Proseguiamo nella pubblicazione delle vostre opinioni sulla lettera del giovane di Parma [qui] che ha raccontato la sua scoperta del novus ordo.
Un primo giro di reazioni si trova qui. Un secondo qui.
Scrivete a: blogducinaltum301@gmail.com
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Caro Aldo Maria,
provo a spiegare i motivi della mia adesione alla messa vetus ordo.
Se la messa è il rinnovamento del sacrificio (in forma incruenta) della Croce, con il sacerdote in persona Christi, ebbene, certamente quella vetus ordo lo è.
Il novus ordo invece è una narrazione. Dov’è il senso del sacro quando non esistono punti fermi e ogni celebrante fa e va per conto suo?
Dove si colgono nel novus ordo il senso e la realtà del sacrificio, il raccoglimento, i silenzi, i segni? La lingua latina inoltre esprime bene il mistero, contrariamente al volgare italiano o alle altre lingue nazionali. Benché non abbia compiuto studi classici, e quindi il latino l’ho studiato soltanto alla (vecchia) scuola media, dati i miei quasi ottantacinque anni sento profondamente il valore sacro di questa lingua.
Ultimo, ma non ultimo: ho sempre pensato, anche prima della riforma, all’universalità della Chiesa cattolica (cattolica, cioè universale, ci insegnavano i vecchi preti), quindi grazie alla lingua mi sentivo in comunione con tutti i cristiani cattolici della Terra, una vera unità di fede.
Segnalo infine la vergogna, nel novus ordo, di ricevere il Corpo di Cristo in piedi e in mano. Ci si inginocchia davanti al mondo (lo fanno anche i preti), ci si inginocchia davanti alle mode (transeunti) e non davanti al Corpo di Nostro Signore Gesù Cristo? E si va a riceverlo come si andrebbe alla tavola calda (azzeccata la definizione di Guareschi sui nuovi altari, sui quali Gesù Cristo non è glorificato, non è adorato, e spesso non è neppure presente perché non c’è un crocifisso)!
E lasciamo stare i canti, anzi le canzonette, come giustamente le ha definite Riccardo Muti.
Una riforma liturgica per la stesura della quale sedettero attorno al tavolo di e con Bugnini anche esperti protestanti, non suona un po’ (mi limito a un po’) stonata?
Da nove anni frequento un priorato della FSSPX (vulgo lefebvriani), con profitto della mia anima. Questi sacerdoti, infatti, non hanno cambiato “ministero”.
Il bene delle anime, già… A che cosa devono pensare i preti? Se non ci parlano loro di salvezza delle anime, da chi dovremmo andare? Da Landini?
In nomine Domini.
Giovanni Lugaresi
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Caro Aldo Maria Valli,
ho settant’anni e frequento soprattutto le celebrazioni novus ordo, rimpiangendo ogni volta quelle vetus ordo, cui assisto più raramente. La superiorità del rito più antico è profonda: esso rappresenta bene ciò che una messa è, il Sacrificio del Calvario in modo incruento. Il novus ordo naturalmente è valido, ma non rappresenta bene “ciò che è”, anzi, sotto certi aspetti lo cela.
Per una “controriforma liturgica” troppe cose dovrebbero cambiare; e comunque dovrà passare tutta la generazione di:
- a) sacerdoti che dialogano con l’assemblea più volte durante la celebrazione.
- b) laici e signore che, assisi al presbiterio, malvolentieri lo abbandonerebbero.
- c) vescovi, suore, teologi, catechisti che “indietro non si torna” (essi sentirebbero la “controriforma” come un insopportabile fallimento, anche personale).
Queste persone pensano e agiscono in buona fede e credono che le riforme liturgiche non siano state attuate, ma anzi che esse siano sabotate da conservatori, tradizionalisti, nostalgici, formalisti.
Poi ci sono, tra il laicato, ma soprattutto nel clero, coloro che (senza dirlo chiaramente) vogliono “azzerare” la Chiesa Militante, visibile, per “liberarla” dalla gerarchia (tuttavia il proprio potere lo esercitano fino al dispotismo), dai dogmi, dai sacramenti, dal diritto, dalla morale (ma rimarrebbe la denuncia delle “strutture sociali del peccato”). Quelli sono le inconsapevoli vittime di questi che potremmo chiamare “gioachimiti”. I primi sono cattolici, i secondi no; giungo a dire che i tradì hanno come compito (beninteso dopo aver salvato sé medesimi) di salvare i progressisti dai nemici interni della Chiesa.
Gian Luigi B.
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Caro Aldo Maria,
rispondo volentieri al giovane di Parma, non solo per dirgli che la mia esperienza è molto simile alla sua, anche se non l’età (settant’anni anni), ma anche per riferire ciò che mi è successo ieri.
Eccezionalmente per la messa sono andato nella mia parrocchia e con sorpresa ho scoperto che la formula della consacrazione è cambiata (per l’ennesima volta). Quello che mi ha turbato di più è che, accanto all’ invocazione di molti santi, era sparita l’invocazione allo Spirito Santo. Alla comunione ho ricevuto dunque il Corpo di Cristo o semplice pane benedetto? Sarebbe bello se qualche esperto potesse rispondere.
Comunque, un motivo in più per andare al vetus ordo. Un saluto a tutti e buon anno.
Francesco Caputo