Il 9 gennaio il blog ha compiuto dieci anni e, per festeggiare, ho chiesto ad alcuni amici una testimonianza.
Dopo monsignor Viganò [qui], Vincenzo Rizza [qui], Fabio Battiston [qui], Michela di Mieri [qui], Martin Grichting [qui], l’Investigatore Biblico [qui], Andrea Giacobazzi [qui] e Paolo Gulisano [qui], ecco Aurelio Porfiri.
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di Aurelio Porfiri
Quest’anno il blog “Duc in altum”, punto di riferimento per molti cattolici smarriti in Italia (e non solo), compie dieci anni. Un anniversario importante.
Il blog, come tutti sanno, è espressione dell’impegno del giornalista Aldo Maria Valli. Mi sembra di averlo conosciuto proprio all’inizio della sua avventura di blogger, quando io ero tornato da poco dalla Cina, dove ero stato insegnante per sette anni.
Contattai Aldo Maria Valli per un’intervista che, se ricordo bene, era per la rivista cattolica di Macao, con cui collaboravo. Ci siamo conosciuti in quella occasione e da lì è nata un’amicizia che posso con cognizione di causa definire “fraterna”. Ci siamo ritrovati per tanti progetti, abbiamo scritto tre libri insieme e tutto questo è stato possibile proprio perché abbiamo sviluppato un affetto reciproco profondo che dura ancora oggi, pur se io continuo a vivere a Roma mentre lui da qualche anno è tornato al Nord.
Se io dovessi definire la nostra amicizia, mi verrebbe di chiamarla “amicizia cattolica” proprio perché nata nel segno di quella Chiesa in cui siamo stati entrambi battezzati. Ma anche un’amicizia cattolica particolare perché nata da un senso di sradicamento che entrambi avvertivamo, lui dalla sua prospettiva di attento osservatore delle cose vaticane e io da quella della liturgia e della musica sacra. Sono stati anni di discussioni e di tentativi di comprensione della crisi della Chiesa. Anche occasioni frequenti di mie collaborazioni con il blog, un blog importante perché dà spazio a opinioni che difficilmente troverebbero spazio nella stampa cattolica mainstream. A volte mi sono trovato a disagio per alcuni degli articoli pubblicati da autori che a mio avviso più che avere un problema religioso hanno un problema psicologico, ma ho comunque sempre rispettato il diritto all’opinione degli altri, considerando che un blog è espressione della persona che lo pubblica e non è un organo ufficiale. A volte mi sono trovato anche a disagio con certe opinioni espresse dal mio amico Aldo Maria, e ne abbiamo discusso parecchio insieme. Naturalmente io comprendevo a pieno le domande che lui si poneva, perché erano anche le mie, ma non condividevo le risposte che si dava. La nostra amicizia mi permetteva di fargli presente il mio disagio e le nostre discussioni sono state sempre improntate al grande affetto che tutt’ora ci lega.
La funzione di un blog nella situazione ecclesiale attuale può essere importante ma deve sfuggire a alcune tentazioni, e la più importante mi sembra quella di voler essere il bastian contrario a tutti i costi. Purtroppo in alcuni esiste l’impulso a voler vedere sempre e tutto negativamente e la mia impressione è che vedono tutto negativamente anche quando, come speriamo, le cose non sono poi così negative. Come detto, lì il problema non è religioso ma psicologico. Devo dire che, conoscendo Aldo Maria da anni, posso dire che nel suo caso non si vedo l’impulso di cui sopra, ma i suoi giudizi nascono da un’autentica sofferenza e dallo spaesamento di una persona che ha visto il precipitare di tante situazioni nella Chiesa. Lo comprendo benissimo, così come tutti noi tentiamo di comprendere quello che ci accade intorno, a volte con grande difficoltà.
L’avventura di “Duc in altum” va vista molto positivamente, perché offre la possibilità di ragionare a voce alta su temi che una certa narrativa ufficiale preferisce tenere sotto traccia. Inoltre, ed è la cosa più importante, il responsabile di questo blog è una persona che intende essere autenticamente cattolico e cerca di barcamenarsi, come molti di noi, in una situazione ecclesiale complicata e piena di insidie.