguate iniziative per i cent’anni della “Quas primas” sul nostro Re Redentore.

Invece… Silenzio. Assordante silenzio.

A partire dal Concilio Vaticano II, l’insegnamento cattolico sulla regalità sociale di Cristo è stato ripudiato, poiché costituisce un ostacolo sul cammino dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso.

Con il Vaticano II la regalità sociale di Nostro Signore è stata sostituita dalla dottrina della libertà religiosa, ovviamente esaltata dai non credenti.

La Chiesa ha mantenuto una festa annuale nota come “Cristo Re”, ma la regalità sociale del nostro Signore è stata di fatto svuotata.

Il silenzio vaticano sulla “Quas primas” non è una novità. Per esempio, anche l’8 settembre 2007, per il centenario della storica enciclica di papa san Pio X contro gli errori dei modernisti, la “Pascendi Dominici gregis”, ci fu silenzio. Ne parò “La Civiltà Cattolica”, ma solo per denunciare lo schema troppo “dottrinario” dell’enciclica, il tono troppo “duro e censorio” e la successiva applicazione “eccessivamente integralista e intransigente”.

Per il centenario della “Quas primas” qui in “Duc in altum” abbiamo pubblicato diversi contributi. Avrei voluto fare di più (avevo pensato anche a un libretto), ma per tanti motivi non ci sono riuscito.

In ogni caso mi sembra bello chiudere il 2025 con alcune parole dell’enciclica: “… è dogma di fede che Gesù Cristo è stato dato agli uomini quale Redentore in cui debbono riporre la loro fiducia, ed allo stesso tempo come legislatore a cui debbono obbedire” e “sbaglierebbe gravemente chi togliesse a Cristo Uomo il potere su tutte le cose temporali, dato che Egli ha ricevuto dal Padre un diritto assoluto su tutte le cose create”.

Parole chiare. Come non ne sentiamo più.

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“Duc in altum. Dieci anni”

con prefazione di monsignor Carlo Maria Viganò.

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Aldo Maria Valli:
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