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Un’omelia gravemente fuorviante. E la risposta dell’Investigatore Biblico

Gentile Valli,

l’11 gennaio partecipando alla santa messa in una chiesa della periferia di Roma Est ho udito un’omelia che mi ha lasciato senza parole già dalle prime battute.

Diceva il parroco: “Noi ascoltiamo il Vangelo come se fosse un racconto dettagliato della vita di Gesù, ma non è così. Innanzitutto Matteo non era presente al battesimo e quindi non può avere certezza di quello che è stato detto in quell’occasione. Semmai Matteo vuole farci arrivare un messaggio secondo il suo stile letterario”.

Poi andando avanti nel discorso il parroco ha citato il Salmo 2 dicendo che “non parla di Gesù, ma del re messia” e intanto io mi chiedevo nella mia ignoranza: “Ma Gesù non è re e messia?”.

Sono confusa. A questo punto non capisco più niente di quello che leggo nella Bibbia. Significa che tutto quello che ho sentito nella mia formazione cristiana non è vero?

Infine, ecco la parte più sconcertante della predica spesa per distruggere ogni certezza. Cito: “Basta con queste stupidaggini che sentiamo ancora dire e cioè che il battesimo ci dà qualcosa in più rispetto agli altri. Non siamo diversi dai musulmani o da altre religioni”.

Al che ho provato l’istinto di andarmene, ma la curiosità di sapere cosa ne pensassero i fedeli mi ha tenuta lì. Al termine della messa, uscendo, le persone dicevano tra loro: “Questo non ragiona, ma che si è messo a dire?”.

A quanto pare i fedeli ne capiscono più dei sacerdoti, in questa chiesa cattofuturista!

Arianna Azara

*

Risponde l’Investigatore Biblico

Cara Arianna,

leggendo questa lettera si avverte subito un disagio autentico, non polemico ma ferito. È il disagio di chi entra in chiesa per ascoltare una parola che fonda, che apre, che salva, e ne esce con la sensazione che il terreno sotto i piedi sia stato scavato invece che consolidato. A questa inquietudine va data una risposta seria, non sbrigativa, e soprattutto ecclesiale.

La prima affermazione riferita – secondo cui il Vangelo non sarebbe un racconto affidabile della vita di Gesù perché Matteo non era presente al battesimo – contiene una verità parziale usata in modo fuorviante. È vero che i Vangeli non sono cronache giornalistiche; la Chiesa lo afferma da decenni, a partire dalla “Dei Verbum”. Ma è altrettanto vero, e decisivo, che essi trasmettono fedelmente ciò che la Chiesa apostolica ha ricevuto e creduto. Luca lo dice con chiarezza: “Ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, perché tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto” (Lc 1,3-4). La fede della Chiesa non poggia sull’impressione soggettiva di un autore, ma sulla testimonianza apostolica custodita nello Spirito. Mettere in dubbio questo dall’altare significa insinuare che la rivelazione sia fragile, opinabile, reversibile. Qui l’esegesi lascia spazio a una ignoranza teologica che si fa raccapricciante per gli effetti che produce sulla fede: non un’omelia, ma un intervento che semina smarrimento.

Ancora più grave è l’uso del Salmo 2 come se parlasse di un “re messia” astratto, separato da Gesù. Qui non siamo davanti a una sottigliezza accademica, ma a una frattura con la lettura apostolica della Scrittura. La Chiesa ha sempre letto i salmi in chiave cristologica. Pietro, nel libro degli Atti, applica esplicitamente il Salmo 2 a Gesù risorto: “Davvero in questa città si radunarono contro il tuo santo servo Gesù, che hai consacrato” (At 4,27). E Paolo ad Antiochia di Pisidia proclama: “Dio ha risuscitato Gesù, come sta scritto nel Salmo secondo: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato” (At 13,33). Chiedersi “ma Gesù non è re e messia?” non è ingenuità: è fede elementare. È la confessione che attraversa tutto il Nuovo Testamento, da Natanaele (“Tu sei il re d’Israele”, Gv 1,49) fino alla croce (“Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”, Gv 19,19). Separare il Salmo 2 da Cristo significa strappare alla Chiesa la chiave con cui essa stessa legge la Bibbia.

Ma il punto più sconcertante, e qui la lettera ha ancor più ragione, è la svalutazione del battesimo. Dire che il battesimo non “dà nulla in più” e che non c’è differenza tra il cristiano e il musulmano non è un invito al dialogo interreligioso; è una negazione del cuore della fede cristiana. Lo dice Gesù Cristo stesso: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato” (Mc 16,16). Di cosa stiamo parlando?  San Paolo è inequivocabile: “Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo” (Gal 3,27). E ancora: “Siamo stati sepolti insieme a lui nel battesimo, perché come Cristo fu risuscitato dai morti, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm 6,4). Il battesimo non è un’etichetta identitaria né un privilegio sociologico; è una rigenerazione reale, ontologica, che inserisce nella morte e risurrezione di Cristo. “Se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3,5). Negarlo significa svuotare il cristianesimo dall’interno.

Il rispetto per le altre religioni non passa attraverso l’autocensura della propria fede. Al contrario, solo chi sa chi è può incontrare l’altro senza paura. Dire che “non siamo diversi” non è carità: è confusione. San Pietro non dice ai pagani che sono già come i cristiani; dice loro: “Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo” (At 2,38).

La reazione spontanea dei fedeli, riportata con semplicità nella lettera, è forse la parte più eloquente. Il sensus fidei del popolo di Dio ha riconosciuto che lì non si stava edificando, ma demolendo. Non si stava aprendo la Scrittura, ma relativizzandola. Non si stava purificando la fede, ma svuotandola.

C’è una responsabilità grave nel parlare dall’altare. Non tutto ciò che è “moderno” è evangelico, e non tutto ciò che suona critico è profondo. La Chiesa non ha bisogno di sacerdoti che smontano le certezze dei semplici, ma di pastori che, come dice Paolo, “annunciano la parola, insistono al momento opportuno e non opportuno, ammoniscono, rimproverano, esortano con ogni magnanimità e insegnamento” (2Tm 4,2).

La confusione della lettrice nasce da una fede che si è sentita tradita. A questa fede va restituita fiducia, dicendo con chiarezza che il Vangelo è affidabile, che Cristo è il Messia promesso, che il battesimo ci rende realmente figli nel Figlio. Tutto il resto, anche se pronunciato con tono colto o progressista, non è Vangelo. È rumore.

Investigatore Biblico

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